Gabriele Bianchi, durante il processo, espone la sua versione dei fatti riguardo l'omicidio di Willy

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Gabriele Bianchi
Gabriele Bianchi

Dopo Marco Bianchi, è arrivato anche il turno del fratello: Gabriele Bianchi. Oggi si è tenuta una nuova udienza del processo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte nella Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone. In aula erano presenti tutti gli imputati: dai fratelli Bianchi a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.

La versione di Gabriele Bianchi in merito all’omicidio di Willy Monteiro Duarte

A riportare le parole dei fratelli Bianchi, è stato l’Adkronos. Gabriele Bianchi ha dichiarato durante l’udienza quanto segue: “Non ho colpito Willy, ma ho spinto e dato un calcio al petto a Samuele Cenciarelli. Me ne vergogno, e chiedo scusa a lui e alla sua famiglia. Ma quando sono arrivato e ho visto che guardava fisso Omar e mio fratello, temendo potesse colpirli, gli ho sferrato un calcio al petto, facendolo finire contro una macchina“.

Gabriele Bianchi: sull’omicidio di Willy c’è troppa pressione mediatica

Gabriele Bianchi non ha parlato solo della vicenda che riguarda la dinamica della morte del giovane Willy, ma si è anche lasciato andare ad uno sfogo in quanto crede che ci sia troppa pressione mediatica che influenzi il caso. “Siamo stati accusati dalla feccia di Colleferro che, davanti alle telecamere, ha parlato male di noi, dandoci dei mostri senza nemmeno conoscerci. Perfino i nostri amici sono stati influenzati dalla situazione mediatica, alcuni manipolati da genitori preoccupati che potessero finire nei guai. In parte posso capirli, so che sono stati minacciati solo per essere nostri amici“.

Omicidio Willy: la versione di Gabrile è simile a quella del fratello Marco

La sua posizione è dunque simile a quella del fratello, che ha parlato per primo questa mattina. A differenza di Gabriele, Marco ha fatto un’introduzione parlando della sua vita e di come egli non sia il mostro che viene descritto da tutti, al contrario si definisce un bravo ragazzo. Ha inoltre parlato dello sport che pratica da quando è piccolo e del rapporto con gli altri imputati, che negano di essere suoi amici. Marco ha inoltre affermato di aver sempre detto la verità ma di non essere mai stato creduto da nessuno.

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