George Floyd, le tappe del caso che infiamma l'America

Manifestanti protestano a Brooklyn dopo la morte di George Floyd (Photo by Erik McGregor/LightRocket via Getty Images)

La morte di George Floyd, il 46enne afroamericano rimasto ucciso per asfissia a Minneapolis durante un fermo della polizia, ha sconvolto il mondo intero e generato una serie di proteste e rivolte negli Stati Uniti. Ma perché il caso Floyd ha infiammato il Paese? Procediamo per tappe...

Chi era George Floyd

George Floyd era un afroamericano di 46 anni. Originario di Houston, viveva in un sobborgo di Minneapolis da cinque anni, dove lavorava come buttafuori in un locale chiuso da marzo a causa del lockdown. Aveva una bambina di sei anni di nome Gianna.

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Cosa gli è successo

La sera del 25 maggio, poco prima delle 20, la polizia di Minneapolis ha ricevuto una chiamata dall'impiegato di un negozio. Il commesso ha raccontato che un uomo, apparentemente ubriaco, era entrato per acquistare le sigarette e aveva pagato con una banconota da 20 dollari falsa. Quando gli agenti sono arrivati, Floyd era nella sua auto e sembrava stare male. Come testimoniano le riprese di una telecamera, l'uomo è stato fatto scendere dall'auto, è stato ammanettato e poi fatto stendere a terra. La scena, ripresa con il telefonino da molti testimoni, ha mostrato che Floyd era immobilizzato da tre agenti. Il video che però è diventato virale mostrava solo un agente, Derek Chauvin, con un ginocchio sopra il collo di Floyd. Il poliziotto è stato in quella posizione per 8 minuti e 46 secondi, nonostante il 46enne continuasse a lamentarsi ripetendo: "Non riesco a respirare". Il 46enne è stato portato via dall'ambulanza ed è morto la sera stessa.

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Cosa è successo ai poliziotti?

Nel verbale riportato dalla polizia, Floyd si sarebbe opposto all'arresto, spingendo gli agenti ad ammanettarlo e a bloccarlo a terra. Le immagini filmate dagli utenti però raccontano un'altra realtà, che ha portato al licenziamento dei poliziotti coinvolti. Nel frattempo le immagini del blocco di Floyd sono arrivate sui social diventando presto virali. Le piazze si sono riempite di persone che protestavano contro i soprusi perpetrati dalla polizia ai danni degli afroamericani al motto di “Black lives matter” "(Le vite nere contano").

Per il poliziotto Derek Chauvin si è passati dal licenziamento all’accusa di omicidio colposo, poi a quella ben più grave di omicidio volontario. Gli altri tre agenti presenti al fatto, Thomas Lane, J Alexander Kueng e Tou Thao, sono stati arrestati per aver aiutato e favorito l’omicidio.

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L’ondata di proteste per i diritti dei neri negli USA

L'episodio della morte di George Floyd ha riaperto il dibattito sull'abuso di potere della polizia, in particolare nei confronti degli uomini di colore. Dal giorno della morte di Floyd, centinaia di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade. Le proteste sono partite da Minneapolis, diffondendosi ben presto in tutti gli Usa. Non tutte le manifestazioni si sono svolte pacificamente e in molti casi sono sfociate in episodi di violenza. Alcuni negozi sono stati distrutti, auto della polizia e commissariati sono stati incendiati. Non sono mancati violenti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti, molti dei quali arrestati. Tra di loro un giornalista di colore della CNN, Omar Jimenez, ammanettato durante una diretta tv da Minneapolis e poi rilasciato. Fermata anche Chiara de Blasio, la figlia 25enne del sindaco di New York, durante le proteste di Manhattan.

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La reazione alle proteste

A una settimana dall’omicidio Floyd, 40 città americane hanno imposto il coprifuoco. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo essersi espresso duramente contro saccheggi e atti di vandalismo, ha rincarato la dose minacciando il ricorso all'esercito. La Casa Bianca è stata blindata dalla polizia militare e dalle forze dell'ordine di varie agenzie federali. C’è però chi non è d’accordo con il Presidente. Si tratta del capo del Pentagono Mark Esper che, definendo l'uccisione di George Floyd un "crimine orribile", si è detto apertamente contrario all''Insurection Act, la legge nominata dal tycoon che consente di impiegare l'esercito contro le rivolte interne.

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Non tutti i poliziotti americani chiamati a gestire le proteste si sono schierati contro i manifestanti. Foto e video di poliziotti in ginocchio e abbracciati a chi è sceso a protestare come forma di solidarietà, sono arrivate da tutto il Paese: Missouri, Florida, Michigan, New York. Emblematico il gesto di Medaria Arradondo, capo della polizia di Minneapolis, che rispondendo in diretta sulla Cnn alla famiglia della vittima che chiedeva l’arresto anche degli altri tre poliziotti coinvolti, ha detto: “Il silenzio e l’inazione sono complicità”. Poi si è tolto il cappello in segno di rispetto.