Marco Carta assolto, "È la fine di un incubo"

(Photo by Francesco Cigliano/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Marco Carta è stato assolto per il furto di sei magliette del valore di 1.200 euro “per non aver commesso il fatto”. Non è stata dunque accolta la richiesta di otto mesi di carcere e 400 euro di multa formulata dal pm di Milano Nicola Rossato durante il processo. La difesa rappresentata dagli avvocati Simone Ciro Giordano e Massimiliano Annetta aveva chiesto invece l’assoluzione piena e così è stato.

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"Oddio! Grazie!". Sono state le prime parole, tra le lacrime, del cantante Marco Carta, al telefono con il suo difensore Ciro Simone Giordano, dopo l'assoluzione nel processo abbreviato a Milano. Soddisfatti gli avvocati Simone Ciro Giordano e Massimiliano Annetta, difensori del cantante: "La sentenza riconosce l'assoluta onestà di Carta che si è sempre proclamato innocente".

"È finito un incubo. Oggi non ce la faccio a parlare, sono provato dalla felicità" ha detto Marco Carta, che ha postato un commento liberatorio su Instagram.

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Fonti giudiziarie fanno sapere che il pm Nicola Rossato impugnerà la sentenza di assoluzione.

Il cantante, vincitore del programma “Amici” di Maria De Filippi e del Festival di Sanremo 2009, era accusato di aver rubato lo scorso 31 maggio sei magliette del valore di 1200 euro alla Rinascente di Milano. Quel giorno, insieme a un'amica, l’infermiera cinquantaduenne Fabiana Muscas, era uscito dal centro commerciale con gli articoli a cui non era stato tolto l'antitaccheggio e la placchetta flessibile ha iniziato a suonare.

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Nell’udienza del 31 ottobre gli avvocati difensori di Marco Carta hanno sostenuto che le registrazioni delle telecamere non provano in maniera inconfutabile che il cantante abbia commesso il furto e che, al contrario, la Muscas sia entrata più volte nel camerino: "Marco Carta è innocente, e ora lo possiamo dire ad alta voce. E' stata una vicenda minimale, ma la notorietà aiuta e spero che possa essere d'aiuto a tutti per capire che i processi si fanno nei tribunali".

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