Germania alla quarta ondata, si scopre meno prussiana dell'Italia

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German Chancellor Angela Merkel (L) speaks with Italian Prime Minister Mario Draghi at the start of the G20 Summit at the convention center
German Chancellor Angela Merkel (L) speaks with Italian Prime Minister Mario Draghi at the start of the G20 Summit at the convention center

Oltre alla mediazione di Mario Draghi sui dossier spinosi sul tavolo dei G20 riuniti a Roma nello scorso weekend, a partire dal clima, c’è qualcos’altro che ha caratterizzato il summit organizzato dalla presidenza italiana. Il vertice ha funzionato come vetrina internazionale delle misure anti-covid adottate dal governo. Lo si scopre oggi, nelle dichiarazioni del ministro tedesco alla Salute Jens Spahn alle prese con una nuova recrudescenza del virus in Germania. Spahn propone di copiare il modello italiano sull’uso del green pass, il più severo a livello europeo. Mentre l’Austria ha già deciso di rendere obbligatorio il certificato vaccinale per il lavoro già a partire dal primo novembre.

“L’ho vissuto personalmente a Roma - dice Spahn - In occasione del G20 mi è capitato di dover esibire il certificato vaccinale più spesso in un giorno di quante forse qui in quattro settimane”. Il ministro si lancia in una critica del modello tedesco. In Germania, dice, “troppo spesso” si rinuncia a controllare sulla base della “fiducia”. Invece bisognerebbe introdurre maggiori più controlli: “Se lo si fa in modo coerente per un paio di giorni, magari anche con delle multe, il segnale è chiaro”.

Addirittura, la Germania vuole prendere esempio dall’Italia. Spahn torna alla carica alla luce dei nuovi preoccupanti numeri del covid in Germania. L’allarme arriva da Lothar Wieler, presidente dell’istituto tedesco Robert Koch. “Nelle ultime 24 ore - dice Wieler in conferenza stampa - si sono registrati 194 decessi con e per Covid, una settimana fa sono stati 114. I numeri sono preoccupanti”. Il presidente dell’istituto Koch parla ormai di “quarta ondata” che si sta sviluppando “esattamente come immaginavamo proprio perché molti non si sono vaccinati”. Il ministro della Salute pensa di accelerare sui richiami del vaccino con la terza dose, prendendo come modello Israele, “che così è riuscita a far abbassare la curva dei contagi”.

Oltre a Italia e Austria che hanno già deciso di rendere obbligatorio l’uso del green pass al lavoro, anche la Romania sta valutando la stessa misura. Lì - come in Bulgaria, pure con contagi in crescita - il tasso di vaccinazione resta basso: solo il 30 per cento della popolazione ha fatto il ciclo completo. In Belgio, sede delle più importanti istituzioni europee, il tasso di contagio pure è in crescita (media settimanale di quasi 7mila contagi, un mese fa erano 2mila), anche se il 74 per cento della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Per ora nessuna valutazione del modello italiano a Bruxelles, ma a fine ottobre il governo ha reintrodotto l’uso obbligatorio della mascherina al chiuso e l’obbligo del green pass in ristoranti, palestre e altri luoghi pubblici: misure che in regioni come le Fiandre non erano più contemplato dalle riaperture dell’estate scorsa dopo il lockdown.

Modello italiano sul green pass? Non c’è un’adozione ‘tout court’ da parte europea, del resto dalla Commissione Ue si sottolinea sempre che sta ai singoli Stati decidere l’uso del certificato vaccinale. Ma di certo le misure decise in Italia si fanno notare anche a livello europeo e il G20 è servito a farne pubblicità davanti ai leader e alle delegazioni arrivate nella Capitale. C’è da aspettarsi che se ne parlerà di più, sulla spinta dei contagi che stanno crescendo un po’ in tutta l’Unione e in Gran Bretagna, dove in questi giorni è riunita la Cop26 sull’ambiente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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