Galli: "Con gli attuali vaccini non so se riusciremo a contenere nuove varianti"

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Massimo Galli (Photo: Marco Luzzani - Inter via Inter via Getty Images)
Massimo Galli (Photo: Marco Luzzani - Inter via Inter via Getty Images)

“L’attuale vaccinazione argina in maniera efficace la malattia grave e il rischio di decesso, ma non riesce a fare lo stesso nei confronti della possibilità di infettarsi con le nuove varianti del Covid. Noi stiamo immunizzando molto ma con vaccini che, seppur eccezionali, sono stati impostati su un virus che circolava nel 2020”, dice all’HuffPost il professor Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano.

L’infettivologo prosegue spiegando che “il discorso è simile alla logica alla base del paradosso di Zenone su Achille e la Tartaruga: se il concorrente più veloce parte dopo il concorrente più lento nella corsa, quest’ultimo non viene mai raggiunto dal più veloce perché l’inseguitore dovrebbe prima raggiungere il luogo da cui quello che fugge è partito, e intanto il più lento sarebbe sempre un po’ più avanti”.

A questo punto, bisognerebbe avere a disposizione vaccini aggiornati?

“Vaccini aggiornati potrebbero generare anticorpi specifici ma purtroppo al momento non ne abbiamo e, laddove ne avessimo, bisognerebbe considerare un altro aspetto: la dimensione globale del problema”.

Ci spieghi.

“Ci sono zone del mondo, soprattutto i Paesi più poveri, dove le vaccinazioni proseguono a rilento e il virus circola. E, come sappiamo, più il virus circola, più muta. In caso di aree molto popolose si può assistere all’emergere di varianti ad alta trasmissibilità, proprio come accaduto in India con la variante Delta. Per questo il futuro di sviluppo di nuove varianti, più o meno contagiose e/o virulente, è un’incognita.

Il punto fermo, dunque, rimane andare avanti con le vaccinazioni.

“Senza dubbio. Anche se il contenimento delle varianti è una scommessa che non so se riusciremo a vincere con gli attuali vaccini, in chi è immunizzato abbiamo il 95% di protezione nei confronti dei ricoveri e dei decessi, i vaccinati molto raramente sperimentano un decorso grave della malattia. Ovviamente c’è una piccola parte di vaccinati che non risponde all’immunizzazione, ma si tratta spesso di persone con particolari condizioni cliniche sottostanti. Dal mio osservatorio personale, al momento non ho memoria di alcun paziente vaccinato andato incontro a decesso”.

Le occasioni di contagio non mancano.

“Questo ce lo dimostra in maniera lampante il fatto che in tutta Europa, dove i tassi di vaccinazioni sono molto alti, stanno aumentando i casi di infezione. Stiamo assistendo alla cronaca di un evento annunciato e per le prossime settimane dobbiamo aspettarci un ulteriore incremento dei casi. Attualmente a contrarre il virus sono soprattutto i giovani, spesso da asintomatici. La popolazione più anziana è già ampiamente protetta dal vaccino, ma non è da escludere che anche tra essa possano verificarsi infezioni non palesate: in altre parole, l’anziano vaccinato può infettarsi e non sviluppare sintomi proprio perché protetto e, se non effettua alcun test, può non accorgersi di aver contratto il virus. In generale, il rimescolamento delle carte dettato dall’estate, con casi di infezioni generati dal ritorno alla circolazione tra paesi è un elemento su cui porre grande attenzione”.

C’è chi prospetta chiusure.

“Da parte mia non le caldeggio, invito piuttosto ad adottare le necessarie precauzioni. La chiusura è uno strumento da usare quando non c’è nient’altro da fare, quando si dichiara la propria impotenza davanti al problema”.

Quali sono le soluzioni da adottare?

“Tracciamento, controlli, valutazioni, esami e ovviamente vaccini costituiscono degli strumenti proattivi. Bisogna inoltre porre l’accento sulla necessità di una corretta informazione, che convinca le persone a vaccinarsi. Siamo tutti chiamati a farlo”.

Senza sperare nell’immunità di gregge.

“Chi pensa di poter scampare al contagio da Delta non vaccinandosi e mandando avanti gli altri si sbaglia di grosso: rispetto alle precedenti varianti, questa è molto più trasmissibile anche tra giovani e bambini. E su grandi numeri è possibile trovare anche persone giovani con caratteristiche genetiche, fisiche e storia clinica che, se contagiate, rischiano di sviluppare una malattia grave. Gli attuali vaccini non ci faranno raggiungere l’immunità di gregge, ma ci donano l’immunità da cimitero”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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