Giacobbe (Pd): con il presidente Biden un nuovo multilateralismo

Red
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Roma, 19 mar. (askanews) - Tra le caratteristiche rivendicate da Mario Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche da presidente del Consiglio ci sono i legami storici con l'atlantismo e l'europeismo. Su questo tema abbiamo intervistato alcuni parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Ecco cosa ci ha detto Francesco Giacobbe, senatore del Partito democratico residente in Australia, eletto nella ripartizione Africa Asia Oceania Antartide.

D. Dopo le tensioni euroatlantiche negli anni dell'amministrazione Trump ci sono segnali, e quali sono, di un riavvicinamento fra le due sponde?

R. L'amministrazione Statunitense e il Presidente Joe Biden già dal suo insediamento ha espresso la sua determinazione di rientrare con convinzione nei principali consessi multilaterali da cui la gli Stati Uniti si erano allontanati, dall'Organizzazione mondiale della sanità, all'Accordo di Parigi sul contrasto ai cambiamenti climatici. Nel primo discorso all'Europa da Presidente, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 18 febbraio, Biden ha riaffermato l'importanza dell'Alleanza atlantica e soprattutto della partnership con l'Unione Europea in una cornice multilaterale. Il suo non è un ritorno al multilateralismo tout court, ma ad un multilateralismo qualificato dalla difesa dei valori occidentali. L'atlantismo europeo si caratterizza per il dialogo e il confronto rispetto alla contrapposizione frontale, senza voler rinunciare all'insostituibile stretto rapporto con gli USA. Ciò a conferma dell'ambizione dell'UE di ritagliarsi spazi di maggiore autonomia, anche stringendo rapporti con partner dal pedigree democratico poco presentabile, nella convinzione che l'Ue debba diventare più geopolitica, come sostenuto dalla Presidente Ursula von der Leyen nella sua visione del mandato della Commissione europea (State of Union, settembre 2020). Oggi c'è un ritorno convinto, da parte dei Paesi del G7, al multilateralismo; oggetto di interventi l'emergenza sanitaria, ma anche clima, commercio internazionale e le relazioni con Russia e Cina. Tuttavia, con diverse sfumature, le aperture di ognuno dei 3 paesi UE nel G7 verso la Cina e la Russia rappresentano i principali piani di frizione con Washington. Credo che esista un punto di caduta nel quale le sponde dell'Atlantico si possono riavvicinare, ancora una volta, per il bene della democrazia e per la stabilità attraverso un nuovo consolidamento dell'ordine internazionale liberale, e in questo senso l'Europa avrà un ruolo e potrà agire come terzo polo tra Cina e Stati Uniti. Un ulteriore segnale di riavvicinamento lo vediamo ad esempio nella posizione espressa dal sottosegretario al Tesoro Yellen nell'ultimo G20, favorevole all'accordo globale sulla digital tax, traduce in politiche concrete la difesa dell'ordine liberale. Il tema della digital tax, collegato alla tassazione minima delle multinazionali (cui lavorano Ocse e FMI) diventa un terreno comune di collaborazione tra i diversi multilateralismi di UE e USA.

D. Il presidente Biden ha lanciato, con il voto favorevole del Congresso, un gigantesco piano di aiuti economici per la ripresa dopo la pandemia, circa il doppio rispetto all'impegno progettato dall'Unione europea. Lei pensa che l'Europa, come scrive qualche osservatore, rischi di rimanere indietro nel rilancio o la svolta politica di Washington potrà influenzare positivamente Bruxelles?

R. Credo che il piano di aiuti messo in campo dall'Europa sia validissimo. Certo maggiori risorse sono sempre utili ma ciò che conta è anche come vengono destinate, come i fondi a disposizioni vengono spesi. Occorre proteggere l'economia in crisi ed investire nel futuro creando nuovi posti di lavoro nell'ottica della crescita sostenibile. Non dimentichiamo che gli investimenti produttivi hanno effetti moltiplicatori. Tocca quindi ai Paesi mettere in campo progetti validi e che guardino al futuro. Ci giochiamo gran parte del futuro delle nuove generazioni. Progetti positivi e che portino al superamento della crisi economica legata alla pandemia e soprattutto allo sviluppo, avranno influenze positive su tutti Paesi. La crisi della pandemia ci offre anche la possibilità di correggere gli errori del passato. Se ci sarà una crescita economica generalizzata a trarne beneficio saranno tutti. E non solo in Europa.

D. Tra i grandi temi che sono all'attenzione della nuova amministrazione statunitense ci sono quelli del rapporto per certi aspetti conflittuale con la Russia e la Cina. Paesi con i quali l'Europa - e la Germania che ha un ruolo centrale nell'Unione - hanno ragioni di contrasto ma anche intensi rapporti commerciali. Che ruolo può svolgere l'Italia in questo scenario?

R. L'amministrazione statunitense e il Presidente Biden per rispondere ai ripetuti attacchi degli autoritarismi propongono un nuovo contenimento che ridefinisce il perimetro atlantico attraverso il multilateralismo tra alleati, opponendosi ai regimi che non condividono i valori liberali dell'economia di mercato e della democrazia liberale. Io penso che si debba evitare le contrapposizioni ed essere disponibili al confronto, anche critico se necessario, ed alla collaborazione per incoraggiare i movimenti democratici. In fondo i cittadini di tutti i Paesi desiderano libertà e prosperità. L'Italia e l'Europa, al fianco degli USA, quindi, devono operare per rafforzare le democrazie aperte contro le minacce autoritarie e in una ottica di multilateralismo l'Italia e l'Europa devono mirare ad integrare, non escludere, i Paesi governati da sistemi autoritari nel sistema democratico liberale.