Gianfranco Di Segni: "dalle finestre i missili da Gaza, conflitto entrato nelle case"

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"Dalle finestre si vedono i missili che arrivano da Gaza. Quando si sente il segnale, tutta la popolazione si va a rifugiare o nelle proprie case o nel rifugio pubblico. A Gerusalemme non ci sono stati grandi disordini, dalla mia finestra ho visto solo una serie di ragazze che buttavano sassi in strada e la polizia che in poco tempo le ha disperse. E' nelle altre città, come Lod, Ramla, che ci sono stati assalti molto gravi da parte di cittadini arabi che vivono nella stessa città, perfino nello stesso quartiere, nello stesso palazzo. I vicini di casa, con i quali fino a una settimana fa abbiamo vissuto nella maniera più pacifica o normale possibile, all'improvviso, sono scesi in strada, hanno bruciato le macchine degli ebrei, sono entrati nelle loro case, distruggendole con bombe lacrimogene. E' una cosa che non ci aspettavamo, una cosa che ci ha reso preoccupatissimi. Com'é possibile continuare la vita normale in città, con gente di cui non ci si può più fidare?". Gianfranco Di Segni, papà della presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, racconta da Gerusalemme all'Adnkronos il conflitto in atto.

Una "guerra di prossimità" con il dirimpettaio, con il commerciante sotto casa, con il vicino, con il compagno di qualche chiacchiera scambiata sulle scale dello stesso palazzo. "Quello che in Italia non è sufficientemente chiaro - dice - è come tutto questo sia cominciato: quello che gli arabi hanno voluto far sapere a tutto il mondo, riuscendo con questo a istigare in tutti gli arabi la voglia di fare sommosse, è che combattevano per Gerusalemme, una Gerusalemme usurpata e conquistata dall''invasore' ebreo. Ci hanno accusato di aver occupato la moschea di Omar, di averli buttati fuori dalle loro case per trasformare in ebraico un quartiere per sua natura arabo. La storia però è un'altra: in quel quartiere convivono arabi e ebrei, quattro famiglie arabe per 20 anni non hanno voluto pagare la pigione ai proprietari ebrei, dicendo che quelle case le avevano avute dal governo di Giordania e a loro avviso non dovevano pagare nulla. C'è stato un giudice che ha riconosciuto la titolarità degli ebrei, ma al momento dello sfratto, gli ebrei non hanno lasciato le case, dicendo che avrebbero fatto ricorso alla Corte Costituzionale, la quale ancora non ha deciso".

"Così come per la Moschea di Omar - prosegue Di Segni - durante il Ramadan 10mila persone, invece di andare a pregare, hanno cominciato a buttare sassi sul muro del pianto e pietre sugli ebrei che erano lì sotto. I poliziotti sono entrati nel tentativo di farli smettere e da lì sono nati i primi tafferugli. Ci hanno accusato di voler conquistare, distruggere e bruciare le moschee arabe, soprattuto quella più importante in Medio Oriente. Bugie grosse come una casa. Se non fossimo stati capaci di difenderci in modo tale da eliminare il 90 per cento dei missili che ci vengono lanciati contro, duemila missili buttati dagli arabi avrebbero fatto migliaia di vittime. Quando noi buttiamo bombe, e vogliamo buttarle perché è l'unico modo per risolvere il problema, facciamo molte più vittime perché loro non hanno rifugi".

"E' vero che quando buttiamo una bomba su un posto da dove sparano, nello stesso posto ci siano anche dei civili che girano, ma bisogna vedere chi sono questi civili. Perché i civili che dicono loro vengono a buttare pietre e palloni incendiari, e i bambini di cui parlano e che ci accusano di ammazzare, sono ragazzi di 17 anni e mezzo più agguerriti degli anziani - conclude Di Segni - Le bombe che gli arabi mandano da Gaza sulla cittadinanza israeliana vengono lanciate direttamente sulle case e sugli insediamente mentre le nostre sono esclusivamente azioni militari, comprese le antenne e i contatti radio, cercando esclusivamente di bombardare quelle che sono le fabbriche di missili, postazioni missilistiche, case dei capi della rivolta araba. Se in tutto questo viene ammazzato qualcuno che non è un combattente o un bambino, succede in tutte le guerre ed è solo colpa di chi ha cominciato i bombardamenti, non certo noi".

(di Silvia Mancinelli)

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