Gassmann non è una spia, ma non c'è bisogno di chiamare la polizia

Linda Varlese
·Editor, HuffPost Italy
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Alessandro Gassmann (Photo: Getty)
Alessandro Gassmann (Photo: Getty)

In principio era il Governo. Ad inizio pandemia, infatti, nei giorni del lockdown dei primi mesi del 2020, disposizioni del Viminale prevedevano che molti reati da coronavirus potessero essere segnalati alle forze dell’ordine “su richiesta del cittadino”. Concetto ribadito dal ministro Speranza che, durante la seconda ondata (ottobre 2020) diceva: “Segnalate le feste private”. In entrambi i casi, quello che era nato come un invito alla cooperazione da parte dei cittadini per arginare la diffusione del virus contribuendo al rispetto delle regole imposte a tale scopo, fu da molti tacciato come “comportamento da delatore”, da “spia” e accostato ai carnefici dei peggiori crimini della Storia.

Stessa sorte è toccata di recente ad Alessandro Gassmann, colpevole, nel bel mezzo di questa terza ondata, di aver twittato quanto segue:

“Sai quelle cose di condominio quando senti in casa del tuo vicino, inequivocabilmente il frastuono di un party con decine di ragazzi? Hai due possibilità: chiamare la polizia e rovinarti i rapporti con il vicino, ignorare e sopportare, scendere e suonare…”.

I commenti si sono subito divisi fra colpevolisti e innocentisti. Molti utenti hanno avallato il comportamento dell’attore romano, che ha poi sottolineato di aver “fatto il suo dovere”, lasciando intendere di aver chiamato le forze dell’ordine. Molti invece lo hanno apostrofato: “Fare la spia, non è sopportabile. I delatori sono pericolosi, anche se nel rispetto delle leggi. Facile il paragone col ventennio e i rastrellamenti, ovvio che non ci sono i minimi parametri. Ma quei ragazzi non sono delinquenti”.

Di quest’ultimo avviso, ad esempio, Enrico Ruggeri, che ha addirittura parlato di Gassmann come di un “grande attore e regista, con un po’ di nostalgia per i tempi andati della Germania Est”, quando operava Il Ministero pe...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.