Ghiacciaio Forni in 1 anno fronte arretra di oltre 40 mt, 400 mt in 10 anni

(Adnkronos) - Un arretramento del fronte del ghiacciaio di più di 40 metri lineari nell’ultimo anno (2021-2022). Per un totale di circa 400 metri di arretramento negli ultimi dieci anni. E si stima che il dato di fine stagione raggiungerà perlomeno i 50 metri di ritiro. È quanto emerge dal monitoraggio sul Ghiacciaio dei Forni, in Lombardia, terza tappa della campagna Carovana dei Ghiacciai 2022 di Legambiente.

Il Ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande in Italia dopo l’Adamello e il più esteso del Parco Nazionale dello Stelvio, risulta essere in un forte stato di sofferenza a causa della crisi climatica. Una situazione allarmante, quella dal ghiacciaio, che riesce a sopravvivere solo grazie alla sua importante dimensione. Il gigante si 'veste' di nero, il colore dei detriti e dell’inquinamento atmosferico, e questo causa una diminuzione della sua capacità di riflettere la radiazione solare per cui, l’assorbimento, ne provoca una più veloce fusione.

Il ghiacciaio perde la sua qualifica di “himalayano” per effetto della frammentazione in tre corpi glaciali, per l’apertura di finestre di roccia con un evidente collasso della parte terminale della lingua valliva e una marcata instabilità delle morene laterali, dovuta all’abbassamento della superficie glaciale. A causa della fusione del corpo glaciale, aumenta il ruscellamento e il trasporto solido. Il risultato è una piana proglaciale, inesistente fino allo scorso anno, definita dagli esperti 'sandur', in cui si depositano ghiaie e sabbie.

“Quello che abbiamo osservato sul ghiacciaio dei Forni è l’immagine di un gigante di ghiaccio che sta ansimando, soffocato dai cambiamenti climatici – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e coordinatrice della campagna – Annerito, collassato e pieno di crepacci: una grande sofferenza per questo essere che pare vivente. Ci sta comunicando quanto sia impellente lavorare sull’adattamento per gestire l’inevitabile; ma nel medesimo tempo mitigare, riducendo l’effetto serra, per evitare l’ingestibile”.

Per comprendere l'accelerazione del cambiamento climatico e del ritiro glaciale, per Marco Giardino, vice presidente del Comitato Glaciologico Italiano e Università Torino, "basta confrontare l’ordine di grandezza del ritiro frontale, tra il 1820 e il 1995 meno di 2 km, tra il 1995 ed oggi più di 1,2 km. Nel nuovo millennio la deglaciazione procede sempre più rapida verso monte, manifestandosi con la creazione di vaste aree in cui la roccia modellata dal ghiacciaio si alterna a detriti sciolti e instabili”.