Garattini: "Speranza dagli anticorpi monoclonali, ma non prima dell'estate"

Ilaria Betti
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(Photo: Leonardo Cendamo via Getty Images)
(Photo: Leonardo Cendamo via Getty Images)

“Gli anticorpi monoclonali rappresentano una speranza nella cura del Covid, ma, pur volendo essere ottimisti, non ne avremo a disposizione prima dell’estate. Per adesso non possiamo farci conto”: sono queste le parole di Silvio Garattini, farmacologo e fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Ad HuffPost il professore fa il punto sulla situazione dei farmaci attualmente disponibili per il trattamento del Sars-CoV-2: “Plasma, Remdesivir, Tocilizumab, per nessuno di questi farmaci è stata dimostrata una reale efficacia. Al momento - ci spiega - una terapia risolutiva contro il coronavirus non c’è ed è improbabile che l’avremo nei prossimi mesi. C’è un forte impegno da parte dei ricercatori di tutto il mondo, ma la strada è lunga. Vero è che non bisogna abbattersi: potrebbe accadere quello che è successo per l’Aids, per la quale non abbiamo vaccini né anticorpi, ma farmaci che hanno permesso di curare la malattia”.

Secondo l’Ema, i primi anticorpi monoclonali per la terapia di Covid-19 potrebbero essere disponibili in Europa prima dell’estate, “tra maggio e giugno”: è questa la stima di Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid dell’Agenzia europea del farmaco. “Gli anticorpi monoclonali - spiega - sono prodotti interessanti che stiamo valutando”, ma “per un’approvazione all’immissione in commercio, anche condizionata, abbiamo bisogno di una quantità di dati sufficienti che ci dimostrano in modo solido un beneficio effettivo. I dati clinici preliminari visionati, in alcuni casi pubblicati, dimostrano che potenzialmente questi farmaci hanno un effetto benefico nel prevenire il deterioramento della malattia specie in soggetti più a rischio di Covid grave”. “Per un’autorizzazione da parte ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.