Garante detenuti Campania, 'giustizia e verità dopo silenzi complici ai vertici'

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"Meno male che giustizia e verità per la mattanza di Santa Maria Capua Vetere, coniugate insieme vanno avanti. Perché qui ci sono stati troppi silenzi complici ai vertici alti. Penso alla politica, al Dipartimento, al Ministero Giustizia: come facevano a non sapere?". Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, commenta così all'Adnkronos la richiesta di rinvio a giudizio per 108 tra agenti e funzionari dell'amministrazione penitenziaria per il pestaggio avvenuto nell'istituto penitenziario campano il 6 aprile 2020. "Contro di me - incalza - c'é stata una virulenta campagna di delegittimazione perché, già due giorni dopo i fatti, avevo presentato una prima denuncia in Procura e poi una successiva con nomi, cognomi e data di nascita di detenuti che mi hanno parlato di soprusi, torture, addirittura anche atteggiamenti omertosi".

"Di questa mattanza di Stato ci sono due cose che ancora mi indignano - dice Ciambriello - dei 375 entrati lì dentro uno solo si è frapposto tra gli agenti e i detenuti e poi il numero delle richieste di rinvio a giudizio è molto limitato. Noi, che ci diciamo un Paese democratico, perché non ci indigniamo nel vedere scene di agenti di Polizia Penitenziaria che picchiano persone inermi sulle sedie a rotelle e non riusciamo a identificarli perché hanno il volto coperto dal casco? Come in altre circostanze per i carabinieri o i finanzieri in piazza, perché non mettiamo i numeri identificativi sui caschi? Così se si consuma un reato gli inquirenti sanno chi è responsabile. Abbiamo visto consumare un reato, una tortura e non riusciamo a risalire all'autore?".

"La politica per le carceri non fa niente, è sorda, cinica, pavida. Gli agenti sono pochi, costretti a fare il lavoro che dovrebbero fare gli educatori, che sono pochissimi, spesso hanno a che fare con persone con sofferenza psichica. Aumentare il personale -aggiunge- significa diminuire la tensione nelle carceri. L'anno scorso in Campania ci sono stati nove suicidi e 162 tentativi, sventati solo grazie al pronto intervento degli agenti - sottolinea - isolati, spesso da soli a guardare oltre 100 detenuti, gli unici a scongiurare suicidi. In questo ultimo anno e mezzo Dap e Ministero della Giustizia sulle carceri non si sono fatti vedere. Lo Stato per certi versi è stato assente: ora potrebbe, con ristori e il rafforzamento di agenti, educatori, psicologi e psichiatri, dare una risposta concreta".

(di Silvia Mancinelli)

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