Genitori di Marco Vannini: non perdoniamo, speriamo in Cassazione

red/Apa

Roma, 17 ott. (askanews) - Nessun perdono. E una richiesta di giustizia. A quattro anni e cinque mesi dalla morte del figlio, Marina Conte e Valerio Vannini parlano a Circo Massimo, su Radio Capital, di Marco e della sera in cui fu ucciso, a casa della fidanzata, da un colpo di pistola sparato dal suocero Antonio Ciontoli, condannato in appello a cinque anni di carcere. Dopo quella sentenza, Marina Conte urlò "vergogna". E lo farebbe ancora: "Sono quattro anni e cinque mesi che mi batto per avere giustizia per mio figlio, e in un'aula di tribunale dove i giudici dovrebbero tutelare noi vittime riducono la pena a un reo confesso che tra le altre cose ha detto una marea di cavolate. Ha detto di essersi reso conto di aver fatto una stupidaggine. Una stupidaggine?? È morto un ragazzo di vent'anni, è morto mio figlio! Poteva avere tutto e non avrà niente! Antonio Ciontoli deve pagare con tutta la famiglia. Ma non perché grido vendetta: io grido giustizia", dice la madre di Marco, che punta il dito contro tutta la famiglia Ciontoli: "La verità non la sapremo mai. Possiamo soltanto fare delle supposizioni. Le fa ognuno di noi. A ucciderlo sono stati i cinque presenti in quella casa. Se fosse stato soccorso, Marco sarebbe qui con noi. Mi dà fastidio aver letto in un'intervista che uno degli avvocati dice che Marco ci aveva telefonato dieci minuti prima dicendo che sarebbe rimasto a dormire a casa della ragazza, 'cosa poteva succedere in quei dieci minuti'. Tutto può succedere. Quante persone si uccidono per impeto? Per impeto non ci può essere stata una discussione? Per impeto non può essere stato sparato? Poi, per quello che è successo dopo, per me sono diventati tutti assassini".

Stasera, sul Nove, andrà in onda uno speciale sul caso Vannini, con testimonianze e audio inediti. Cosa non torna nella vicenda? "Non torna niente", ricorda il padre di Marco, Valerio Vannini, "a partire dalla pistola: essendo difettosa, non poteva sparare in automatico, doveva essere scarrellata. E invece l'hanno fatto passare per un incidente. Dicono che sia successo in bagno ma non è possibile balisticamente. E Marco era un igienista, non si sarebbe mai fatto un bagno in vasca, non se lo faceva neanche a casa nostra, si faceva solo docce. E quando si faceva la doccia a casa nostra non faceva entrare neanche me nel bagno, si figuri se poteva far entrare il suocero. E Ciontoli offende l'educazione che gli abbiamo dato quando dice che con lui aveva un rapporto diverso che con noi. Vuol dire arrampicarsi sugli specchi perché non c'è più niente da dire". Cosa è successo, continua Vannini, "ce lo poteva dire solo Marco. Chiariamo una cosa: quando è stato colpito, è stato ferito. La morte gliel'hanno causata i Ciontoli non soccorrendolo e facendo trascorrere più di un'ora, e questo ha causato l'emorragia che l'ha portato alla morte. Perché? Non volevano che Marco parlasse? Non volevano che dicesse la verità, diversa dal loro castello di bugie?". A Massimo Giannini e Oscar Giannino Marina Conte racconta che "il giorno stesso che Marco è stato ucciso io avevo discusso con la ragazza per la sua decisione di intraprendere la carriera militare. Martina non voleva. Era ossessiva nei confronti di Marco, non lo mollava mai e non voleva che entrasse nell'esercito. Ma era il sogno di mio figlio. Voleva volare con le frecce tricolore. Era un ragazzo ambizioso, aveva tutte le potenzialità per poter emergere, e Martina aveva paura. Magari il suocero davanti faceva vedere a mio figlio che l'aiutava e poi invece gli remava contro".

E ora? Cosa si aspettano i genitori di Marco Vannini? Marina Conte confida "nella Cassazione, siccome ci sono tante cose che non tornano mi auguro che leggano bene le carte. Finora era tutto servito su un piatto per dare la condanna giusta a queste persone, purtroppo questo non è successo". Le fa eco il marito: "Mi aspetto che ci sia giustizia vera, che dia un segnale che rassicuri non solo noi ma tutti gli italiani. Tutti aspettano questa sentenza per vedere se questa giustizia esiste. E possa dare una sorta di tranquillità perché, se le cose andassero al contrario, vuol dire che siamo in un paese in cui non possiamo stare tranquilli del vicino, di quello che ti abita sopra, o del fidanzato di tua figlia, perché non sai mai cosa può succedere, può succedere che la sera esce e non ti rientra". Nell'attesa della giustizia non c'è spazio per il perdono: "Non perdonerò mai la famiglia Ciontoli", dice la madre di Marco, "Le urla disumane di mio figlio mi rimbombano in testa tutto il giorno. Sarei scesa a compromessi se avessero chiamato me e i soccorsi subito. E invece continuano a prendere in giro noi e Marco non dicendo la verità".