Galli: "Non è il momento di abolire la quarantena per i vaccinati"

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“Abolire la quarantena per i vaccinati? Evitiamo ingiustificate fughe in avanti. Se l’isolamento serve a ridurre le nuove infezioni, va ricordato che Omicron è più difficile da arginare delle altre anche tra i vaccinati”: a parlare all’HuffPost è il professor Massimo Galli, già direttore del reparto di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. “Se si infettassero in molti o in moltissimi, anche ove fossero confermate le informazioni che suggeriscono che Omicron sia mediamente meno capace di dare malattia grave delle altre varianti, avremmo comunque una quantità di casi gravi tra i non vaccinati e tra quei vaccinati che per i più vari motivi hanno risposto male alle infezioni. Va inoltre ricordato che già ora gli ospedali sono prossimi a dover riconvertire alla cura del Covid reparti normalmente destinati ad altro”, prosegue l’esperto.

Le parole di Galli arrivano in giorni in cui il dibattito degli esperti si è concentrato sulle regole dell’isolamento, tra chi guarda al Sudafrica (che ha abolito l’obbligo di stare in casa per i contatti dei positivi) e chi invita alla prudenza. Anche se una decisione vera e propria spetterà soltanto al Cts e al Ministero della Salute.

Professore, quindi la cautela va mantenuta anche per i vaccinati?
“Certo. La variante Omicron – che differisce per 32 mutazioni dal virus originario, su cui sono stati impostati i vaccini – sta dimostrandosi capace di infettare anche molti vaccinati, anche se con minor efficienza rispetto a chi non è immunizzato. Purtroppo il vaccino non è democratico, non tutti rispondono allo stesso modo, in alcuni soggetti le difese indotte declinano prima e altri non rispondono proprio. Nonostante nei vaccinati che si infettano la malattia si riveli di solito lieve, una minoranza finisce per avere comunque bisogno di ricovero. La circolazione virale va ridotta, anche perché i non vaccinati - tra cui rientrano anche persone di età in cui il rischio di malattia grave è alto - sono ancora molti”.

In questo momento, il numero totale dei positivi al Covid in Italia è 516.839: immaginando che ognuno di loro abbia generato diversi contatti da isolare, si calcolano ipotetici milioni di italiani isolati a casa per precauzione. Se Omicron continuerà a crescere a questa velocità e si manterranno le attuali regole di quarantena, non rischiamo che il nostro Paese vada verso un “auto-lockdown”?
“Molti degli oltre cinquecentomila di cui sopra sono in realtà non più infettivi e i loro contatti hanno già finito la quarantena. Tuttavia Omicron ha una diffusività spaventosa e se non avessimo avuto le vaccinazioni saremmo in una situazione ben peggiore. Ora bisognerà gestire la situazione senza fare sconti a priori o prospettare soluzioni simili a quelle fatte in Sudafrica. Lì è completamente vaccinato meno del 27% della popolazione, sempre che due dosi possano essere considerate vaccinazione completa, quando si parla di Omicron. La sensazione è che la scelta fatta in quel Paese sia quasi un’ammissione di impossibilità a contenere il fenomeno, decidendo di tenere tutto aperto, vada come vada. Una scelta politica, che non può essere fatta passare per scientifica. In Europa la situazione è molto diversa. Anche se non mi meraviglia che quando la situazione si complica ci siano persone pronte a far finta di nulla, nascondendo la polvere sotto il tappeto. Il virus, purtroppo, è ancora tra noi a far danno”.

In Gran Bretagna invece la durata della quarantena è stata portata da 10 giorni a 7, con due tamponi negativi di controllo. Potrebbe essere una via di mezzo per rimodulare il sistema?
“È un approccio molto diverso da quello sudafricano, magari imperfetto, ma basato sulle possibilità offerte dalla diagnostica. Del resto, à la guerre comme à la guerre. L’idea non mi sembra affatto peregrina”.

Qual è la ricetta per combattere Omicron?
“Se vogliamo mantenere il più possibile tutto aperto e limitare la circolazione del virus, tocca limitare le occasioni di infezione nei non vaccinati e tenere in quarantena gli infettati e i loro contatti. E ovviamente continuare a vaccinare il più possibile. Non vedo altre vie. Le ultime decisioni del governo vanno in questa direzione. Le vacanze scolastiche, inoltre, freneranno la diffusione del contagio in una fascia d’età non vaccinabile o poco vaccinata: questo è un’evenienza di cui credo bisognerebbe approfittare”.

In che modo?
“Sfruttando il tempo a disposizione per incrementare le vaccinazioni nei più giovani, se necessario prendendo un po’ più di tempo per vaccinare alla fine delle vacanze di Natale, recuperandolo a fine anno scolastico. Bisogna tener conto che al momento sembra proprio che siano i giovani e giovanissimi a prevalere come principali diffusori di infezione nei cluster familiari”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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