Fuoco amico minaccia futuro alleanza PD-M5s

di Gavin Jones e Angelo Amante
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Beppe Grillo, il fondatore del Movimento 5 Stelle, durante un raduno del partito al Circo Massimo di Roma

di Gavin Jones e Angelo Amante

ROMA (Reuters) - Giuseppe Conte, leader in pectore del Movimento 5 Stelle, ed Enrico Letta, da poco a capo del Partito Democratico, vogliono unire le forze nel tentativo di dare un futuro all'alleanza tra i due partiti che hanno sostenuto l'ultimo esecutivo guidato dall'"avvocato del popolo".

Il loro problema principale sarà convincere i propri riluttanti partiti a seguirli nell'impresa.

I due ex- presidenti del Consiglio credono che una partnership tra forze progressiste sia la sola strada per impedire un'apparentemente inevitabile vittoria del blocco delle destre alle elezioni che potrebbero arrivare già l'anno prossimo.

"Se vogliamo vincere è necessario formare una coalizione allargata, e il Movimento 5 Stelle, che ha avuto una positiva evoluzione su posizioni pro-Europee, deve esserne parte", ha detto il mese scorso Enrico Letta appena diventato segretario del Pd.

Conte e Letta hanno costruito un solido rapporto sin dal loro primo incontro in Vietnam nel 2018, secondo alcune fonti che conoscono entrambi.

I due ex-presidenti dl Consiglio hanno molto in comune - di età simile, entrambi pacati, di estrazione cattolica ed ex professori universitari. Inoltre, sia Letta che Conte hanno visto i propri governi cadere per mano di un altro ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Inoltre i due hanno un nemico in comune, ossia Matteo Salvini, leader della Lega e della coalizione di centrodestra.

In caso di vittoria di Salvini e dei suoi alleati Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, l'Italia si troverebbe con il governo più di destra della storia repubblicana, venato da un euroscetticismo che secondo i leader del Pd e dei 5 Stelle il paese non può permettersi.

I sondaggi suggeriscono che Letta abbia ragione nel ritenere che l'alleanza sia l'unica possibilità. Con l'attuale sistema elettorale, la destra andrebbe incontro a una vittoria certa nel caso in cui i suoi rivali corressero separati.

Anche nel caso di un'alleanza tra Pd e 5 Stelle la destra rimarrebbe comunque favorita, ma la sfida sarebbe molto più aperta.

Conte, che ha guidato l'Italia nel corso della prima ondata della crisi innescata dal Covid-19, rimane il leader di partito più popolare in Italia.

Inoltre, secondo un sondaggio dell'agenzia Ipsos datato 30 marzo, un'alleanza guidata da Conte e Letta avrebbe oggi più consensi rispetto ad una guidata da Salvini e Meloni.

L'APPELLO DI GRILLO

Malgrado questo progetto possa riscuotere popolarità presso gli elettori 5 stelle e Pd, i parlamentari dei due partiti oppongono forti resistenze, ritenendo di appartenere a differenti tradizioni politiche.

Dopo aver perduto la presidenza del Consiglio Conte, che non era mai entrato a far parte di alcun partito, ha accettato di prendere le redini del Movimento 5 Stelle su richiesta del fondatore Beppe Grillo.

Il supporto per la creatura di Grillo si è andato assottigliando dalle elezioni 2018, quando il Movimento trionfò grazie ad un programma ecologista, segnato dall'euroscetticismo e dalla protesta nei confronti della classe politica uscente.

Letta ha accettato di guidare il Partito Democratico dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, convinto a lasciare il Nazareno dall'esplosione della conflittualità tra correnti seguita all'insediamento dell'esecutivo di Mario Draghi.

Nel corso di una videoconferenza con i parlamentari 5 Stelle dopo averne accettato la leadership, Conte ha promesso di rifondare il Movimento e di imprimere una svolta molto più incisiva di un "restyling o di una mossa di marketing politico".

A parte le dichiarazioni, Conte non ha fornito dettagli sulle sue intenzioni, e il suo arrivo sembra aver aggravato le divisioni in un partito già spaccato sulla decisione di supportare il governo Draghi.

"Vuole creare qualcosa di molto simile al Pd, e di molto distante dalle nostre origini, un altro partito di centro-sinistra con appena un po' di enfasi sull'ecologia e sulla lotta alla corruzione", ha detto Raphael Raduzzi, un parlamentare dissidente del 5-stelle.

Raduzzi è uno dei ribelli espulsi dal gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle per essersi rifiutati di appoggiare Draghi. I più critici temono che Conte voglia trasformare il loro partito, un tempo ostile ad ogni alleanza, in un mero satellite del Pd.

Un'identica battaglia si sta consumando per il controllo della piattaforma Russeau, uno strumento indispensabile per il processo decisionale del Movimento 5 Stelle votato al ricorso agli strumenti della democrazia diretta.

"Credo che stia iniziando a capire solo ora i problemi che ha ereditato", ha detto Raduzzi di Conte.

"SOSPETTI E PREGIUDIZI"

I problemi di Letta sono in qualche modo meno visibili, ma il Pd è ugualmente diviso sulla prospettiva di un matrimonio con il Movimento, che in passato era solito bollare il Pd come il rappresentante per eccellenza di un'elite corrotta.

Antonio Misiani, responsabile economia del Pd, dice sì all'alleanza con i 5 stelle, ma conferma che il suo partito è a disagio con alcune derive stataliste dei 5 stelle e con il loro "deficit di garantismo", che portate agli estremi potrebbero mettere in discussione i diritti degli accusati.

"Esiste forte riluttanza in entrambi i partiti, ma se la leadership di Conte riuscisse a stabilizzarsi potrebbe aiutare a superare il sospetto e il pregiudizio che ancora rimangono tra Pd e 5 stelle".

Conte è percepito da molti nel Pd come un fattore rassicurante per via del suo background indipendente e moderato, ossia esattamente per le ragioni per cui la sua leadership genera allarme nei sostenitori 5-Stelle.

Da quando è alla guida del Movimento, Conte ha avuto più incontri riservati con i leader del Pd che con quelli dei 5 stelle, secondo un ex ministro appartenente al Movimento che ha chiesto di rimanere anonimo.

Secondo l'ex ministro, Conte è un buon mediatore, ma che non è possibile affidarsi a lui per quel che riguarda la difesa delle posizioni 5 stelle su "ambiente, sistema giudiziario, economia o altro".

Ben consci delle difficoltà dinanzi a loro, il primo incontro tra Conte e Letta in veste di leader dei rispettivi partiti politici si è tenuto a Roma, in una modalità talmente riservata che nessuno dei due ha portato un fotografo.

"Alla fine del'incontro hanno chiesto al portiere dello stabile di fare loro una foto", ha riportato una fonte vicina a Letta. Quella foto rimane così la sola immagine di quello che entrambi sperano possa diventare un incontro storico per la politica italiana.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Roma Angelo Amante, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)