G20, Presidente Moon apre a Roma mostra croci filo spinato: "Desiderio pace fra le due Coree"

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Croci realizzate con il filo spinato della zona demilitarizzata fra le due Coree, per trasformare "un simbolo di ostilità" in uno di pace. L'installazione artistica nella Chiesa di Sant'Ignazio è stata inaugurata oggi dal presidente sudcoreano Moon Jae-in, a Roma per il G20, con una cerimonia toccante, che ha unito il dolore della separazione alla speranza di riconciliazione fra due metà della penisola coreana. "Abbiamo infuso il nostro desiderio ardente di pace in queste croci", ha detto Moon, che è figlio di profughi nordcoreani e persegue una politica pacifica di riunificazione con il Nord.

Le 136 croci sono state realizzate con filo spinato fuso, e disposte secondo la forma della penisola coreana, alternate a candele. Il loro numero ricorda che ogni coreano ha trascorso gli ultimi 68 anni separato dall'altra metà del paese, e come questi anni vadano raddoppiati a simboleggiare i due tempi separati della Corea del Sud e del Nord.

Devoto cattolico, dopo che la sua famiglia fu soccorsa dalla Chiesa nei primi difficili anni da rifugiato, Moon è stato ricevuto questa mattina dal Papa. Poi è arrivato nella chiesa di Sant'Ignazio, dove le croci della mostra sono state benedette dal cardinale Turkson.

"Queste croci racchiudono il dolore della separazione, ma diventano simbolo di pace", ha detto Kwon Daehun, l'artista sudcoreano che ha realizzato l'opera. Un video proiettato durante la cerimonia, disponibile su UniTv, il canale youtube del ministero dell'Unificazione, mostra il taglio del figlio spinato lungo la linea di demarcazione e la sua successiva fusione, ma anche le immagini di gioia e dolore dei rari incontri fra famiglie separate delle due Coree, organizzati in passato.

Usciti dalla chiesa, il presidente e la moglie, la first lady Kim Jung-sook, sono stati salutati da una piccola folla di ragazzi sudcoreani che agitavano bandiere nazionali nella piazza di Sant'Ignazio e gridavano: "Ti amiamo". L'esposizione sarà visibile al pubblico fino al 7 novembre.

"Il Papa si è sempre interessato moltissimo alla situazione della nostra penisola coreana, ha sempre pregato, ha sempre voluto essere di consolazione per quanti soffrivano per questa situazione. Siamo in un momento importantissimo, ad un bivio per capire se la situazione nella situazione coreana possa migliorare o rimanere così com'è, in una situazione di stallo. Essere venuti qui a parlare con il Pontefice in questo momento storico è molto significativo", ha detto il ministro sudcoreano per l'Unificazione Lee In-Young, incontrando i giornalisti a margine della mostra.

"In questa fase in cui abbiamo bisogno di riprendere il dialogo e la cooperazione per poter portare unione e prosperità nella nostra penisola, ci aspettiamo molto dalla Chiesa cattolica che sicuramente rivestirà un ruolo in questo senso", ha proseguito Lee. "Lancio un appello a tutti capi di stato e governo del G20 perché ci appoggino, nel messaggio lanciato da questa mostra, per incentivare il processo di riconciliazione", ha sottolineato.

"Ci auguriamo che nella penisola sudcoreana possa realizzarsi la comunione e la prosperità insieme" - ha detto ancora il ministro- "I colloqui con il Nord sono ancora in stallo ma ci aspettiamo che il dialogo e la cooperazione possano riprendere al più presto".

Lee ha anche parlato del "profondo rapporto" fra Seul e Washington e di come l'amministrazione di Joe Biden rappresenti "un passo avanti", rispetto a Donald Trump, per il suo sostegno al dialogo verso "una soluzione che possa accontentare tutte le parti in maniera concreta", anche grazie ad un approccio "più graduale".

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