Garavini: con Biden e Draghi dialogo euroatlantico costruttivo

Red
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Roma, 18 mar. (askanews) - Tra le caratteristiche rivendicate da Mario Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche da presidente del Consiglio ci sono i legami storici con l'atlantismo e l'europeismo. Su questo tema abbiamo intervistato alcuni parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Ecco cosa ci ha detto Laura Garavini, senatrice di Italia viva eletta nella ripartizione Europa.

D. Dopo le tensioni euroatlantiche negli anni dell'amministrazione Trump ci sono segnali, e quali sono, di un riavvicinamento fra le due sponde?

R. Certamente il ritorno dei democratici alla Casa Bianca e il nuovo governo Draghi, nettamente europeista, sono le migliori premesse per il ritorno a quel dialogo costruttivo che, negli anni di Trump, si era offuscato. Il presidente Draghi ha tracciato la strada del nuovo esecutivo nel solco dell'atlantismo. E le forze che compongono l'attuale maggioranza non vedono più prevalere quei partiti che strizzano l'occhio a potenze spesso protagoniste di violazioni di diritti umani, come Cina e Russia. Il duo Biden-Harris da subito ha apertamente manifestato la volontà americana di riprendere in mano ciò che i repubblicani avevano volutamente trascurato. A partire dagli impegni sul clima, con il positivo rientro degli Stati Uniti agli accordi di Parigi. Europa ed America hanno un legame profondo. Che oggi può quindi dirsi rinsaldato.

D. Il presidente Biden ha lanciato, con il voto favorevole del Congresso, un gigantesco piano di aiuti economici per la ripresa dopo la pandemia, circa il doppio rispetto all'impegno progettato dall'Unione europea. Lei pensa che l'Europa, come scrive qualche osservatore, rischi di rimanere indietro nel rilancio o la svolta politica di Washington potrà influenzare positivamente Bruxelles?

R. Con il Next generation Eu, Bruxelles ha messo in campo 750 miliardi di euro. Dei quali 390 sono contributi a fondo perduto. Una potenza di fuoco. Che, per di più, è vincolata alla realizzazione di progetti che non solo facciano ripartire l'economia. Ma rendano le società più verdi, più digitali, più eque e inclusive. Il fatto che l'Europa abbia dato a questi soldi una finalità incentrata sul progresso li rende a mio avviso ancora più efficaci. Perché ogni euro investito in trasformazione digitale o climatica si trasformerà in lavoro e opportunità di crescita e sviluppo. Inoltre, gli stanziamenti messi in campo dall'Europa non hanno solo un valore numerico. Ma anche simbolico. Decidendo di mettere in comune difficoltà e risorse finanziarie, e sospendendo il patto di stabilità, i nostri Stati hanno operato un rovesciamento del punto di vista seguito finora. Dando un segnale unitario per la ripartenza. Togliendo inoltre qualsiasi alibi a populismi e nazionalismi. È in questo messaggio la vera forza del Recovery Fund.

D. Tra i grandi temi che sono all'attenzione della nuova amministrazione statunitense ci sono quelli del rapporto per certi aspetti conflittuale con la Russia e la Cina. Paesi con i quali l'Europa - e la Germania che ha un ruolo centrale nell'Unione - hanno ragioni di contrasto ma anche intensi rapporti commerciali. Che ruolo può svolgere l'Italia in questo scenario?

R. Sia la Cina che la Russia si sono rese protagoniste di violazioni dei diritti umani o del diritto internazionale. Pensiamo rispettivamente al caso Navalny o alla repressione delle proteste di Hong Kong. Vicende gravi, che l'Europa non può far finta di non vedere. Nonostante gli importanti rapporti commerciali. Ecco perché, allo stato attuale, l'unica via rimane quella del coltivare il confronto diplomatico. Attuando, allo stesso tempo, sanzioni specifiche verso chi si macchia di crimini. In maniera tale da non colpire tutta la popolazione civile del Paese in questione, ma solamente i destinatari delle sanzioni. L'Italia deve avere in questo processo di dialogo un ruolo da capofila. Deve essere mediatrice, in considerazione degli intensi rapporti commerciali che le nostre pmi del made in Italy vantano con Cina e Russia. Due mercati prioritari per il nostro export.