Giù dal terrazzo, muore 29enne: giallo all'Infernetto

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di Silvia Mancinelli  

Il corpo a terra in un lago di sangue, precipitato dal terrazzo della mansarda fin giù nel cortile interno di casa. Così è stato trovato nella tarda mattinata di oggi Roberto Sacchet, 29 anni, nell’abitazione al 36 di via Nogaredo, all’Infernetto, dove è cresciuto con la mamma e il fratello. A scoprirlo i vicini che lo hanno notato ormai senza vita e chiamato i poliziotti. Sul posto gli agenti del commissariato Lido e i colleghi della scientifica insieme ai vigili del fuoco e al magistrato.  

Il giovane, che avrebbe compiuto 30 anni il prossimo ottobre, è precipitato da una altezza di 10 metri. E' caduto a candela nel cortile della sua abitazione, rompendosi anca e femore. A infittire il mistero, rendendo poco credibile l’ipotesi del suicidio, la lacerazione sul lato della coscia e un taglio sull’avambraccio che il 29enne, trovato a pancia in giù con la testa rotta, si sarebbe procurato con la ringhiera del terrazzo. Come avesse provato a opporre una ultima, disperata resistenza.  

Ancora da accertare la posizione del ragazzo che era con la vittima ieri sera, un romano incensurato che i poliziotti hanno sorpreso al cancello, al loro arrivo. Agli inquirenti ha detto di non essersi accorto del corpo, di essersi svegliato sul divano del salotto, dove si era addormentato all’una e mezza della notte scorsa e di essere sul punto di uscire, convinto che l’amico fosse andato via per raggiungere la fidanzata con la quale aveva litigato.  

Il ragazzo che era con la vittima ieri ha mangiato un piatto di pasta e bevuto una bottiglia e mezzo di Falanghina prima di restare a dormire lì. Sul tavolo della cucina ci sono ancora i resti della cena mentre non sarebbe stata trovata traccia di stupefacente. Nessuno, dalle ville vicine, avrebbe sentito grida. La casa al 36 di via Nogaredo è in perfetto ordine. Tutte le finestre, così come le inferriate, erano chiuse. A eccezione di quella della camera da letto della vittima, al secondo piano, aperta con la chiave.  

L’Alfa 147 di Roberto Sacchet e la Smart dell’amico che ieri sera era con lui sono state sequestrate. La polizia è a caccia di impronte o indizi per ricostruire la dinamica di quanto accaduto. I poliziotti, che al momento non escludono alcuna pista, stanno ascoltando diversi conoscenti e i familiari. "Sono arrivato da Viterbo, ho saputo da Facebook" dice il fratello di Roberto Sacchet, corso sul posto. 

Sono le 20.30 quando la mamma del 29enne arriva nella piazza a pochi metri dal cancello chiuso: "E' morto? E' morto? La polizia non me lo dice. Forse non aveva le chiavi, ha scavalcato ed è caduto. Ma è morto?". Gli agenti che indagano le avevano consigliato di andare direttamente in commissariato, ma lei dall’Abruzzo è corsa prima sul posto, nella speranza di vedere, di capire. Colta da malore, è stata accompagnata dall’uomo che era con lei negli uffici di via Zerbi dove ancora si trova l’amico della vittima. 

Il corpo del giovane è stato portato all’istituto di medicina legale. L’autopsia, che sarà effettuata forse già domani, dovrà accertare se la vittima si sia buttata o se sia stata spinta, magari dopo una colluttazione. 

"Già nel 2015, forse nel 2016, cadde da un cantiere all’Infernetto. Ma non si sa cosa stesse facendo" dicono alcuni conoscenti. "Ultimamente aveva preso una stradaccia - raccontano due amici corsi sul posto una volta saputa la notizia - ma era un pezzo di pane. Così come l’amico che era con lui. Lo conosco benissimo, devo partire a breve con lui in vacanza". 

"Litigava sempre con la fidanzata, li sentivamo gridare. Tempo fa, dopo l’ennesima discussione violenta, ho sentito sgommare la macchina. Ormai quasi una routine" dice all’Adnkronos una residente della stessa via Nogaredo. Che la vittima e la sua fidanzata avessero discusso, ancora una volta, lo aveva detto anche Francesco, il ragazzo che ieri sera era con il 29enne e che nella villa ha passato la notte. "Quando stamattina mi sono svegliato non ho visto Roberto, credevo fosse uscito per andare dalla ragazza con cui aveva litigato" ha detto prima che gli agenti lo portassero in commissariato Lido per ascoltarlo. 

"Non ci voglio credere. Francesco sicuramente non si è reso conto di niente, non poteva sapere. Questa mattina ero al lavoro quando mi ha telefonato perché non riusciva a uscire di casa, non trovando Roberto" racconta all’Adnkronos un amico di entrambi i ragazzi, corso sul posto appena appresa la notizia. Questa mattina ha ricevuto una telefonata dall’amico della vittima, preoccupato di essere rimasto nella villa da solo e convinto che il 29enne si fosse allontanato senza svegliarlo per andare dalla fidanzata con la quale aveva discusso.