Germania verso governo a guida Spd, gli ostacoli al “semaforo”

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Roma, 29 set. (askanews) - Accelera la formazione di un governo tedesco a guida social-democratica. Tre giorni dopo il voto, la cancelliera uscente Angela Merkel, seguita a ruota dal candidato della Cdu Armin Laschet, ha fatto le congratulazioni al socialdemocratico Olaf Scholz. Concessione della vittoria che spiana la strada ad una coalizione "semaforo" formata dall'Spd insieme a Verdi e gialli, ossia i liberal-democratici dell'Fdp. Un obiettivo, tuttavia, non scontato, perché caduto l'ostacolo principale, appunto l'aspirazione dei cristiano-democratici a restare al governo, rimangono diversi altri motivi di incertezza.

Matrimonio di convenienza. Il primo ostacolo è l'alleanza giallo-verde. Outsider della grosse Koalition, tanto Gruenen (14,8%) quanto Fdp (11,5%) hanno otteuto un buon risultato elettorale, subito dopo Spd (25,7%) e Unione di Cdu e Csu (24,1%: quest'ultima, però, crollata rispetto al 2017). E il leader dell'Fdp Christian Lindner è stato veloce a proporre la sera stessa delle elezioni dei pre-colloqui con i Verdi per diventare, insieme, l'ago della bilancia. Trovare un terreno comune, tuttavia, non è banale. "In cerca di un nuovo governo, cerchiamo di trovare un terreno comune e costuire ponti sulle nostre divergenze. E ne stiamo anche trovando alcuni", ha scritto lo stesso Lindner nella didascalia di una foto su Instagram che ritrae i quattro partecipanti al confronto: il segretario generale del suo partito Volker Wissing e i due leader verdi Annalena Baerbock, candidata cancelliera un po' ammaccata dopo il voto, e Robert Habeck, figura centrale nei negoziati. Uniti sulle libertà civili, sono divisi su quasi tutto il resto, a partire dalla politica climatica cruciale per i Verdi e che i liberl-democratici, molto legati all'industria tedesca, non vogliono che danneggi la libertà d'impresa, e poi tasse (i Verdi vorrebbero aumentarle per investimenti "green"), salario minimo, pensioni, e infine la mutualizzazione del debito da parte dell'Unione europea: è possibile azionare il freno di soccorso, dicono i Verdi, ma a condizione di maggiori investimenti infrastrutturali. Più a fondo, scrive la Zeit, "la fonte più profonda delle battaglie culturali tra verdi e gialli non sono le differenze ma le similitudini": gli elettori di entrambi i partiti sono tendenzialmente classe media bene istruita e con redditi superiori alla media, ma mentre tra i Verdi allignano molti critici del capitalismo, l'Fdp è "l'ultimo partito veramente materialista della politica tedesca".

Il padrone di casa. Se Verdi e Gialli alla fine troveranno un compromesso, rimane il problema del terzo incomodo, che poi è il padrone di casa. La Spd di Olaf Sholz farà, infatti, la parte da leone nel prossimo Governo. E quadrare il cerchio con l'ingombrante alleato potrà essere ancor più complesso. L'obiettivo di Scholz, che in questi giorni insiste su equità sociale, lotta al cambiamento climatico e modernizzazione del paese, è "un governo nel quale si uniscono tre partiti che hanno idee differenti ma sovrapponibili di progresso". Riuscire la sovrapposizione sarà la sfida. L'Spd è più in sintonia con i Verdi sulle politiche sociali, ma non condivide la durezza esibita da Annalena Baerbok in campagna elettorale nei confronti di Russia e Cina. Tra i social-democratici ci sono sensibilità non lontane dall'Fdp sul rigore di bilancio, ma c'è anche un'ala sinistra del partito distante sideralmente dal turbo-capitalismo liberal-democratico.

Una poltrona molto ambita. Una tessera fondamentale, nella formazione del Governo, sarà quella di ministro delle Finanze. Non è un segreto - lo ha scritto chiaramente la Sueddeutsche Zeitung - che vi aspirino tanto il giallo Lindner quanto il verde Habeck. Verrà riservata, come vuole la prassi, al primo dei junior partner, e dunque ai Verdi? O i liberl-democratici metteranno il veto alla formazione del governo pur di occupare una casella per realizzare la politica economica al cuore del loro programma di governo? In entrambi i casi non è privo di significato che il probabile Cancelliere, Olaf Scholz, è il ministro delle finanze uscente, ed ha sia la competenza che il peso politico per avocare a sé alcune decisioni politiche particolarmente delicate in materia fiscale.

Il quadro europeo. Chiunque sia il prossimo ministero delle Finanze, ci sono vincoli esterni rilevanti. "La regola del debito e il bilancio gravato dalla pandemia lasciano poco spazio a novità", ha notato la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Gli sgravi fiscali "sono quasi impossibili". Non solo. Una partita importante si giocherà non a Berlino ma a Bruxelles. Dove lo storico alleato della Germania, la Francia, sta entrando a sua volta nelle turbolenze di un anno elettorale. Dove l'Italia, con Mario Draghi, svolge un ruolo più incisivo che in passato. E dove Angela Merkel, restia per lunghi anni ad ogni ipotesi di "eurobond", è stata convinta dalla pandemia, e dal rischio di un terremoto sistemico nell'area euro, ad accettare il principio del debito condiviso. Berlino potrà articolare una posizione diversa, ma è quasi impossibile tornare indietro. Qualunque governo entrerà in carica alla fine dell'era della Cancelliera.

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