Giappone pronto a “violare” parchi nazionali per energia geotermica

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Image from askanews web site
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Roma, 26 ago. (askanews) - Se c'è un luogo in cui i giapponesi amano andare a rilassarsi, queste sono le terme naturali, i cosiddetti "onsen". Ce ne sono ovunque: in tutto il paese sono circa 6mila e generano un giro d'affari che tocca i 10 miliardi di euro all'anno. D'altronde il Giappone, si sa, si trova lungo la cosiddetta Cintura di fuoco del Pacifico ed è ricco di fenomeni vulcanici. Semmai a stupire è il fatto che questa grande ricchezza geotermica non sia stata ampiamente sfruttata per produrre energia. Almeno finora, perché - a quanto scrive oggi il Nikkei - il governo di Tokyo avrebbe deciso di andare a cercare questa fonte energetica anche in parchi naturali finora intonsi.

In Giappone c'è un grande rispetto per la natura, non tanto per una mera sensibilità ambientalista che è parte di un patrimonio culturale più contemporaneo, ma per motivi religiosi, visto che i boschi, le montagne sono i luoghi in cui abitano miriadi di "kami", le divinità del sistema di credenze animistiche che oggi conosciamo con il termine di Shinto.

Ma circa l'80 per cento dei siti più promettenti per l'estrazione di energia geotermica sono ritenuti essere proprio all'interno di aree di pregio naturalistico e parchi nazionali. Per questo motivo governi che a lungo hanno puntato sull'energia nucleare e che, anche dopo il devastante incidente della centrale di Fukushima-1, ha continuato a scommetere su una riattivazione dei reattori fermati precauzionalmente, non ha finora prestato particolare attenzione all'opzione geotermica.

Secondo il Nikkei saranno una trentina i siti che verranno valutati durante un'esplorazione affidata al Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (METI). E questa volta il Ministero dell'Ambiente, che in passato ha fatto da argine ad ambizioni geotermine, sembra orientato a lasciar fare. Lo stesso giovane ministro Shinjiro Koizumi ha chiarito di essere a favore dello sviluppo delle risorse geotermiche.

A spingere in questo senso sono anche gli ambiziosi impegni che il primo ministro Yoshihide Suga ha fatto assumere al paese in termini di riduzone dei gas serra. Il Giappone punta a ridurre le emissioni del 46 per cento entro il 2030 e arrivare alla decarbonizzazione entro il 2050.

Nel mix energetico giapponese, in vista di questo obiettivo, l'esecutivo prevede che la geotermia fornirà l'1 per cento della produzione di elettricità entro il 2030. Nel 2022 il METI chiederà che siano destinati 18,33 miliardi di yen (142 milioni di euro) per l'esplorazione e sviluppo di fonti geotermiche.

I tempi sono piuttosto stretti: dalla scoperta della fonte energetica all'entrata in produzione solitamente passano circa otto anni e quindi si è al limite per arrivare in tempo al 2030.

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