Giachetti: "Chi oggi piange ha lavorato per la scissione"

webinfo@adnkronos.com

Renzi ha ufficialmente lasciato il Pd. Lo ha annunciato con un'intervista a Repubblica, assicurando però la tenuta del governo Conte. Con l'ex premier una decina di senatori e venti deputati, fra cui Roberto Giachetti, che a Circo Massimo, su Radio Capital, attacca: "La scissione non nasce oggi. E molti di quelli che oggi piangono hanno lavorato strenuamente perché accadesse. La strutturale modifica dello statuto che si sta operando, figlia del risultato congressuale, è la trasformazione e lo snaturamento del Pd. Quando si immagina di non fare più le primarie, quando si pensa che non c'è più la coincidenza fra segretario e candidato premier, significa che si cambia radicalmente il Pd. E quando dal punto di vista politico nella nuova segreteria si fa la scelta di mettere a responsabile del lavoro chi rinnega le riforme di Renzi e alle riforme chi ha fatto i comitati per il no, è chiaro che sono tutti segnali che ti spingono a dire che non ce n'è più", dice l'ex radicale. 

"Io faccio parte della minoranza, e non bisogna paragonare quello che ha fatto la minoranza in questi mesi a quello che ha fatto la minoranza a Renzi. Io - rimarca Giachetti - ho fatto una campagna elettorale per le Europee a liste con persone che ci hanno preso a sassate per mesi. Come la capogruppo di Leu, Cecilia Guerra, che era stata rimessa nelle liste dopo tutto quello che era successo. E nonostante ciò io ho fatto campagna elettorale ventre a terra. Da minoranza non mi sono messo a fare le barricate. L'importante per me è essere leali con la comunità. Finché ci sono le condizioni per stare dentro, ci si sta e si rispetta quella comunità; quando non ci sono le condizioni, non si rimane dentro a sfasciare tutto, è molto meglio che le strade si dividano". 

"Non è da oggi che Matteo Renzi e alcuni di noi vengono considerati un corpo estraneo all'interno del Pd", insiste Giachetti, "c'è stata una piccola pausa quando siamo stati in segreteria, ma sono in questo partito da dieci anni e già prima non mi consideravano omogeneo dal punto di vista culturale". 

Secondo il deputato, "il centrosinistra ha un problema, e si è accentuato adesso che la guida del Pd è stata presa da chi ha vinto legittimamente le primarie: noi non parliamo a un mondo che bisogna ricoinvolgere se vogliamo tornare al governo e avere la maggioranza in questo Paese. È un mondo che non è voluto andare con Salvini e che non vuole venire neanche con noi. Noi abbiamo un partito bloccato al 20% nonostante quello che è stato fatto. Siamo riusciti a parlare con quel mondo in due occasioni, alle Europee del 2014 e al referendum del 2016. Se non riusciamo a parlarci più da tempo e le nostre percentuali sono quelle, non è un problema da poco per il centrosinistra. Serve qualcuno che ci parli". 

Giachetti apre le porte del nuovo partito "a tutti, anche ai fuoriusciti di Forza Italia. E anche della Lega. Se arrivassero. Se scelgono di stare su una linea politica di un certo tipo, va benissimo che ci stiano tutti". E al governo Conte assicura "sostegno leale, non cambia niente".