Gaia, primo medico non vedente in Italia: "Seguo specializzazione da 2 anni, ora Tar mi chiede di rifare test"

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"Mi viene impedito di crescere dal punto di vista professionale e formativo, e anche di lavorare come sto facendo all'interno della Scuola di specializzazione. Una situazione surreale: non si riflette sulle conseguenze che certi provvedimenti hanno sulla vita di una persona. A domani non voglio pensarci, continuo a lavorare per allontanare un pensiero che potrebbe trasformarsi in ossessivo e angoscioso". Sono ore di ansia per Gaia Padovani, romana di 34 anni, primo medico non vedente in Italia, che sta portando avanti con determinazione il suo sogno di diventare psichiatra. Da oltre due anni frequenta il corso di specializzazione e lavora in un reparto del Policlinico Umberto I di Roma. Ma ora il Tar le chiede di ripetere il test di ammissione (il Miur ha fissato la data per il prossimo 4 novembre), una comunicazione arrivata solo con venti giorni di preavviso. Sul caso domani è attesa la pronuncia del Consiglio di Stato.

Gaia Padovani ha sostenuto l'esame di ammissione alla specializzazione nel luglio del 2019. La prova però, complice l'assenza dei supporti necessari per le persone con disabilità visiva come lei che per legge il ministero avrebbe dovuto fornire, non è riuscita a superarla pur ottenendo un punteggio discreto. Presentato ricorso, grazie a una sentenza del Consiglio di Stato viene ammessa al corso di specializzazione in psichiatria. Ma l'iter giudiziario non si arresta, ora il nuovo capitolo che ha colto di sorpresa la dottoressa.

"Credo che questa prova non sia fattibile, non c'è un modo per renderla equa rispetto agli altri. Irrisorio poi il preavviso del test: come è possibile sostenere una prova del genere dovendo studiare in soli 20 giorni circa 20 materie? E' un esame che normalmente prevede 5-6 mesi di preparazione", dice all'Adnkronos Gaia Padovani che, tra l'altro, si sta accingendo al passaggio tra secondo e il terzo anno di specializzazione, su un totale di 4 anni.

"Non so davvero cosa potrebbe essere la mia vita senza tutto questo per cui ho lottato tanti anni. Non posso pensare che per un cavillo burocratico siano vanificati tutti i miei sacrifici. Rischiano di portarmi via tutto per niente", aggiunge il medico. "Mi sembra assurdo che proprio ora che c'è più bisogno di reperire medici, io venga bloccata".

Per Gaia Padovani è stato un percorso ad ostacoli fin da quando frequentava i primi anni di università. "C'è stato anche chi, una docente in particolare, davanti ad altri studenti mi ha detto di cambiare facoltà - racconta - Queste sono cose che minano l'autostima ma non mi sono lasciata abbattere, sono andata avanti. Sono arrivata fin qui e non sto chiedendo niente a nessuno, voglio solo essere valutata per quello che sono in grado di fare. Per quanto sto facendo realmente". (di Sibilla Bertollini)

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