In Germania i contagi stanno raddoppiando ogni tre giorni

Roberto Brunelli

Nel giorno in cui Germania la registra oltre 13 mila casi di contagio da coronavirus, le forze armate tedesche si tengono pronte ad una situazione di "worst case scenario". È la stessa ministra alla Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer a dirlo, precisando che la Bundeswehr è a disposizione "se la capacità di resistenza delle forze civile dovesse terminare".

Non solo le truppe potranno essere utilizzate nell'approvvigionamento di "equipaggiamento protettivo e apparecchi sanitari" e sono state aumentate le stazioni di rianimazione degli ospedali militari: per contribuire a far fronte alla lotta contro la pandemia verranno mobilitati anche i riservisti dell'esercito. Già adesso, così Kramp-Karrenbauer, si sono resi disponibili autonomamente 2.336 riservisti.

Ma è alla "crescita esponenziale" dei contagi che i tedeschi stanno guardando con maggiore ansia: stando al conteggio aggiornato della Zeit online e realizzato incrociando i dati del Robert Koch Institut (Rki) con quelli delle varie autorità locali, il numero delle infezioni arriva a 13.813 casi, con il Nord-Reno Vestfalia che da solo ne conta oltre 4.900.

In pratica, il numero delle infezioni raddoppia complessivamente ogni tre giorni. "Ci vorranno molti mesi, piuttosto che settimane", prima di tornare alla normalità, dice il ministro alla Sanità tedesco, Jens Spahn.

Ogni giorno si annunciano nuove misure, anche quelle per contrastare l'impatto economico dell'emergenza: il governo ha preparato un pacchetto di salvataggio da 40 miliardi di euro per lavoratori autonomi e mini-imprese colpite dalla pandemia: il piano del governo tedesco, rivelato dallo Spiegel, prevede che 10 miliardi verranno stanziati come sovvenzioni dirette a imprese individuali e a imprese molto piccole, altri 30 miliardi sono messi a disposizione come prestiti.

È, di fatto, una scelta di dimensioni epocali: "Questo programma", scrive il settimanale amburghese, "significa l'addio definitivo allo 'zero nero'", ossia alla regola del pareggio di bilancio, praticamente un totem della politica economica tedesca da anni a questa parte. E ancora: per riportare in patria gli oltre 100 mila turisti tedeschi bloccati all'estero, la Germania ha organizzato la più grande "operazione rientro" della sua storia. Il "ponte aereo", come l'ha definito il ministro agli Esteri Heiko Maas, viene effettuato con oltre 40 voli da numerosi Paesi, tra cui Egitto, Marocco, Tunisia, Argentina, Repubblica dominicana, Perù, Costa Rica e Filippine.

Solo dall'Egitto nel weekend saranno 20 mila i cittadini tedeschi da rimpatriare, solo ieri sono tornati in Germania 7500 persone. Uno dei voli charter organizzato dal ministero degli Esteri ha raggiunto anche l'Azerbaigian, dove ha recuperato 100 turisti. Costo stimato, circa 50 milioni di euro. I turisti non solo sono bloccati a causa delle sempre più frequenti restrizioni di spostamento decise dai vari Paesi, ma anche perché oramai anche la stessa Repubblica federale è classificata "area a rischio coronavirus".

Il "ponte aereo" è iniziato mercoledì con un volo dalla Tunisia con 148 passeggeri. I voli della giornata di oggi sono 14, di cui due dalla capitale delle Filippine, Manila, dove si trovavano in vacanza oltre 1000 turisti tedeschi. Il numero più ingente è quello dei 20 mila in Egitto. Anche se si tratta di arrivi da Paesi che hanno tassi di contagio ben piu' bassi di quelli registrati in Germania, sui voli saranno effettuati controlli circa eventuali sintomi da Covid-19.