Germania, Bundestag decreta passaggio di mano archivi della Stasi

Berlino, 27 set. (askanews) - Trent'anni di sensi di colpa e un'archivio storico che pesa come un macigno sulla coscienza collettiva tedesca, e che da ora sarà sotto il diretto controllo del governo. Il Bundestag ha approvato il trasferimento negli archivi federali dei documenti e delle registrazioni della Stasi, la famigerata polizia della Germania dell'Est che tenne sotto controllo milioni di tedeschi tra il 1950 e il 1989.

Secondo gli ex dissidenti, è semplicemente un modo per mettere a repentaglio il patrimonio della memoria. E molti hanno espresso forte criticità nei confronti della misura. Le cifre danno un'idea dell'entità dello spionaggio in un momento in cui non esistevano né Internet, né i telefoni cellulari: 111 chilometri di documenti scritti, oltre a 1,7 milioni di foto e 34.000 registrazioni audio o video.

Quell'universo di sospetto, delazione e oppressione ben descritto ne "Le vite degli altri", di Florian Henckel von Donnersmarck che conquistò l'Oscar come migliore film straniero nel 2007. Ma soprattutto che ha diramazioni storiche anche nel presente visto che nella notte dell'assalto alla Stasi, il 9 novembre 1989 a Dresda, in prima linea nella difesa degli archivi c'era un giovane Vladimir Putin, allora ufficiale di sicurezza senior e oggi leader russo e interlocutore costante nei complessi rapporti che regolano Mosca e Berlino.

Quella notte è storia: gli agenti dell'est furiosi tentano di distruggere l'edificio e i documenti della polizia segreta della Germania comunista. Accanto a quel palazzo c'era la sede del Kgb, i servizi sovietici. A difenderlo solo il tenente-colonnello Putin che pronuncia la frase ormai storica: "Ho 12 pallottole, una per me, il resto è per voi".

Nel caos del 1989-90, lo stato di polizia alleato sovietico crollò, gli ufficiali della Stasi distrussero freneticamente i file, quando le macchine si spezzarono sotto lo sforzo, strapparono i documenti a mano per spappolare o bruciare gli scarti. Nelle memorie di Putin c'è chiaramente scritto che a furia di bruciare documenti la stufa scoppiò.

Dopo la riunificazione nel 1990, venne rapidamente nominato il Commissariato Federale per gli Archivi della Stasi. Nei tre mesi successivi, più di tre milioni di persone richiesero allo stato di sapere chi dei loro colleghi, insegnanti o persino familiari aveva riferito su di loro e cosa.

E oggi le associazioni di vittime della dittatura comunista criticano questa imminente fusione che, a loro avviso, renderà più difficile l'accesso a documenti di primaria importanza per la ricerca storica. Questa riforma si annuncia come lo scioglimento della più grande istituzione di riflessione critica sulla DDR, lamentano gli storici. Mentre da Die Link attaccano: "Il problema è che in questo Paese e in questo Parlamento sono sempre i tedeschi dell'Ovest a decidere cosa devono fare i tedeschi dell'Est del loro passato".