Generazione senza pensione. Oggi precari, domani sempre a lavoro

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Giovani e pensioni (Photo: Giovani e pensioni)
Giovani e pensioni (Photo: Giovani e pensioni)

“Dopo anni in cui l’Italia si è spesso dimenticata delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, sappiate che le vostre aspirazioni, le vostre attese, oggi sono al centro dell’azione del Governo”. Queste le parole del premier Mario Draghi, intervenuto all’istituto tecnico superiore A. Cuccovillo di Bari. “L’alleanza tra le generazioni è una condizione per uscire dallo stallo che il paese ha vissuto”, ha detto invece il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aggiungendo che “la marginalità del mondo giovanile è sempre stata ragione di indebolimento delle società e delle economie”. Parole importanti, che segnalano la volontà dello Stato di occuparsi finalmente di una delle categorie più spesso dimenticate. “In una stagione di innovazione così accelerata come è quella attuale - ha detto il Presidente - sarebbe una menomazione ancor più insopportabile. Non dobbiamo permetterlo”.

Abbiamo deciso di intervistare dieci giovani, tra i 20 e i 30 anni. Studenti, lavoratori, precari. Vite diverse, ma tutte accomunate da speranze deluse e incertezze sul futuro. Li abbiamo cercati sui social, piattaforme in cui anche le preoccupazioni vengono condivise e che raccolgono i loro sfoghi. Alcuni di loro hanno voluto mantenere l’anonimato, per paura di conseguenze spiacevoli in situazioni professionali già fin troppo incerte. Ecco le loro storie.

Silvia: “Il futuro mi spaventa tanto perché porto una bambina in grembo e non so se potrò assicurarle tutto”

Silvia Santo (Photo: Silvia Santo)
Silvia Santo (Photo: Silvia Santo)

Silvia Santo ha 26 anni ed è incinta all’ottavo mese. Aspetta una bambina, alla quale vorrebbe assicurare un futuro il più roseo possibile. Ma per Silvia, come per tanti altri giovani, la situazione non è semplice. La stabilità lavorativa non è garantita e di conseguenza anche la pensione appare come un sogno lontano e sbiadito. “Sono fortemente in dubbio sul fatto se potrò accedere alla pensione, penso non prima dei 65 anni con la minima. Il fatto che possa andare in pensione a 70 anni mi porta a pensare che forse è meglio investire in un fondo pensionistico privato, ma il problema sono le commissioni richieste, che sono insostenibili”. Quel che è certo è che la gravidanza non ha intaccato la sua voglia di studiare e formarsi, tanto che ha deciso di iscriversi a un master in European Economy. Essendo incinta, non ha potuto svolgere il tirocinio previsto dal corso, ma non si è abbattuta: è infatti in procinto di laurearsi. Non riesce però a nascondere le ansie sul futuro, a cui pensa costantemente, soprattutto in vista del parto. “Il futuro mi spaventa tanto soprattutto perché porto una bambina in grembo e non so se potrò assicurarle tutto”, afferma. Ma Silvia non vuole abbattersi e non ha paura di esporsi nemmeno sui social, dove interagisce e dice la sua sotto ai post in cui si parla di giovani e pensioni. “Non si può vivere per lavorare”, ha scritto in un commento qualche giorno fa.

R.: “Sono sottopagato da oltre un anno. Non ho mai dichiarato nulla di reddito e penso che prima di vedere la pensione ne passerà di tempo”

“Guardo ai miei colleghi coetanei, nei paesi più sviluppati da questo punto di vista, come gli Stati Uniti, e a volte lo sconforto raggiunge livelli depressivi. Il futuro mi spaventa molto, a volte mi terrorizza”. Queste le parole di R., 24 anni, studente e lavoratore da sempre. Ha studiato Relazioni Internazionali e Scienze Politiche. Tra poche settimane terminerà un master in Comunicazione e da un anno e tre mesi lavora a tempo pieno. “Oggi penso a tutto fuorché alla pensione - dice -. Sto cercando di sopravvivere. Sono sottopagato. Per un anno ho guadagnato 500 euro al mese, adesso lo stipendio è un po’ aumentato, ma non arriva ancora ai 700 euro. Per il momento non ci sono prospettive di crescita. Non ho mai dichiarato nulla di reddito, quindi penso che prima di vedere la pensione ne passerà di tempo”. R. è sconfortato, anche perché sente di non dover far altro che lavorare, per assicurarsi un futuro degno. “Penso anche ad altre situazioni che derivano dal lavoro, come la mia situazione sentimentale, al mio desiderio di costruire un rapporto di coppia più stabile e una famiglia, e penso che potrebbe diventare veramente difficile nel tempo se continuo a lavorare così, da precario. Ormai ho fatto pace con l’intenzione di cercare lavoro all’estero, in Inghilterra o negli Stati Uniti. Sono disilluso e deluso”. Ma quello che lo ha sconfortato di più è stato vedere che il lavoro in Italia, nel suo settore come negli altri, “è gestito in modo ‘anziano’ ed è poco sviluppato”. “È gestito da persone over 50 che spesso non sono aperte a nessun tipo di novità. Queste persone hanno sì bisogno di giovani, ma solo per sfruttarli e per avere più manodopera. I giovani servono solo a questo”. Per R. non c’è crescita professionale né visione futura. “È vero, ci sono anche adulti che incoraggiano, ma poi finisce tutto con una pacca sulla spalla. Questo Paese è troppo anziano, e molti anziani non vogliono farsi da parte e aprirsi a una rivoluzione di idee”.

C.: “Se non cambierò paese nel frattempo, a 50 anni mi ritirerò comunque con i miei risparmi. Preferisco una vita frugale che essere schiavo per sempre”

“Perché, esiste ancora un futuro per noi giovani?”. È con questa triste ironia che C., 29 anni, risponde alla nostra domanda su come immagina il proprio futuro. È rassegnato. Le speranze e i sogni adolescenziali hanno lasciato il posto solamente a tanta delusione, in un Paese che sembra apprezzare sempre meno impegno e sacrifici da parte dei giovani. C. studia economia e finora ha svolto i lavori più disparati per mantenersi: cameriere, concierge alberghiero, bagnino. Gli studi pregressi, tuttavia, non gli hanno garantito uno sbocco nel mondo del lavoro, e oggi infatti svolge un mestiere non attinente agli studi che ha fatto. “La pensione? Probabilmente non ci accederó mai”, afferma. La delusione è talmente grande che, nonostante la giovane età, il futuro già lo preoccupa. Tanto che sta ipotizzando di lasciare l’Italia. “Se non cambierò paese nel frattempo, a cinquant’anni mi ritirerò comunque con i miei risparmi e con i miei investimenti”. E poi aggiunge: “Preferisco una vita frugale che schiavo per sempre”.

Simona: “Andare in pensione a 70 anni mi fa sentire senza riposo e senza futuro”

Simona (Photo: Simona)
Simona (Photo: Simona)

“Mi spaventa il futuro e mi spaventa il presente”. Simona Fantò ha 33 anni ed è avvocato. Si è laureata nel 2016 e da quel momento ha iniziato la pratica forense ma già prima di laurearsi, dal 2014, era entrata nel mondo del lavoro con contratti a tempo determinato in diverse aziende. L’esame di stato per fare l’avvocato l’ha superato durante il covid e poi la decisione di aprire la partita iva nel 2021, necessaria per esercitare la professione in uno studio legale. “Si vive giorno per giorno, settimana per settimana e noi a partita iva viviamo fattura per fattura”. In pensione spera di andarci “massimo a 65 anni, anche se il lavoro di libero professionista non finisce mai”, racconta. E non ne è neanche sicura, “andarci a 70 anni mi fa sentire senza riposo né futuro”. Con suo marito ha preso un mutuo a vent’anni ed è incinta da cinque mesi. Simona sa che le sue preoccupazioni sono condivise da amici e colleghi, “è tutto sulle nostre spalle, sulle nostre forze e sulla capacità che abbiamo di sopravvivere nel mondo del lavoro, lo stato non ci tutela e non garantisce un futuro prossimo”.

F.: “Più che godermi la fase conclusiva della mia vita, sono soldi che (se li maturerò) serviranno a pagarmi le cure o un collaboratore domestico che si occupi di me”

F. ha 27 anni, è stagista in un’importante testata giornalistica italiana e sta concludendo gli studi con un master biennale di primo livello. Ha un sogno: diventare giornalista. Per questo inizia giovanissimo a collaborare con varie testate, e nel frattempo si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. A soli 23 anni fonda un suo giornale, tutt’oggi attivo. Il suo sogno è così grande che dopo aver lavorato come impiegato presso l’azienda SACE, specializzata nel settore assicurativo-finanziario, decide di rinunciare al posto per tentare la carriera giornalistica. Ma oggi F. si chiede se abbia fatto bene a lasciare quel posto. Nonostante la carriera accademica di tutto rispetto, infatti, e lo spirito di iniziativa che lo ha sempre contraddistinto, F. oggi non ha speranze. È deluso perché non ha più fiducia nel futuro. “Di questo passo non andrò mai in pensione - dice -. Ho 27 anni, non ho versato un euro di contributi, con le normative attuali se sono fortunato ci andrò a 72 anni. Più che godermi la fase conclusiva della mia vita, sono soldi che (se li maturerò, beninteso) serviranno a pagarmi le cure o un collaboratore domestico che si occupi di me”. E più passa il tempo, più la rassegnazione cresce. “Sono arrabbiato, perché con il mio lavoro sto pagando in parte pensioni frutto di politiche scellerate e clientelistiche risalenti alla Prima Repubblica, oltre che scelte politiche di dubbio gusto della classe dirigente attuale come quota 100 - afferma -. Trovo assurdo che il mio lavoro finanzi e abbia finanziato strumenti che non solo non hanno creato lavoro, ma hanno sperperato denaro pubblico senza minimamente interessarsi al futuro di noi giovani”. Ma non c’è tempo per farsi sopraffare da paure e pensieri. “Non ho paura del futuro. Non c’è tempo per essere spaventati.Tutto ha lasciato il posto a una profonda rassegnazione: la mia generazione ha a malapena un presente, se ci mettiamo anche a pensare a come sarà il nostro domani... mi vengono i brividi”.

T.: “Il futuro mi spaventa parecchio soprattutto per la sicurezza del posto di lavoro, per esempio se dovessi perderlo tardi, e dato che in pensione si va ancora più tardi, a 60 anni chi ti riassume?”

“Dovrebbe cambiare la politica del lavoro, ci servono più tutele sui contratti e anche mettere un massimo di età per lavorare, tanto poi non ce la fai più fisicamente”. T. lavora in un’azienda farmaceutica dopo essersi laureato in Farmacia. “Spero 60 anni per la pensione ma sono anche troppo ottimista”. Sul suo futuro, T. dice che “lo spaventa parecchio, soprattutto per la sicurezza e stabilità del posto di lavoro”. Secondo lui infatti, avendo un’occupazione nel privato, “non sei mai sicuro del tuo posto, perché l’azienda o la farmacia potrebbe chiudere, potrebbero esserci problemi col titolare o con i colleghi, ci sono sempre più variabili”. Quello che lo spaventa di più è proprio perdere il lavoro a ridosso della fine degli anni lavorativi. “Se in pensione dovessi andarci a 70 anni ma dovesse capitare di perdere il posto di lavoro a 65? Chi ti assume all’età di 65 anni?”.

Stefano: “Sembra un film dell’orrore, sto mettendo sempre più in dubbio il fatto di rimanere in Italia”

Stefano (Photo: Stefano)
Stefano (Photo: Stefano)

Stefano Sprò, 26 anni e una laurea in Scienze Motorie. Poi cameriere e tatuatore. Un percorso variegato in cui si è sempre dato da fare con la consapevolezza però, che diventa preoccupazione, di trovarsi inserito in un mercato del lavoro che non funziona. “Ho studiato per cinque anni Scienze Motorie ma quando mi sono laureato, l’anno scorso, mi sono accorto che lavorare in questo ambito era per me impossibile”. Voleva dire, come racconta, fare due o tre lavori precari in qualche palestra, “settore che tra l’altro con le chiusure dovute al coronavirus è stato duramente colpito”. Quando è scoppiata la pandemia infatti Stefano si è spostato nel settore artistico e ha cominciato a fare il tatuatore. “Siccome ho appena iniziato non riesco a mantenermi con questo lavoro”, per questo Stefano è anche cameriere in una società internazionale di catering. Sul tema delle pensioni chiede: “Sembra un film dell’orrore, con quali premesse dovrei rimanere in Italia?”. Stefano infatti sta considerando sempre di più l’idea di andare via dall’Italia e anche quella di aprirsi un fondo privato per la pensione, secondo lui “l’unico modo per ritrovarmi poi con dei risparmi da poter utilizzare in futuro”. Ma il suo futuro lo vede lontano dall’Italia, “metto sempre più in dubbio il fatto di rimanere e invecchiare nel paese dove sono nato, non ci sono incentivi e nemmeno tutele, vorrei conoscere più realtà possibili”.

I.: “Mi chiedo se e quando sarò in grado di essere indipendente a livello economico”

26 anni, laurea magistrale in Management dell’Impresa a Ottobre 2020 e dopo un periodo di invio del curriculum a varie aziende, il contratto di apprendistato in una società di consulenza. “Non so quando andrò in pensione, sicuramente ci andrò tardi”. Nonostante questo secondo lei la pensione è un argomento a cui i giovani lavoratori dovrebbero interessarsi, “forse c’è anche poca informazione, ma dovremmo pensarci da subito, proprio perché non abbiamo la certezza del nostro lavoro, non sappiamo come cambierà”. Il futuro non la spaventa, “quello di cui ho timore - racconta - è la precarietà delle condizioni economiche, non so quando e come arriverò a essere indipendente a livello economico”.

G.: “Temo che si dissolva l’idea di ‘stato sociale’ e che diventi sempre più difficile garantire ai cittadini uno stile di vita dignitoso

G. ha 33 anni. Dopo la laurea magistrale in Filosofia a Bologna, ha lavorato come professoressa di Storia dell’Arte e del Design in un’università triennale privata di Ancona. Non ha mai smesso di darsi da fare, e dopo la parentesi relativa all’insegnamento diventa dipendente in uno studio di architettura a Firenze, dove si occupa di comunicazione, ufficio stampa, copywriting e gestione dei social media. Oggi G. studia e lavora. Da tre anni ha aperto la partita iva ed è copywriter freelance. Le preoccupazioni sul futuro non mancano, ma in questa fase della vita preferisce non pensare alla pensione. “Non so quando potrò accedervi. Comunque mi piace molto il mio lavoro quindi l’idea di andare in pensione tardi non mi spaventa”. “Temo, invece, che si dissolva l’idea di ‘stato sociale’ che aiuta i propri cittadini, e che quindi diventi sempre più difficile garantire loro, anche alle fasce più basse di popolazione, uno stile di vita dignitoso, o in questo caso una pensione che permetta di vivere in maniera dignitosa”. G. non ha paura, come tanti altri giovani crede che non ci sia tempo per piangersi addosso. “Il futuro mi incuriosisce - dice -. Credo che le crisi del modello capitalista (quella del 2008 e ora quella causata dal Covid19), e il cambio generazionale ai vertici stiano mostrando che è possibile costruire una società con principi diversi da quelli che hanno portato al boom economico degli anni Ottanta, che ormai sono vecchi e non funzionano più. Mi incuriosisce capire cosa succederà e come essere parte del cambiamento”.

Marina: “Dobbiamo fare qualcosa noi per il nostro futuro, perché nessuno lo farà al posto nostro. I giovani devono prendere in mano la cosa pubblica e migliorare questo paese rivoluzionandolo dall’interno”

Marina (Photo: Marina)
Marina (Photo: Marina)

“Credo che anche se trovassi lavoro nel mio campo in modo abbastanza celere dopo la laurea magistrale, non andrò mai in pensione, o comunque se ci andrò sarà ben oltre i 70 anni. Ma ho accettato la cosa, già prima di iniziare le superiori avevo questa convinzione”. Marina Piccolo, 25 anni, studentessa nel corso di laurea magistrale in Cinema e audiovisivo, lo sa da tempo che la pensione è molto lontana. Ma sa anche che non bisogna perdersi d’animo. Nonostante l’Italia sia il paese con meno laureati in Europa, “la maggior parte dei ragazzi della mia età” - spiega Marina - ha un livello di istruzione molto superiore a quello dei propri genitori, per questo io credo che per la nostra generazione sarebbe possibile, se ci fosse spirito di fratellanza e cooperazione, cambiare le cose, in meglio, per tutti. Se solo ce lo lasciassero fare”. Sul futuro dei giovani infatti secondo lei non c’è altra possibilità che costruirlo da soli. “Dobbiamo prendere in mano il nostro futuro, a partire dalla politica. I giovani devono ricominciare ad interessarsi alla cosa pubblica e devono migliorare questo paese rivoluzionandolo dall’interno”. Marina infatti è anche un’attivista e sui suoi canali social parla di politica. “Questo futuro incerto rappresenta non solo paura ma anche una sfida, alla quale sono pronta a partecipare. Anche per questo ho deciso di studiare cinema, perché penso che l’audiovisivo sia il mezzo più potente per comunicare con le persone”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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