Gary Anderson, l'inventore del logo del riciclo

Gary Anderson aveva dimenticato le tre frecce che s’inseguono: dopo molti anni, atterato all’aeroporto di Amsterdam, le ha viste su un bidone gigante. Il simbolo era quello che ci suggerisce di riciclare e che ormai è noto in tutto il mondo. Gary Anderson è colui che lo ha inventato nel 1971 partecipando ad un concorso indetto dalla Container Corporation of America. Lo scopo era creare un simbolo che suggerisse e incoraggiasse il ciclo di recupero della carta.

Anderson non è un grafico: a 23 anni era iscritto alla facoltà d'ingegneria presso la University of Southern California, in un'epoca in cui la paura del comunismo spingeva l’America a istruire un gran numero di ingegneri che potessero salvare il Paese dalla minaccia spaziale russa.

Dopo la laurea, continuò i suoi studi alla USC e fu lì che vide la locandina del concorso. Nel suo curriculum di ingegnere era previsto un corso di design grafico: “accettare questa sfida mi sembrò un buon punto di partenza”.

“Mi ci vollero un giorno o due per farlo, odio persino ammetterlo ora”: ecco in sintesi il processo creativo che ha impegnato Anderson nella creazione di uno dei loghi più conosciuti al mondo, alla stregua di quello della Nike o della Coca Cola. L’idea che stava alla base del progetto era quella del ciclo dell’acqua, “ma il risultato iniziale mi sembrò troppo piatto. Così mi tornò in mente una visita ad una cartiera durante gli anni delle elementari e aggiunsi angoli e frecce, dapprima solo nella mia mente, disegnandoli a matita, poi ripassando tutto a inchiostro”.

Anderson vinse il concorso e guadagnò 2000 $ e, secondo le regole, cedette i diritti sul logo, a tutt’oggi di pubblico dominio. Vederlo anni dopo su un bidone giallo a forma di igloo, grande più di una palla da beach volley lo scioccò: “Rimasi di stucco. Non pensavo a quel simbolo da anni”.

 Oggi Gary Anderson dirige una piccola azienda che opera per conto del Dipartimento per la Difesa (“cosa abbastanza strana - confessa nel suo profilo sulle pagine del Financial Times - dato che da giovane sono sempre stato un anti-militarista”). “Confesso che la mia carriera sino ad oggi è stata più improntata al pagare le bollette più che alla causa ambientalista. Oggi considero alcuni protocolli ambientali troppo rigidi e credo che possano condizionare lo sviluppo economico”.

Ora però quelle tre frecce che si inseguono sembrano appartenergli molto più che in passato, “anche se mi sembra riduttivo ridurre l’intero contributo della mia vita al mondo a questo logo”.

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