Germania e Francia bloccano la vendita di armi alla Turchia

La Germania ha sospeso le esportazioni di armi alla Turchia. Lo ha detto a Bild am Sonntag il ministro degli Esteri, Heiko Maas. "Vista l'offensiva militare nel nord est della Siria - ha spiegato a Bild, citata da Reuters - il governo non rilascerà altre nuove licenze per tutti gli equipaggiamenti militari che potrebbero essere utilizzati in Siria". Nel 2018 le esportazioni tedesche di armi in Turchia ammontavano a 243 milioni di euro, ovvero un terzo del totale delle esportazioni di armi.

A stretto giro arriva anche la decisione di Parigi: "La Francia ha deciso di sospendere tutti i piani di esportazione in Turchia di materiale bellico che potrebbe essere utilizzato nell'offensiva in Turchia", annunciano i ministeri francesi della Difesa e degli Esteri. "Questa decisione ha effetto immediato", affermano i due dipartimenti in una dichiarazione. "Il Consiglio Affari esteri dell'UE, che si riunirà lunedì a Lussemburgo, offrirà l'opportunità di coordinare un approccio europeo in questa direzione.

Intanto il comandante delle forze democratiche siriane guidate dai curdi ha detto ad un alto diplomatico statunitense: "Ci lasciate a farci massacrare", chiedendo di sapere se gli Stati Uniti stanno per fare qualcosa per proteggere i curdi siriani mentre la Turchia continua la sua operazione militare contro gli alleati curdi dell'America in Siria. Lo rivela in esclusiva la Cnn. "Avete rinunciato a noi. Voi ci lasciate a farci massacrare", ha detto il generale Mazloum Kobani Abdi al vice inviato speciale della Global Coalition to Defeat ISIS, William Roebuck, in un incontro giovedì, secondo una trascrizione interna del governo americano che è stata ottenuta in esclusiva dalla CNN.

"Non siete disposti a proteggere il popolo, ma non volete che un'altra forza venga a proteggerci. Ci avete venduto. Questo è immorale", ha aggiunto Mazloum. Il generale ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti o aiutano a fermare l'attacco turco o permettono alle forze democratiche siriane di stringere un accordo con il regime di Assad a Damasco e i loro sostenitori russi, permettendo agli aerei da guerra russi di imporre una no-fly zone sul nord-est della Siria, negando così alla Turchia la possibilità di effettuare attacchi aerei. Gli Stati Uniti non vogliono che i curdi si rivolgano ai russi, dicono i funzionari dell'amministrazione.

"Ho bisogno di sapere se siete in grado di proteggere il mio popolo, di fermare queste bombe che ci cadono addosso o meno. Ho bisogno di sapere, perché se non lo siete, ho bisogno di fare un accordo con la Russia e il regime ora e invitare i loro aerei per proteggere questa regione", ha detto Mazloum.

"Tutti gli stati che fanno parte della Ue non possono sottoscrivere contratti di fornitura delle armi alla Turchia che sta conducendo un'azione unilaterale. Ma non dobbiamo fare muro contro muro. L'Europa deve avere l'autorevolezza, se vuole e se è compatta, per coinvolgere la Turchia in un progetto di dialogo diplomatico e fermare l'escalation", ha detto Luigi Di Maio, dal palco dell'Arena Flegrea, intervistato dal vicedirettore dell'Agi, Paolo Borrometi.

"Quello che sta accadendo in Siria richiama le nostre coscienze e necessita di scelte nette. Il governo intervenga immediatamente per bloccare tutti i contratti di vendita di armi e di assistenza militare alla Turchia. E dal prossimo Consiglio europeo si impongano sanzioni al governo di Erdogan", ha affermato Ettore Rosato, Coordinatore nazionale di Italia Viva. Sulla stessa linea il segretario dem Nicola Zingaretti: "Tutti facciano di tutto per fermare questa aggressione mobilitandosi nelle piazze, chiedendo al governo italiano di attivarsi, come sta facendo, all'Onu e presso le forze internazionali. E anche discutere sul blocco delle esportazioni di armi verso la Turchia, perché è evidente che o c'è un segnale forte dei paesi dell'Unione oppure la Turchia non si ferma".