De Fusco: "Situazione incancrenita al Teatro di Roma"

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"Tutti coloro che amano il teatro, non possono non soffrire per la situazione in cui è precipitato il Teatro Argentina e non possono essere che speranzosi che questa situazione si risolva, che ci sia una pacificazione, un rasserenamento di una realtà che si è troppo incancrenita". E' quanto sottolinea all'AdnKronos Luca De Fusco, regista e uomo di teatro, 'papabile' direttore artistico del Teatro di Roma - che nella capitale gestisce i teatri Argentina, India e Torlonia - dopo l'esperienza al teatro Mercadante di Napoli, che usando anche la leva dell'umorismo propone: "Porterei a tutti non un ottimo caffè napoletano ma una buona camomilla, mi sembra più opportuna in questo caso...".

Per De Fusco - che si dice "pronto a collaborare con l'attuale presidente Bevilacqua" - "sono nate troppe contrapposizioni, che rimboccandosi le maniche e mettendosi attorno a un tavolo troverebbero sicuramente una soluzione. Da questo punto di vista, al di là dei miei requisiti o meno, credo che la mia attività di vent'anni di direttore di teatro pubblico e i dieci anni al Mercadante di Napoli senza nemmeno un'ora di protesta sindacale, abbiano dimostrato che, se ho un talento, è quello di essere un buon mediatore e un buon pacificatore".

Dunque, prosegue, De Fusco, "se io potrò essere utile a questa pacificazione, ne sarò ben lieto: l'importante è che torni il sereno nella vita del Teatro di Roma. Sarebbe grave per la città capitale d'Italia se il teatro Argentina non vivesse la propria attività con forza e con serenità".

E, in tal senso, si dice "assolutamente pronto a collaborare anche con il presidente Bevilacqua, che conosco da almeno trent'anni e che sono sicuro sia animato dallo stesso desiderio che torni il sereno al Teatro di Roma, per la cui situazione che, ripeto, si è troppo incancrenita, è il primo a essere dispiaciuto. Non ci sarebbe fra noi nessun problema personale".

Quanto alla proposta artistica, "va riportato equilibrio fra sperimentazione e difesa del teatro classico, esigenze culturali entrambe giustissime. Equilibro e pluralità mi sembrano i due fattori ora più importanti, anche se adesso sarebbe prematuro parlarne se non in termini puramente generali".

(di Enzo Bonaiuto)

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