Giappone, perdite per 1,1 mld Usd nel 2020 per Rakuten

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 12 feb. (askanews) - Il gigante dell'e-commerce giapponese Rakuten ha registrato nel 2020 perdite per 114,20 miliardi di yen (1,1 miliardi di dollari), un dato peggiore di quello previsto dagli analisti. Lo segnala oggi il Nikkei Asia.

A fine 2019 la compagnia aveva registrato perdite per 31,9 miliardi di yen (304,7 milioni di dollari).

Il risultato viene nonostante un aumento delle entrate del 15 per cento su base annua, per un totale di 1.460 miliardi di yen (13,9 miliardi di dollari) grazie al settore dell'e-commerce e del settore finanziario (carte di credito e altri metodi di pagamento).

La perdita è prevalentemente dovuta al lancio ad aprile 2020 del servizio di telefonia mobile in Giappone, che ha registrato un passivo per 2,1 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce il Nikkei Asia. L'azienda, tra l'altro prevede un peggioramento dei dati di questo servizio nel 2021. Rakuten è quarto in Giappone come numero di clienti in questo comparto con 2,5 milioni di clienti.

Il numero uno di Rakuten, Hiroshi Mikitani, dal canto suo, ha comunque escluso che la compagnia esca dal mercato della telefonia mobile. "Non abbiamo intenzione di restare in quarta posizione", ha assicurato l'amministratore delegato e presidente. "Rakuten - ha continuato - ha circa 22 milioni di clienti per quanto riguarda le carte di credito. Io voglio più utenti della telefonia mobile che carte".

Rakuten nacque nel 1997 subito dopo che Jeff Bezos, negli Usa, fondò Amazon. Per quanto i suoi servizi siano molto usati in Giappone, fuori dai confini nipponici non ha mai insidiato il rivale americano e, oggi, si trova dietro le spalle anche di competitor cinesi come Alibaba.

Lo sbarco nel settore della telefonia mobile rappresenta una grande scommessa voluta da Mikitani. La leva che Rakuten ha cercato di muovere per attirare i clienti è quella del prezzo più basso rispetto alle tre principali compagnie: NTT Docomo, KDDI e SoftBank. Tuttavia l'arrivo al governo del primo ministro Yoshihide Suga, che nel suo programma ha inserito come punto qualificante anche l'abbassamento delle tariffe, ha indotto anche i concorrenti più grandi a impegnarsi in una battaglia al ribasso sui prezzi.