G8, caso no global Vecchi: 24 ottobre nuova udienza

webinfo@adnkronos.com

Fissata per il 24 ottobre a Rennes la nuova udienza del caso Vincenzo Vecchi, il no global italiano che è stato arrestato in Francia ad agosto. E’ quanto riferiscono all’Adnkronos gli avvocati di Vecchi. Dopo che le autorità italiane hanno fornito, entro il 10 ottobre come richiesto dalla Corte di Appello di Rennes, il supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei che erano stati emanati nei confronti di Vincenzo Vecchi, arriva quindi la convocazione per la nuova udienza. 

Vecchi, latitante da 8 anni, era ricercato per i fatti del G8 di Genova del 2001. Era stato condannato, con sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 13 luglio 2012, alla pena di 11 anni e 6 mesi per le violenze verificatesi durante il G8 di Genova. Aveva inoltre riportato una condanna a 4 anni di reclusione per alcuni scontri che hanno avuto luogo in occasione di una manifestazione antifascista a Milano nel marzo del 2006.  

Il 23 agosto scorso la Corte di Appello di Rennes non aveva concesso l’immediata estradizione di Vecchi, chiedendo alle autorità italiane di fornire, appunto entro il 10 ottobre, un supplemento di informazioni relativo ai due mandati di arresto europei che erano stati emanati nei confronti di Vecchi.  

Il 27 settembre scorso la Corte d'Appello di Rennes aveva respinto la richiesta di scarcerazione che era stata presentata dall'italiano. Gli avvocati di Vecchi, che avevano presentato la richiesta di rilascio lo scorso 22 agosto, chiedevano l'assegnazione a una residenza con il braccialetto elettronico. 

Intanto domani si svolgerà a Rennes, à la Maison de la Presse alle 11, una conferenza stampa organizzata dal Comitato di solidarietà a Vincenzo Vecchi, che si è costituito a Rochefort-en-Terre, in Bretagna, dove Vecchi viveva negli ultimi 8 anni. Alla conferenza interverranno membri del Comitato e anche Éric Vuillard, scrittore e cineasta francese che nel 2017 ha vinto il prestigioso premio letterario Goncourt per il suo romanzo ‘L’ordine del giorno’, che illustrerà il contesto politico e giudiziario del dossier.  

"La condanna a Vincenzo Vecchi non è sproporzionata: è delirante" dice all’Adnkronos Vuillard che ha firmato l’appello promosso dal Comitato di solidarietà 'Soutien Vincenzo', pubblicato su 'Le Monde' il primo ottobre, con il quale si chiedeva la liberazione del no global italiano. "Mi sono interessato da vicino alla vicenda di Vincenzo Vecchi - rileva lo scrittore francese - dopo essere stato coinvolto dal Comitato di solidarietà" che si è costituito a Rochefort-en-Terre. "Ho, pertanto, firmato l’appello" che è stato poi pubblicato su 'Le Monde'. "Questa vicenda - spiega Vuillard - è una vicenda i cui i fatti sono poco chiari, le accuse rivolte a Vecchi sono estremamente poco consistenti e le incriminazioni dubbie e problematiche. In casi di questo tipo, in cui si parla di incriminazioni collettive e in cui si giudica la responsabilità morale, è sempre molto problematico giudicare i fatti". 

Queste condanne "per devastazione e saccheggio" nei confronti di Vecchi, rileva ancora Vuillard, "sono state pronunciate in virtù del codice Rocco, introdotto durante il fascismo. Per me queste incriminazioni sono contrarie ai principi generali del diritto. Una persona non può essere condannata in questo modo solo perché ci sono stati disordini durante una manifestazione. È una legge dubbia e i fatti riscontrati nei confronti di Vecchi sembrano tutt’altro che inconfutabili".  

L’articolo 419 del codice penale, quello che prevede appunto, il reato di devastazione e saccheggio, prevede che 'chiunque (...) commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico'. Poi, rileva ancora Vuillard, "una condanna a dodici anni di carcere non è un dettaglio, è una vita. Di solito questo tipo di condanna così pesante è legato a violenze fisiche o addirittura a crimini più gravi. In questo caso non c’è stata violenza fisica. Per questo dico che non è una condanna sproporzionata ma delirante". Vuillard ricorda inoltre che l’attuale Capo della Polizia, Franco Gabrielli, nel 2017 "ha riconosciuto che al G8 di Genova c’è stata tortura" nella caserma di Bolzaneto. "E quindi, se si parla di tortura, si dovrebbero riconsiderare anche i fatti che sono di 18 anni fa". 

E poi per lo scrittore francese c’è anche il tema del mandato europeo che fa discutere: "Sempre di più si fa ricorso al mandato d’arresto europeo. È una cosa seducente pensare a una maggiore integrazione dei sistemi giudiziari. Facilita le cose e le rende più rapide ma la giustizia non può essere sbrigativa: essa deve essere ben amministrata, specie quando si tratta di condanne così pesanti. Ci devono essere più controlli. Ne va della vita delle persone, non si tratta di dettagli insignificanti", sottolinea Vuillard. 

A Genova, rileva ancora Vuillard, "è stato riconosciuto che la gestione della manifestazione fu catastrofica; c’è stato persino un morto. A Milano, poi, Vecchi è stato condannato per aver partecipato ad una contro-manifestazione anti-fascista che era stata autorizzata. È paradossale". La difesa di Vecchi, peraltro, "sembra aver dimostrato che la pena per i fatti di Milano del 2006 (4 anni di reclusione) era stata già scontata e che quindi l’invio del mandato d’arresto europeo era posteriore". 

Insomma una vicenda che non convince lo scrittore francese che punta il dito anche "sul contesto politico" in cui sono stati inviati i mandati di arresto europeo ed è stato effettuato l’arresto di Vecchi: "C’era Salvini ministro dell’Interno. Il quadro era un po’ complicato", spiega Vuillard. Più in generale, aggiunge, "quello che vediamo di questi tempi e non solo in Italia è che i movimenti sociali vengono criminalizzati in modo preoccupante. Mi sembra che i diritti di libertà siano minacciati. Auspico che con il nuovo Governo si cambi la posizione nei confronti di questo tipo di reato".