A Genova nascerà il Museo nazionale dell'emigrazione italiana

Alessandra Rossi
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AGI -  "Sarà soprattutto un luogo di memoria, inclusione e democrazia". Così, Piero Campodonico, direttore del Muma (Museo del Mare di Genova) presenta il futuro Museo nazionale dell'emigrazione italiana, ospitato nell'edificio della Commenda di Pré, nel centro storico di Genova, a due passi dal mare.

Il termine dei lavori è previsto nei primi mesi del 2022, ma gli interventi non saranno invasivi, come spiegato da Francesco Buonfantino, capo progettista del Mei, in una conferenza stampa: "Gli interventi per l'adeguamento dell'edificio a museo saranno minimi e facilmente reversibili. Si tratterà di microinterventi chirurgici di rammendo - ha spiegato - ci sarà un allestimento dinamico proprio perché l'emigrazione è un processo in continua evoluzione. Non violenteremo queste mura con le nostre tecnologie, ma faremo sì che il viaggio prosegua anche in futuro". 

Buonfantino ha poi sottolineato che "per un museo del genere", le cui parole d'ordine sono multimedialità, immersività e accessibilità, "è più stimolante lavorare in uno spazio dove ogni pietra parla di memoria, che in un edificio ex novo - ha detto -; in questo monumento è stratificata la nostra memoria. Il nostro obiettivo è costruire una casa della memoria collettiva e di Genova: studiando l'antico edificio, da cui partivano i pellegrini per la Terra Santa, ci siamo soffermati sul periodo dal 1870 al 1970. Ebbene, in questo lasso di tempo qui transitarono quasi 27 milioni di persone, 27 milioni di storie".

Il museo si svilupperà su tre piani dove il fil rouge sarà quello di "sconfiggere la noia", ha sottolineato Campodonico: ad accompagnare il visitatore le storie di chi è partito, le motivazioni che lo hanno spinto a farlo, i simboli dei viaggi. Sarà un'esperienza "in his shoes", ha sottolineato il direttore del Muma: "Vogliamo che il visitatore si metta nei panni dell'emigrante che intraprende il suo viaggio".

Il percorso espositivo sarà costellato da autobiografie, diari, lettere, fotografie, giornali, canti e musiche che accompagnavano gli emigranti. Le diverse “stazioni” che comporranno il percorso potranno “parlare” in modo diverso a seconda dell'interlocutore che si avvicinerà: questo grazie a un meccanismo di registrazione all'ingresso che permetterà di calibrare lingue, storie e documenti in base alla specifica persona che sta compiendo il percorso. 

Per il sindaco di Genova Marco Bucci, che ha ricordato la sua esperienza di "emigrato" per 22 anni negli States, il Mei sara' "il museo che parlera' piu' lingue in assoluto e permettera' di essere molto vicini all'esperienza del migrante". 

Tra le curiosita' previste nell'allestimento, la Sala del mondo, un grande planetario per raccontare che gli italiani non partirono solo verso Usa, America Latina e Australia, ma in tutto il mondo. E poi i teatri a 360 gradi per i dibattiti immersivi sull'emigrazione, la ludoteca che permettera' ai piu' piccoli di entrare in contatto con quella memoria e comprendere anche oggi le ragioni del viaggio. Non manchera' il Memoriale dell'emigrazione: un planisfero in alto da cui pendono fili rossi, ovvero il sangue versato dai tanti emigrati protagonisti di tragedie quali Marcinelle, o le molteplici storie di razzismo.

Spazio anche all'emigrazione interna e a quella contemporanea "perche' la storia dell'emigrazione non e' mai finita - ha sottolineato Campodonico - e non ho paura a definire il Mei un museo mutante che nel tempo cambiera' nei contenuti, acquisendo nuove storie, ma conservando la memoria. Gli interventi, per un importo di circa 5,3 milioni di euro (di cui 300 mila arrivano da Fondazione San Paolo per la progettazione; 3 milioni dal Mibact, nell'ambito del programma Grandi Progetti Beni Culturali e 2 milioni dal Patto per Genova, siglato tra Comune e governo), riguardano l'adeguamento funzionale, il restauro e il risanamento conservativo della Commenda e dureranno circa un anno. 

All'inaugurazione il prossimo anno l'intenzione è di invitare anche la 46esima first lady degli Stati Uniti, Jill Biden, che ha origini italiane: il cognome da ragazza Jacobs in origine era italiano ed era Giacoppo, poi anglicizzato dal nonno di Jill, Gaetano Giacoppo, originario di Gesso, frazione del comune di Messina.