G20, l’affondo di Maas sulla Cina: tensione a distanza sui vaccini

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Image from askanews web site
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Matera, 29 giu. (askanews) - E' ancora mattina quando i ministri degli Esteri del G20 arrivano alla spicciolata a Palazzo Lanfranchi. Matera ospita la ministeriale sotto la presidenza italiana e l'impulso a un "multilateralismo" coordinato emerge da subito come il tema dominante delle discussioni. A margine dei colloqui ufficiali, però, si gioca già una partita parallela. E a renderla parecchio nervosa, con un intervento a gamba tesa su Russia e Cina, ci pensa, prima dell'inizio, il tedesco Heiko Maas. Il G20, dice, rappresenta un'opportunità per una cooperazione contro le crisi globali e la partecipazione di Mosca e Pechino è di grande importanza. Ma c'è un 'ma', ed è da cartellino rosso: secondo il ministro di Berlino, le due superpotenze non remano nella stessa direzione dei 20 Grandi. A finire nel mirino è la loro "diplomazia dei vaccini". Per Maas, che parla in strada con la stampa del suo Paese, ha un obiettivo ben preciso: "ottenere vantaggi geostrategici di breve termine", piuttosto che puntare alla salvaguardia della salute globale.

Wang Yi, il suo omologo cinese, non può replicare. Almeno non in presenza. Ha deciso di partecipare in videoconferenza. E non c'è neppure Sergei Lavrov, che ha inviato il viceministro Alexander Pankin. L'onda lunga delle parole di Maas, però, arriva fino a Pechino e Mosca. E se dalla capitale della Federazione russa trapela solo un po' di fastidio, la replica della Cina non si fa attendere. "Il multilateralismo non è uno slogan altisonante", dirà il capo della diplomazia nel suo intervento. "E tantomeno può essere uno strumento per l'attuazione di azioni unilaterali".

Pechino, seppur a distanza, ribatte su tutto. Così, mentre Antony Blinken ricorda che "bloccare la crisi sanitaria globale" è il "primo obiettivo" della comunità internazionale, e che per raggiungerlo occorre una "cooperazione multilaterale" che contribuisca a "portare più vaccini in più Paesi", Wang Yi replica che la Cina ha fatto pienamente il suo dovere. Pechino ha già fornito oltre 450 milioni di dosi a circa 100 Paesi e chiede a tutti gli Stati nelle condizioni di fornire a Paesi terzi vaccini contro il Covid di evitare restrizioni all'esportazione o l'accaparramento eccessivo di dosi. Sarebbe necessario piuttosto intervenire per eliminare l'esistente "divario nei processi di immunizzazione".

Una conclusione, almeno quella, condivisa dal capo della diplomazia di Nuova Delhi, Jaishankar. "Che si tratti di vaccini, medicinali, dispositivi di protezione individuale o ossigeno, la cooperazione internazionale è la risposta alla sfida del Covid. Ma serve di più, non di meno", ha spiegato durante il suo intervento, sottolineando che "l'equità vaccinale sarà la prova immediata" dell'eventuale successo della rinnovata cooperazione.

Ma Pechino non dimentica neppure l'avversario di ieri, che poi è anche quello di domani: gli Stati Uniti. "L'ordine internazionale basato su regole" rivendicato da Washington è, in sostanza, "un ordine egemonico in cui gli Stati Uniti dominano il mondo", ha fatto sapere il ministero degli Esteri cinese. I paesi, secondo la diplomazia cinese, dovrebbero invece "sostenere i valori universali di pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà, praticare un vero multilateralismo, promuovere la democrazia nelle relazioni internazionali e costruire insieme una comunità con un futuro condiviso per l'umanità".

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