Galli sbotta: "Non mi piace fare il Dracone"

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"Lei pensa che io mi diverta a fare il Dracone?". Alla fine, il professor Massimo Galli sbotta. Accostato sempre ad un ruolo di 'censore inflessibile', il responsabil del reparto malattie infettive del Sacco di Milano risponde a Luca Telese in collegamento con Agorà. "Lei pensa che io mi diverta a fare il Dracone?", chiede Galli, usando come termine di paragone il giurista che ad Atene, nel VII secolo AC, introdusse il codice di legge passato alla storia per la durezza e la severità.

Le riaperture in Italia sono "un segnale che viene percepito come liberi tutti" e "si sappia che certe soluzioni vogliono dire un sacco di morti in più. Il mio dovere non è parlare del mio stipendio o di quello degli altri. Ammetto assolutamente il disagio di chi non prende lo stipendio, ma io non posso non dire che in certe situazioni avremo reparti e rianimazioni piene. Io questo devo dire, io devo descrivere il problema".

"La domanda è: qualcuno di voi mi dice se metterebbe la mano sul fuoco del funzionamento delle zona gialle, arancioni e rosse vista l’esperienza fatta in Sardegna. In ogni regione c’è stato un tiro alla fune per avere aperture appena raggiunto un livello appena appena buono. Questi dati hanno la necessità di confermarsi in trend stabili, altrimenti rischiamo ricadute pesanti come abbiamo già visto. Non sono contrario a possibili scadenze e proposte in vista di determinate date, ma tutto dovrebbe essere messo in relazione alle vaccinazioni e alla stabilizzazione dei trend", dice Galli comentando le riaperture previste dal governo.

Capitolo coprifuoco: "E' uno strumento per scoraggiare i movimenti della gente la sera. I movimenti nell’arco della giornata sono giusitificati dalle attività produttive, quelli serali sono considerati pleonastici. Se uno gestisce un ristorante o un cinema, certamente dice ‘superflui? Lo dici tu che sei garantito alla fine del mese’. Mi rendo conto dell’iniquità di certe misure dal punto di vista economico, ma vi dico che il virus si muove sulle gambe delle persone. Più la gente si muove, più il virus si diffonde. Bisognava chiudere in un modo pesante come hanno fatto gli inglesi e vaccinare come se non ci fosse un domani. Non abbiamo raggiunto la soglia dei 500mila vaccini, i 300mila vaccini non bastano per questo tipo di aperture. Rischiamo pesante",ribadisce. E il pass vaccinale? "Un po’ di premialità ci vuole, altrimenti la gente continua a scoppiare", dice, bocciando però il criterio che consente gli spostamenti a chi è risultato negativo 48 ore prima: "O abbiamo la possibilità di valutazioni sul posto o il termine di 48 ore è assolutamente aleatorio, può non bastare".