Germania, una poltrona per tre: chi verrà dopo Angela Merkel

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Image from askanews web site
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Roma, 24 set. (askanews) - Il grande vuoto lasciato da Angela Merkel dopo 16 anni come cancelliera contiene un paradosso: la politica tedesca è libera di voltare pagina e scegliere un nuovo leader, ma il governo della Kanzlerin è così apprezzato dagli elettori che la gara elettorale si è trasformata in una competizione tra chi è l'erede più fedele di Angela Merkel.

Nulla può darsi per scontato e il voto, domenica prossima, per il rinnovo del Bundestag è al momento imprevedibile. Perché sono ancora molti gli elettori indecisi. Perché il sistema elettorale tedesco, fortemente proporzionale, lascia al pallottoliere del Parlamento e alle idiosincrasie dei partiti la determinazione della coalizione di governo e, di conseguenza, l'individuazione del prossimo Cancelliere. Le negoziazioni possono durare settimane, se non mesi, e possono dover passare dal vaglio dei congressi di partito, o anche degli iscritti ai diversi partiti. Quel che è certo è che per il dopo Merkel ci sono tre candidati merkeliani, e, a priori, è impossibile prevedere chi, alla fine, riuscirà a quadrare il cerchio delle coalizioni possibili. E a interpretare meglio lo spirito di stabilità e affidabilità garantito dal 2005 dalla cancelliera uscente.

Annalena Baerbock, 40 anni, era la stella nascente, poi è divenuta l'astro calante della campagna elettorale. Dal top al flop, ha scritto Der Spiegel. Nata nel 1980 in una cittadina della Bassa Sassonia, Pattensen, ha trascorso un anno negli Stati Uniti a 16 anni, ha studiato giurisprudenza ad Hannover e diritto internazionale alla London School of Economics di Londra. Ha anche un talento sportivo: da giovane si è piazzata terza nei campionati mondiali di salto col trampolino. Se nelle competizioni elettorali passate solitamente solo Cdu e Spd esprimevano un candidato cancelliere, quest'anno per la prima volta anche i Verdi hanno osato: il co-presidente del partito, Robert Habeck, le ha ceduto il passo. Giovane, brillante, decisa, Annalena Baerbock sembrava destinata a sfondare. Da donna, poteva essere una erede perfetta di Angela Merkel. E il tema ambientale in Germania, da sempre molto sensibile, è schizzato negli ultimi anni ancora più in cima all'agenda. La candidata verde ha intercettato l'entusiasmo delle giovani generazioni, ed ha avuto facile gioco a criticare gli altri contendenti alla Cancelleria, entrambi membri di una coalizione che sull'ambiente poteva fare di più. Ma il suo programma non si è limitato all'ambiente: critiche nette a Russia e Cina sulle violazioni dei diritti umani, impegno contro l'estrema destra, il populismo, l'odio in rete. La candidata verde ha continuato a salire nei sondaggi, a maggio ha superato Armin Laschet, poi è iniziato un lento e inarrestabile declino. Complice l'inesperienza (non ha mai ricoperto un ruolo di governo), qualche imprecisione nei dibattiti, e qualche imbarazzo (un curriculum un po' ritoccato, un ritardo nel pagamento delle tasse per un bonus natalizio, alcuni brani plagiati di un suo libro), la sua immagine si è un po' appannata. Rimane la principale novità della campagna e punta a far pesare il ruolo dei Verdi in una elezione che, è il suo motto, è anche diventata un voto sulla questione climatica (Klimawahl).

Armin Laschet, 60 anni, è originario di Aachen (Acquisgrana), nella Renania. Cattolico, naturalmente europeista (la sua famiglia viene dal Belgio e parla fluentemente francese), cordiale, è avvocato di formazione, ma ha fatto anche l'insegnante e il giornalista. All'inizio della campagna elettorale sembrava il favorito: a lungo, di fatto, braccio destro di Angela Merkel, ne ha ereditato la guida del partito, la Cdu, sconfiggendo alle primarie Markus Soeder, leader del partito-gemello bavarese, la Csu. E' stato deputato, eurodeputato, ora è presidente del più popoloso Land della Germania, la sua Nord Reno-Westaflia, con notevole successo. Uomo di lunga esperienza politica, posizionato al centro del partito centrista, ha perso però slancio nel corso della campagna elettorale. Più d'un osservatore, ha raccontato la Deutsche Welle, ha iniziato a domandarsi a cosa crede effettivamente Laschet. Sarà che dopo 16 anni al Governo, il vento ha iniziato a soffiare contro la Cdu. Sarà che la gestione della pandemia ha logorato anche la "grande coalizione". Sarà che Laschet, nonostante la sua esperienza, è inciampato in qualche incidente di percorso. "Le alluvioni della scorsa estate, in particolare, gli hanno causato più di un grattacapo. Il giorno del disastro, si è trincerato dietro la tradizionale politica del partito, mostrando poca sensibilità sulla questione climatica in un frangente in cui l'opinione pubblica si interrogava su di essa: "Non cambieremo la nostra politica per giornate come questa". Ad affossarlo ulteriormente, un'inquadratura sfortunata: mentre il presidente Frank-Walter Steinmeier parlava alle telecamere con volto scuro da uno dei luoghi maggiormente distrutti dall'acqua, sul fondo Armin Laschet si lasciava andare a battute e risate con il suo entourage. Ha chiesto ripetutamente scusa, ma le immagini hanno fatto il giro del web. "Quell'immagine ha distrutto la sua campagna elettorale", ha detto il politologo Claus Leggewie alla Sueddeutsche Zeitung. Il resto è cronaca delle ultime settimane. Il candidato della Cdu, in difficoltà, è stato soccorso sia dall'ex rivale Soeder, sia dalla Merkel, comparsi sempre più spesso al suo fianco. La discesa nei sondaggi è continuata comunque, salvo invertirsi nelle ultime ore. Ma l'erede della Merkel, alla fine, potrebbe non rilevarne l'eredità.

Olaf Scholz, 63 anni, è originario della austera Amburgo, nel nord della Germania. Quando entrò nel partito social-democratico, nel 1975, era uno studente con idee di sinistra radicali e anti-capitalistiche. Avvocato specializzato in affari commerciali, nel 1998 è stato eletto la prima volta al Bundestag. Le luci della ribalta arrivarono con il governo di Gerhard Shroeder, che lo scelse per una missione impossibile: Scholz è stato il ministro del Lavoro con il compito di far digerire all'opinione pubblica la storica riforma del mercato del lavoro a cavallo degli anni Duemila. Come un soldato, Scholz fece del suo meglio, e quelle leggi sono state una delle basi dell'espansione economica tedesca degli ultimi venti anni. Ma alle successive elezioni vinse la Cdu e Scholz tornò nell'ombra con la nomea di grigio burocrate. A lungo andare, una risorsa. Segretario generale del partito, ministro dell'Interno del suo Land, sindaco di Amburgo e, da ultimo, ministro delle Finanze nella "grosse Koalition" e vicecancelliere di Angela Merkel. Si è ritrovato a gestire i fondi straordinari per tamponare i problemi economici causati dalla pandemia. Burocratico, calmo, solido. Si colloca sulla destra del partito social-democratico, e a dicembre del 2019 viene sconfitto per la leadership del partito da Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans. Ma poche settimane dopo vince la candidatura del partito alla Cancelleria. Quel che era il suo maggior difetto diventa il suo pregio principale. La sua affidabilità, unita all'età che stempera una certa rigidità, convince gli elettori. Da agosto sorpassa i due contendenti, e diventa il Cancelliere favorito nel gradimento degli elettori. Non fa gaffes in campagna elettorale, ha un solo momento di incertezza quando viene fuori che il suo ministero non ha preso sul serio una denuncia di anti-riciclaggio, ma anziché perdere la pazienza si presenta in commissione parlamentare a difendere il suo operato. Ora sembra il politico che meglio intercetta quel desiderio di stabilità che Angela Merkel ha impersonato per 16 anni. Come recita un riuscito cartello elettorale della sua campagna, "è in grado di diventare cancelliera".

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