Gesuiti: transizione in Venezuela con appoggio internazionale

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Città del Vaticano, 16 set. (askanews) - Al Venezuela servono "elezioni libere", e non basta che si concluda l'esperienza del presidente Nicolas Maduro, ma "non sarà possibile la transizione senza l'appoggio internazionale", secondo padre Arturo Sosa, venezuelano, preposito generale dei gesuiti.

In Venezuela, ha detto padre Sosa nel corso di un incontro con i giornalisti presso la Sala stampa estera, "c'è una crescente sofferenza del popolo, la vita quotidiana è diventata in salita e ogni giorno più ripida. C'è angoscia per le cose più elementari: cibo, medicine, lavoro. Quattro milioni di persone hanno lasciato il paese. C'è una crescente mancanza di servizi pubblici essenziali: acqua, elettricità, trasporto. Anche gli investimenti calano, chiudono posti di lavoro, la produzione è più dipendente che mai dall'estero, anche la produzione di petrolio si è ridotta. La situazione economica, insomma, è critica. C'è poi una violazione sistematica dei diritti umani, non ci sono spazi di libertà, non si rispetta il dettato costituzionale e giuridico, la giustizia non affidabile. E politica si è ridotta a lotta per il potere. In una situazione come questa non basta il cambiamento di governo, di presidente, ma di sistema, di regime: non basterebbe un cambiamento solo della persona: il sistema ha dimostrato il fallimento, serve un cambiamento di Governo e di sistema che sia prodotto della volontà del popolo, che sia fatto non con la guerra o violenza ma democraticamente. C'è un desiderio diffuso di elezioni, elezioni libere, per creare una nuova situazione politica". Ma "non sarà possibile la transizione senza l'appoggio internazionale, il Venezuela rimarrebbe isolato".

La democrazia venzuelana, ha ricordato padre Sosa, "è nata dai partiti populisti. Questo processo si è fermato e penso si debba riprendere".

Alla giornalista che domandava se le elezioni libere non siano un'utopia, in presenza di influenze cinesi, russe, cubane, e inoltre mafiose e legate al narcotraffico, padre Sosa ha replicato: "Questa è la sua opinione, io penso che non è un'utopia, per quel che conosco il Venezuela esiste nel popolo venezuelano una cultura democratica non dimenticata e che non si deve dimenticare. Certo che ci sono molti interessi e molte forze armate, ma mi auguro che si lavoro molto su questo, ma una buona soluzione verrebbe dal voto, non dal confronto armato".

La Chiesa "e, dentro la Chiesa, la Compagnia di Gesù", da parte sua, "cerca di sollevare il più possibile e con tutti i mezzi la gente: si fanno tantissime cose che non vengono fuori sui giornali, ci sono per esempio 800 scuole popolari cattoliche, che diventano agenzie di solidarietà poiché aiutano i bambini e le famiglie, ci sono gruppi impegnati con i malati, ci sono tantissime cose di questo genere per dare una mano e sollevare la gente dalla sofferenza. La conferenza episcopale venezuelana ha avuto posizioni molto chiare riguardo la situazione e il bisogno di un cambiamento, la Compagnia di Gesù fa parte di questa Chiesa che vuole trovare una via pacifica e democratica per cambiare la situazione".