Gdf contesta 153 milioni di mancati pagamenti Iva a Booking.com

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di Emilio Parodi

MILANO (Reuters) - La Guardia di Finanza di Genova ha contestato a Booking.com un'evasione dell'imposta sul valore aggiunto di 153 milioni di euro, a conclusione di una verifica fiscale nell'ambito di una inchiesta per omesso versamento dell'Iva coordinata dalla procura del capoluogo ligure.

Lo riferiscono due fonti a diretta conoscenza del dossier e un comunicato della Gdf che non cita per nome l'agenzia di viaggi online con sede in Olanda, ma parla di una "maxi evasione fiscale do oltre 150 milioni di euro di Iva dovuta in Italia e non pagata da parte di una multinazionale del settore turistico online con sede in Olanda".

Booking.com in una nota conferma "di aver ricevuto il recente verbale di accertamento Iva da parte delle autorità italiane, che verrà ora esaminato dall'Agenzia delle Entrate e che intendiamo approfondire in piena collaborazione con quest'ultima".

L'azienda aggiunge di ritenere che "tutte le nostre strutture partner nell'Unione Europea, incluse quelle italiane, siano responsabili della valutazione circa il pagamento dell'Iva locale e del versamento ai rispettivi governi".

La società è solo l'ultimo gigante del web a finire nel mirino del fisco italiano, dopo Apple, Google, Amazon e Facebook. Ma mentre la procura di Milano aveva contestato a queste multinazionali l'occulta stabile organizzazione in Italia, nel caso di Booking.com per la prima volta si procede per il mancato versamento dell'Iva.

INTERESSE EUROPEO

La mossa arriva a pochi giorni dall'intesa raggiunta dal G7 per una tassazione minima di almeno il 15% sulle grandi società internazionali.

L'indagine italiana è seguita con grande interesse anche da altri stati europei. Una delle fonti ha spiegato che al momento delle prime notizie sull'inchiesta nel 2019, le autorità fiscali di Spagna e Francia hanno informalmente inviato richieste di informazioni per capire i contorni della vicenda.

La Gdf nel comunicato dice che questa loro attività contrasta i fenomeni di evasione "in grado di generare enormi profitti in capo ai soggetti beneficiari, a danno dell'Erario e delle imprese ed alterando le regole della concorrenza".

CONTROLLATI QUASI 900.000 "AFFITTI BREVI"

Booking.com - la cui società madre ha sede negli Usa, più precisamente nel Delaware - opera come intermediario fra i turisti e alberghi, B&B, ma anche abitazioni dei privati, che pagano una commissione per l'uso della piattaforma online.

Proprio dopo aver controllato 896.500 di queste strutture private che non hanno partita Iva, i finanzieri del primo gruppo della Gdf genovese guidati dal colonnello Ivan Bixio, hanno ricostruito che dal 2013 al 2019 le commissioni incassate in Italia da Booking.com con questo tipo di clienti privati sono state pari a 700 milioni di euro.

Commissioni sulle quali però non è stata versata allo Stato l'Iva dovuta, che secondo l'accertamento dei militari, ammonta appunto a 153 milioni.

IL MANCATO SOSTITUTO D'IMPOSTA

Le due fonti e la nota stampa spiegano il meccanismo: per le strutture private senza partita Iva la società olandese avrebbe dovuto operare come sostituto di imposta. Cioè avrebbe dovuto registrarsi in Italia o individuare un rappresentante fiscale, avrebbe dovuto emettere fattura con Iva alle strutture private, e poi avrebbe dovuto versare l'Iva allo Stato.

I controlli effettuati dalle Fiamme Gialle, alla base della verifica fiscale che è stata trasmessa ora alla procura, hanno invece evidenziato che i privati che si interfacciavano con Booking.com avevano ricevuto fatture senza Iva, o meglio con la cosiddetta "reverse charge".

Ma, spiega la Gdf, l'inversione contabile si può applicare solo nei confronti delle strutture ricettive che hanno partita Iva, e che quindi si devono far carico di versarla.

Nei confronti di chi non ha partita Iva, deve invece essere il portale a emettere fattura con l'imposta, che poi a sua volta verserà allo Stato.

Una delle fonti spiega che tutto era iniziato con dei normali controlli a inizio 2018 alle case in affitto breve attraverso le varie piattaforme online. I militari si erano accorti che quelli che lavoravano con Booking.com avevano tutte fatture senza Iva.

Ipotizzando che potesse essere casuale, avevano esteso i controlli a tutta la Riviera e si erano resi conto che quello era il modus operandi.

Da qui l'avvio dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Genova Francesco Pinto.

Nel settembre 2018 la procura inviò ai colleghi olandesi un ordine di indagine europeo con richiesta di documentazione. Ordine che a tutt'oggi risulta inevaso, dice una delle fonti.

Non ricevendo le risposte auspicate dell'Olanda, le Fiamme Gialle genovesi sono passate così al controllo di tipo amministrativo, cioè il processo verbale di constatazione che si è concluso con la quantificazione dell'Iva non versata.

Ora, parallelamente all'inchiesta penale condotta dalla procura, l'Agenzia delle Entrate dovrà avviare un accertamento, durante il quale Booking.com dovrà decidere se aderire e versare la cifra che verrà richiesta o opporsi.

-- ha collaborato Toby Sterling da Amsterdam

(in redazione a Roma Giselda Vagnoni, mailto:emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 02 66129523)

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