G20, sinologo Sisci: "Aleggia fantasma questione Cina, ma su ambiente forse una pausa"

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"E' probabile che la questione Cina aleggi su tutto il vertice". Il G20 di Roma è "un'occasione importante" che arriva "in un momento delicato" perché "a livello globale siamo ancora in mezzo al Covid" e "in più c'è lo scontro geopolitico e geoeconomico con la Cina che sta aumentando di intensità" ma in questo quadro "il G20 affronta un tema unificante per tutti", quello del clima, in vista anche della Cop26 di Glasgow. Il sinologo Francesco Sisci, professore di geopolitica alla Luiss, parla con l'Adnkronos alla vigilia del vertice di Roma, durante il quale - ha confermato Pechino - il leader cinese Xi Jinping interverrà in collegamento video per un "discorso importante".

"L'assenza è dovuta a questioni complicate", dice Sisci, ma il vertice potrebbe essere un'occasione per "una pausa di riflessione, per pensare a quello che unisce e non solo quello che divide". Nel suo piano la Cina ha confermato l'obiettivo 2060 per la neutralità carbonica. E', rileva il sinologo, "un orizzonte lontano" e la situazione attuale è che "il problema del clima si scontra con una realtà drammatica, con l'impennata dei prezzi dell'energia".

Il pensiero va a "un anno e mezzo fa, all'inizio dell'inverno del Covid", al "rallentamento globale dell'economia" e "all'eccesso di produzione di gas e petrolio". "I Paesi produttori hanno chiuso i rubinetti e oggi riaprirli è complicato, non conveniente per loro, ma non i consumatori - osserva - Ciò significa, per esempio, che la Cina sarà costretta a tornare a bruciare il suo carbone, che è ricco di zolfo," perché "oggettivamente c'è poco gas".

Ma c'è anche una "mossa positiva", rileva Sisci con un riferimento agli accordi con gli Usa sul gas naturale liquefatto mentre il gigante asiatico, primo al mondo per emissioni di gas serra, fa i conti con la crisi energetica.

Ed è alle prese con una nuova ondata di contagi da Covid-19. Anche a questo Sisci collega l'assenza di Xi a Roma, a quello che potrebbe definirsi un "problema tecnico". "Se fosse venuto a Roma insieme alla sua grande delegazione sarebbe dovuto rimanere tre settimane in quarantena al suo ritorno come chiunque arrivi in Cina dall'estero - afferma - E' impossibile".

Xi è "di fatto prigioniero" entro i confini cinesi alla luce dell'emergenza Covid, "prigioniero" di "misure di controllo sociale draconiane che in un primo momento sono state utili all'interno, ma oggi sono oggettivamente un ostacolo alla collaborazione con l'estero" del gigante asiatico dove la strategia 'zero Covid' con queste restrizioni adesso "funziona meno" anche perché - conclude - il Paese "non ha un vaccino efficiente come alcuni vaccini americani".

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