G8, da Giuliani alla Diaz: 20 anni fa a Genova i giorni che segnarono l'Italia

·4 minuto per la lettura

I giganti della terra asserragliati nella zona rossa. La città invasa dal popolo no global. Un morto, centinaia di feriti. A distanza di venti anni, a Genova, la ferita è ancora aperta. 19 luglio del 2001: l’organizzazione del G8 aveva attirato in città almeno 300mila manifestanti, in una città completamente militarizzata. E quello che doveva essere un vertice internazionale si trasformò in una delle pagine più oscure della storia recente italiana.

Da una parte ci sono i leader mondiali riuniti nella “Fortezza”. Per le strade intanto è il caos. La manifestazione pacifica presto degenera. Le cariche della celere trasformano Genova in un teatro di guerra. Le violenze di piazza culminano con la morte di Carlo Giuliani. E nella notte ha inizio la “macelleria messicana”. Prima l’irruzione nella Scuola Diaz, poi le violenze della caserma di Bolzaneto.

Antagonisti, ma anche associazionismo cattolico. Il popolo no global è variegato. E già i primi cortei contro il G8 sono caratterizzati da una grande partecipazione. Le prime manifestazioni si svolgono senza incidenti di rilievo, diversamente da quello che accadrà nei giorni successivi. Si spera ancora nel mantenimento dell'ordine pubblico, nonostante le avvisaglie di disordini, in occasione del summit.

Le immagini del G8 di Seattle, messa a ferro e a fuoco due anni prima, rappresentano un campanello d’allarme per chi è chiamato a gestire l’ordine pubblico. Per questo il centro cittadino è blindato con una recinzione invalicabile. Viene ribattezzato la 'zona rossa' e diventerà presto il simbolo del limite da oltrepassare per manifestanti.

Il 20 luglio fanno la loro comparsa le 'tute nere', i cosiddetti black bloc, espressione praticamente sconosciuta in Italia prima del G8. Si tratta di antagonisti provenienti da tutta Europa, non solo dall’Italia, che metteranno a ferro e fuoco la città insieme a centinaia di manifestanti dell'ala più oltranzista. A Piazza Alimonda il giovane manifestante Carlo Giuliani, che ha tra le mani un estintore, muore dopo essere stato colpito da un colpo di pistola, esploso dall'arma del carabiniere Mario Placanica dall'interno di un blindato preso d'assalto dai manifestanti. Il carabiniere, in congedo dal 2005, è stato indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi.

All’indomani della morte di Carlo Giuliani un altro corteo è in programma a Genova. Anche in questa occasione la manifestazione degenera ben presto in durissimi scontri tra attivisti no global e forze di polizia. Al corteo prendono parte circa 300mila persone e gli scontri si protraggono per tutto il pomeriggio tra cariche, lacrimogeni e devastazioni. Intorno alle 23.30 scatta la violenta irruzione delle forze dell'ordine all'interno della Scuola Diaz, dove si trova il coordinamento del Genoa Social Forum e dove si pensa possano aver trovato rifugio alcuni black bloc.

Dopo un violento pestaggio, che sarà definito durante il processo che seguì gli eventi ‘una macelleria messicana’ dal vicequestore Michelangelo Fournier, tutte le 93 persone che dormivano all'interno della scuola vengono fermate e la maggior parte trasferite nella caserma di Bolzaneto. Dei 63 feriti, tre vengono ricoverati in prognosi riservata. Per questi fatti saranno condannati in via definitiva (la sentenza della Cassazione è del 5 luglio 2012) 25 poliziotti. Nessuno degli imputati finirà in carcere per via della prescrizione, mentre alcuni dirigenti avranno la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per falso aggravato, dovuta ai diversi tentativi di depistaggio delle indagini, ad esempio con il finto ritrovamento all’interno della scuola di due molotov.

Sulla vicenda della Diaz c’è anche una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 7 aprile 2015, secondo cui quella perpetrata nella scuola fu tortura. Le violenze continuano nella caserma di Bolzaneto. Qui le persone prelevate dalla scuola Diaz vennero trattenute per uno o due giorni, a seconda dei casi, subendo violenze sia dalle forze di polizia che dal personale medico. Secondo i loro racconti, i detenuti sono stati umiliati, picchiati, minacciati e privati della possibilità di incontrare i loro legali, oltre ad aver subito altre forme di maltrattamento.

Nel giugno 2013 la Corte di Cassazione condannerà in via definitiva 7 persone e riconoscerà il risarcimento per danni delle vittime nonostante il precedente verdetto d'appello avesse dichiarato prescritti i reati contestati a 37 imputati. Il 26 ottobre 2017 arriverà anche una sentenza della Cedu, che stabilisce che anche i fatti di Bolzaneto sono atti di tortura condannando l’Italia.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli