Ghali: "Un'infanzia con mio padre in carcere e in una stanza con mamma. Oggi scrivo per Maria Carla"

Flavia Piccinni
ghali (Photo: Insagtram)

 

Ghali a Sanremo c’è andato vestito Dior come superospite per presentare il suo nuovo disco che esce oggi, DNA (Atlantic Warner/Sto Records). È fidanzato con una delle supertop più belle e inquiete della moda internazionale, Maria Carla Boscono, tredici anni più di lui (che a maggio ne compierà 27). Pur avendola definita “una grandissima figa”, ed aver ammesso che lei lo amerebbe “anche se domani la mia carriera finisse”, preferisce non parlarne. Racconta però della sua vita, di quando da ragazzino andava a trovare il padre in carcere a San Vittore, della madre con la quale  fino a un anno fa condivideva la stanza (perché “era naturale così”), prima di avere abbastanza soldi e riuscire a comprarle una casa nel quartiere dove è cresciuto, Baggio. 

Dopo il successo di Album, triplo disco di platino FIMI, la sua musica si fa adesso traccia per un percorso biografico in quindici canzoni che metteno insieme le radici arabe con l’anima italiana, per parlare di Tunisia e d’Africa, come di Nord Europa e di Milano. “DNA – mi spiega, con quella voce che pare rappare anche quando parla, e mette in fila le parole senza respirare – è un disco nato dopo il tour realizzato nei palazzetti. Abbiamo viaggiato, siamo stati in giro per il mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, e quando sono tornato a settembre a Milano dopo un tour fra i festival più imporanti in Europa abbiamo fatto un collage di tutti i pezzi che erano venuti fuori”.  

Nell’album si fondono parole, esperimenti linguistici e musicali. Come si arriva a dire: “questo sono io”?

Crescendo, credo. Stavano uscendo i pezzi giusti nel posto e nel momento giusto. Io penso che tutto vada insieme: insieme alla mia persona cresce la parte artistica, mi affaccio a nuove sensazioni cercando di trasmetterle. Prima era tutto prematuro. Adesso sono cambiato, sono più maturo. Questa volta c’è stata l’occasione di raccontarmi. E l’ho fatto. 

Con questo secondo album compie appunto un viaggio biografico nelle sue radici. Racconta dell’hinterland milanese come del successo. Non sente la pressione?

Eccome se la sento. Anche perché non sono mai completamente soddisfatto. E questo mi porta a essere in ansia, a voler dare di più. Soprattutto quando lavori con certi canoni, e non hai la garanzia che le cose vadano bene, l’ansia da prestazione c’è. Sa, io non ho mai avuto la strada facile. 

Come agli esordi, quando ha raccontato di aver smesso di fare musica dopo essere stato rifiutato con la sua band ad Amici. 

Fu un brutto colpo.

Nel nuovo album si parla anche d’amore. C’è Barcellona, dedicata alla sua compagna, Maria Carla Boscono. 

Per la prima volta scrivo a lei, e non a mia madre. 

 

ROME, ITALY - MAY 28: Mariacarla Boscono and Ghali Amdouni, known as Ghali, attend Gucci Cruise 2020 at Musei Capitolini on May 28, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/ Getty Images for Gucci) (Photo: Daniele Venturelli via Getty Images)

 

Perché?

Quello che ho sempre fatto è non ripetermi, cercare di fare cose nuove. Cercare di rischiare. Ho sempre detto che la scrittura è una terapia, più cose tiro fuori di me, più cerco di conoscermi meglio. Anche fare una canzone d’amore mi è servito molto.

A cosa?

Ad esternare una parte di me che prima non avevo mai affrontato. Prima cercavo di scappare da queste sensazioni davanti alla scrittura, adesso me le sono cercate, ho voluto rischiare. E lavorando a questo disco ho imparato anche un’altra cosa. 

Quale?

Ho imparato come esternare nuovi metodi di scrittura, come tirare fuori una parte di me. Ho cercato di rischiare. Ho scritto di tutto, anche d’amore. 

Nel suo lavoro, la moda ha un ruolo fondamentale. Spesso ha ripetuto che è importante quasi quanto le canzoni. Cosa dobbiamo aspettarci dal look che accompagnerà DNA?

È tutto in corsa. Non programmo la musica, figurarsi la moda. Tutto è in divenire. Si tratta di qualcosa che succede, e che dipende dai momenti. Come il vestito a Sanremo, mica avevo deciso di farmi i dreadlock rosa! Hai presente il periodo blu di Picasso? Esattamente quella cosa lì. Tutto è naturale. Noi, qui, non ci programmiamo. 

C’è stato un outfit che si è pentito di aver indossato?

No, mai.

Quello di Sanremo ha messo tutti d’accordo. Nella sua performance c’era anche un chiaro riferimento politico. Ma Ghali vota?

A volte sì, a volte no. 

E per chi vota?

Non lo dico.

Dal successo di “Cara Italia” sono passati solo due anni. Il messaggio politico, quando cantava “Ma che politica è questa?/ Qual è la differenza tra sinistra e destra?/ Cambiano i ministri ma non la minestra/ Il cesso è qui a sinistra, il bagno è in fondo a destra” era abbastanza evidente… 

Non credo la mia musica sia politica. Mi mettono questo vestito, ma io non mi intendo di politica, né sto a fare politica. Io parlo di qualcosa che accade prima della politica. Parlo di scelte umane, di scelte civili. 

Ma è vero che legge i commenti, e che soffre per le critiche che le fanno?

È vero. 

Ne parla anche in una canzone del nuovo album, “Fallito”. 

Credo che sia la canzone più teatrale di tutto il disco. Racconta un po’ quel momento in cui le cose non vanno sempre bene, perché la vita è fatta anche di giorni no. Di giorni in cui le cose vanno storte e chi prima credeva in te, inizia a puntarti il dito contro. 

Le è mai capitato?

Capita a tutti, e nessuno ne parla mai. Perché è come se fosse una cosa di cui vergognarsi, ma il fallimento è umano. 

Oggi che esce il suo disco, ci pensa al fallimento?

Oggi la vedo così: per me il fallimento è una nuvola che passa. 

 

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