Geopolitologo Rossi: "Pericolo uso di armi di distruzione di massa mai stato così alto"

(Adnkronos) - La Russia potrebbe usare le armi nucleari. Lo sostiene l’esperto di geopolitica della rivista 'Difesa Online' David Rossi, che, parlando con l’Adnkronos, sottolinea quanto “il pericolo di una guerra combattuta con armi di distruzione di massa non era mai stato così alto. La Russia dal 24 febbraio si considera in guerra contro tutto il mondo: sia che vinca, sia che perda in Ucraina, non cesserà le ostilità. Non ce ne rendiamo conto, ma siamo come nel periodo della così detta ‘strana guerra’, fra il settembre 1939 e il maggio 1940, quando le potenze occidentali erano di fatto in guerra contro la Germania nazista ma nessuno se ne rendeva conto, perché sul campo si combatteva in Polonia e in Finlandia. Questa fase, stavolta, non durerà per sei-otto mesi: Putin ha mentito su tutto ma mai quando ha fatto delle minacce. Ha sempre fatto il male che ha minacciato. Così sarà stavolta. Potrebbe usare le armi nucleari? Certo che sì”.

Si riferiva alla minaccia dell’impiego di armi nucleari, ieri a San Pietroburgo il presidente russo, quando ha dichiarato che "se la Russia sarà minacciata, ci sarà una risposta e sarà fulminea, con mezzi che i suoi avversari non hanno ancora”? Secondo Rossi, Putin potrebbe ricorrere alluso del cosiddetto ‘First Strike’ e all’uso delle armi nucleari che ne deriva: “Si tratta del lancio, per primi, di un attacco con l'uso di armi portanti una testata nucleare. Il portavoce del Cremlino e il ministro degli esteri russo Lavrov, che chissà perché in occidente passa per una colomba, hanno spiegato che si intende applicabile a qualsiasi minaccia all'esistenza dello Stato russo. Così facendo, però, lungi dal limitarlo, come hanno inteso i media, lo hanno esteso applicandolo a qualsiasi Stato, non solo alle altre potenze nucleari, che metta in pericolo in modo strutturale la Federazione Russa. In ogni caso, l'uso delle armi nucleari è e rimane un passo verso la follia e l'autodistruzione”.

“In apparenza, infatti – spiega il politologo - il ‘First Strike’ è un bel vantaggio: puoi selezionare l'obiettivo migliore, come per esempio la distruzione completa di una forza ucraina posta davanti al Donbass o alla Crimea o una base occidentale da cui affluiscono armi per la liberazione dell'Ucraina stessa o una parte del territorio di uno Stato neutrale per impedirgli di aderire alla Nato. Tuttavia, sia che tu colpisca un territorio della Nato sia che tu colpisca un Paese terzo, questa escalation non può passare inosservata da parte delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti e del Regno Unito. In pratica, i vertici del Cremlino si troverebbero davanti a un bivio: o lanciare un ‘First Strike’, per così dire, generale, per distruggere i centri decisionali ucraini e dell'Occidente, ma esponendosi così a una risposta immediata, generale e devastante - in pratica, la fine della Russia come entità politica, economica e sociodemografica - o, come detto prima, puntare su un obiettivo limitato, correndo però il rischio che la reazione di Londra e Washington sia devastante, infliggendo alla Russia un danno - attraverso le armi nucleari - da cui non potrebbe risollevarsi per secoli e ponendo i suoi vertici davanti al bivio se proseguire con l'escalation o arrendersi”.

(di Cristiano Camera)

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