Genocidio armeno, Antonia Arslan: "Negarlo è come negare la Shoah"

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"Una 'bomba'". Antonia Arslan giudica così il riconoscimento del genocidio armeno da parte di Joe Biden, all'indomani di un colloquio telefonico con il leader turco Recep Tayyip Erdogan, passato più di un secolo dallo sterminio di un milione e mezzo di armeni da parte delle truppe dell'allora Impero Ottomano. "Sarebbe bello" se il presidente del Consiglio Mario Draghi "facesse lo stesso" di Biden, dice la scrittrice e saggista di origine armena all'Adnkronos, ricordando comunque come "il Parlamento italiano abbia per due volte riconosciuto il genocidio armeno" con l'approvazione della mozione bipartisan alla Camera nell'aprile del 2019 dopo una risoluzione del 2000.

E, aggiunge Arslan, d'altro canto "Draghi ha già dato del 'dittatore' a Erdogan", che non ammette il genocidio, perché con i "dittatori - incalza l'autrice del bestseller 'La masseria delle allodole' - bisogna anche fare il muso duro ogni tanto".

"In generale bisogna che questi leader delle nazioni occidentali si rendano conto che negare il genocidio armeno è come negare la Shoah - incalza, reduce dall'annuale commemorazione che da 20 anni si tiene regolarmente nella sede del Comune di Padova in occasione dell'anniversario del massacro - Ormai è dimostrato da tutti i punti di vista, da tutti i grandi storici e il negazionismo è ancora attivo soltanto in una frangia residuale di storici o turchi o in qualche modo collegati con la Turchia".

Arslan insiste con la determinazione e la forza che la contraddistingue sul fatto che "è ora" di riconoscere a livello globale il genocidio armeno, "questo primo genocidio del '900 collegato per tanti fili con la Shoah". E oggi, secondo la scrittrice, a fronte del "bel numero di Nazioni che hanno riconosciuto il genocidio armeno, c'è solo da domandarsi perché altre non l'abbiano fatto".

Il pensiero va subito al Regno Unito, proprio quel Regno Unito da cui "è arrivato il primo documento importante sulla tragedia armena, il 'Libro Blu' di Toynbee e Bryce, uscito nel 1916 con testimonianze immediate e di prima mano". E poi c'è Israele, altro alleato degli Usa. Qui, dice, "ogni anno si apre una battaglia anche all'interno della Knesset sul riconoscimento del genocidio che non viene fatto evidentemente per motivi strategici". "Sarebbe ora lo facessero e basta senza pensare alle conseguenze - incalza - Va fatto perché se non lo fa Israele non ha senso".

E va fatto anche per dare un segnale ai "dittatori". "Erdogan va avanti sempre di più a tuonare perché nessuno in qualche modo gli risponde", dice Arslan, denunciando una "continua e aspra negazione", il "perseguimento di coloro che affermano che c'è stato" il genocidio, come è capitato anche al Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, e anche il "sostegno alla guerra dell'Azerbaijan contro l'Armenia".

Non manca una forte critica per la "diplomazia europea". "Dov'è la diplomazia europea? Dov'è la grande diplomazia europea? Come mai nessuno in questa unione di popoli che ha forza, che ha potenza, che è progredita, che ha 500 milioni di abitanti, prende posizione? Come mai non c'è una voce che prenda posizione in campo di politica estera? E - conclude Arslan - naturalmente meno parli più le persone autoritarie che dominano dei Paesi si sentono autorizzate ad andare avanti se non altro nella guerra delle parole".