G20, l'altra faccia del forum: medici e volontari Croce Rossa fra invisibili del Tevere

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Venerdì notte, mentre Roma si preparava ad accogliere i leader mondiali del g20, medici e i volontari della Croce Rossa hanno acceso i riflettori del soccorso nei luoghi dove vivono e gli "invisibili" del Tevere: i poveri, i disperati, i dimenticati. I fari della Cri si illuminano spesso da queste parti, sempre in silenzio, all'insaputa di tutti. Giù, sulla banchina del Tevere che riflette Castel Sant'Angelo. "Hanno fatto la pista per gli aerei" scherza Ciro, napoletano di 54 anni senza fissa dimora. (foto)

Nella sua "ronda" umanitaria per i più bisognosi accampati lungo la riva la Croce Rossa ha già stipato mezzi coperte, kit igienici, magliette, calze, zuppe e té caldi per lui e per i suoi compagni di sventura. Italiani, tanti, tantissimi, a ridosso del fiume di Roma. "La pandemia ha giocato il suo ruolo in questo - conferma all'Adnkronos la dottoressa Federica Simeoni - Ha creato dei problemi sociali che non c'erano e la bilancia con gli stranieri si è modificata. In strada ci sono ora anche tanti giovani, come un ragazzo che prima dell'emergenza sanitaria e del lockdown lavorava come aiuto cuoco. Quando il ristorante ha chiuso e non poteva più permettersi di pagare l'affitto è andato a dormire sotto al suo palazzo con una brandina sotto alla tangenziale di Roma Est".

Accanto dormono altre due persone, Angela, 48 anni veneta, e Fabio, 53 anni romano. "Siamo finiti in mezzo alla strada due anni fa, il Covid ci ha fatto perdere il lavoro e ci siamo arrangiati così" raccontano. "E' una lotta - dice Angela all'Adnkronos - La domanda per una casa popolare l'abbiamo fatta entrambi, forse ci faranno sapere quando saremo già passati a miglior vita. Mercoledì (dopodomani, ndr) intanto dovremmo forse ottenere una più decorosa sistemazione fino a dicembre prossimo, così che mio marito possa finalmente sottoporsi a un intervento al cuore che non si può più rimandare. Poi facciamo un appello, se mai qualcuno volesse donarci una roulotte che non usa più, così da non tornare ancora in strada".

La Croce Rossa è per loro una vera e propria carezza. Il medico li controlla, gli mette a disposizione dei farmaci nell'immediato, che altrimenti non potrebbero avere, li ascolta, li rincuora, mentre i volontari salgono e scendono scale dissestate e sporche. Pasti caldi e coperte vengono scaricate come in un ingranaggio perfetto dagli angeli che nella vita fanno tutt'altro e che di notte offrono il loro riposo a chi combatte con la povertà. Li conoscono bene, loro, Antonio - detto Lupin - ed Enzo. Barese il primo, di Foggia l'altro, hanno entrambi 57 anni e si fanno compagnia.

"La nostra è stata una scelta - raccontano - la vita a volte ti porta in posti e in scelte che non avresti immaginato". "Io - interviene Enzo - ho perso il lavoro, ho perso mia moglie e oggi mi ritrovo qui, con un cagnolino che mi ha dato in affido un ragazzo che vive in una tenda qui accanto ma che è in ospedale da tanto ormai, e chissà se torna". E poi c'é Antonio, pure lui, calabrese di 30 anni allontanatosi dalla sua terra e dalla sua famiglia che ancora lo cerca per un pellegrinaggio spirituale. Sorseggia il tè che il medico gli ha portato. "Non mi manca nulla - dice - Dormo a Santa Maria in Cosmedin e intanto giro, leggendo la Bibbia e seguendo i segnali dal cielo".

(di Silvia Mancinelli)

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