Gelmini o Fascina, ovvero stare con Draghi o con Salvini

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Ansa/Getty (Photo: Ansa/Getty)
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Mariastella Gelmini contro Marta Fascina, deputata di Forza Italia e compagna di Silvio Berlusconi. È un magma senza fine quello che ribolle sotto la crosta imperturbabile di Forza Italia, venuto alla superficie un paio di settimane fa in occasione della contesa per il nuovo capogruppo alla Camera. Un partito storicamente monolitico dietro al suo leader incontrastato, ma che da quando Silvio Berlusconi è meno presente sulla scena di è spaccato a metà, falchi e colombe, filo-sovranisti e draghiani, seguaci del cerchio magico e ribelli. Definizioni tutte parziali e non esaustive, ma che fotografano una situazione esplosa.

Succede ieri che Renato Brunetta manda un messaggio nella chat degli onorevoli. Attacca Matteo Salvini che accusa sostanzialmente i parlamentari di essere attaccati alla poltrona, di mettere di fronte il proprio tornaconto personale a quello del paese in vista della possibilità di elezioni anticipate. E succede poi che Fascina gli risponde per le rime: “Salvini ha detto una cosa che condivido. La maggior parte dei parlamentari di queste Camere ha come obiettivo la fine della legislatura e la conferma del proprio seggio alle prossime elezioni. In questo Parlamento l’interesse della Nazione è passato in seconda linea”. Il punto è che Fascina è la compagna di Silvio Berlusconi, da poco assurta nell’Olimpo dei custodi del verbo di Silvio, e un messaggio così non può passare inosservato.

Passa qualche minuto ed ecco che a rispondere è Gelmini. La ministra insieme a Brunetta e alla collega Mara Carfagna è la capofila di quelli che non vorrebbero veder finire il Cavaliere nelle braccia di Bolsonaro, come Salvini che proprio domani andrà a rendergli omaggio. Il suo telefono è rovente, e decide di non tacere: “Con grande rispetto per il pensiero di tutti - scrive - credo che il presidente abbia da sempre il massimo rispetto per i parlamentari, in particolare per il suo gruppo”. Quella che Fascina dimostra di non aver avuto, si legge tra le righe. Continua: “Generalizzare non serve, soprattutto in questo momento, e sono certa che il Parlamento, compresi gli avversari di sempre, riconosceranno al presidente il ruolo che merita”.

Si scatena il pandemonio. Due ministri contro la linea di Arcore interpretata da Fascina, scoppia il caos. Perché la deputata, arrivata a Montecitorio dopo aver lavorato all’ufficio stampa del Milan, non trova legittimazione in gran parte del gruppo. Sibila un senatore: “Proprio da lei certe prediche, una che è latitante dal suo lavoro, sono due anni che non si vede e pontifica dall’alto del suo rapporto”. Volano stracci, ma in effetti Fascina dopo un primo anno di assiduità a Palazzo è scomparsa. Secondo i dati di Openpolis è stata presente a meno del 29% delle sedute, per capirci due punti percentuali in meno di Roberto Speranza, il ministro della Salute che negli ultimi due anni qualche buon motivo per non seguire la quotidianità dei lavori parlamentari l’ha pure avuto. “Fascina è meglio stia zitta”, dice una deputata e taglia lì la telefonata.

E però nel gruppo ha seguito, vuoi per convinzione vuoi per non dare a vedere al grande capo che la sua linea viene sconfessata. Paolo Zangrillo: “Brava Marta, è esattamente quello che si vive in Parlamento, è molto triste ma è la verità!”. Andrea Mandelli: “Concordo perfettamente con le giuste osservazioni di Marta!”. Alessandro Cattaneo: “Beh, diciamo che abbiamo già visto ampiamente e vedremo sempre più trasformismo e opportunismo”. Arriva a bacchettare Brunetta anche Renata Polverini: “Noi dopo la ritrovata centralità di Berlusconi non dobbiamo insistere in inutili divisioni. Si accodano anche Cristina Mirella e Roberto Pella, poi l’influentissimo Giorgio Mulè, tra i capofila dei falchi al governo: “Accendere una polemica su un fronte dove non siamo il bersaglio equivale a sentirsi chiamati in causa e non ci fa bene né fa bene alla coalizione”.

A microfoni spenti è un volare di veleni. Brunetta viene attaccato: “Il suo lavoro dovrebbe essere quello di fare il ministro, non guardare le dirette Facebook di Salvini”. I sostenitori della Fascina finiscono nel mirino: “Polverini parla di unità quando se ne è andata contestando tutto e tutti prima di tornare”. Ce n’è anche per Zangrillo, “Super raccomandato dal fratello [il medico personale di Berlusconi, n.d.r.], candidato senza un’ora di politica”. E per Cattaneo. Una senatrice ricorda che “non è la persona adatta per parlare di trasformismo, lui che nel 2006 organizzava i meeting dei Formattatori per dire a Berlusconi di andare in pensione e che negli ultimi anni ha filtrato con Pd e Calenda”.

È una babele in cui ce n’è per tutti. Nelle chat si palesano anche i sostenitori di Brunetta. “Grazie Renato per aver difeso il lavoro che tutti i giorni facciamo”, scrive Claudia Porchietto, applausi da Carlo Giacometto, “Ottimo il nostro ministro” dice Erika Mazzetti, Giusy Versace si chiede perché “non si possa dire che non si può fare di tutt’erba un fascio, bene ha fatto Renato a rispondere”. Roberto Novelli dice che “Siamo in molti, più di quanti qualcuno possa pensare, a non tollerare certe e altre uscite”.

Eccolo il punto. Nel monolite azzurro che da sempre è stata Forza Italia si è aperta una crepa profonda. Un parlamentare la spiega così: “Salvini è amico di Orban, domani va da Bolsonaro. Quando saremo al governo che razza di agenda porteremo avanti? Questi non sono Boris Johnson, conservatoracci ma con idee e una tradizione alle spalle, questi sono impresentabili”. Un fronte sempre più largo e sempre più distante da una linea del partito schiacciata sulle posizioni salviniane, proprio nel giorno in cui Salvini dice di voler rafforzare il fronte europeo delle destre e che giammai i suoi entreranno nel Partito popolare europeo. Non vogliono uscire gli azzurri draghiani, lo giurano in tutti i modi, ma raddrizzare la barra in vista delle prossime sfide. A partire da Quirinale. Perché si ventila il rischio di franchi tiratori che non seguono più le indicazioni di partito, voti che potrebbero venire a mancare anche sul nome di Berlusconi: “L’hai letta Gelmini? Il suo è un messaggio anche su quello”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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