Gigi Baggini: il colpo di genio di Ugo Tognazzi e Antonio Pietrangeli

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Stefania Sandrelli e Ugo Tognazzi in
Stefania Sandrelli e Ugo Tognazzi in

Alessandro Haber, eccellente attore teatrale e cinematografico con un grande talento anche da cantautore, ha da poco scritto una strepitosa autobiografia edita da Baldini+Castoldi. La sua vita sembra un romanzo. Dall’infanzia nella Tel Aviv di inizio anni ’50, passando per l’adolescenza in Emilia, fino alla maturità a Roma, tra palcoscenico e set. Sempre con un unico chiodo fisso: fare l’attore. E Haber lo mette in chiaro fin dal titolo del suo libro: “Volevo essere Marlon Brando (ma soprattutto Gigi Baggini)”.

Chi sia Marlon Brando lo sanno anche i sassi e per chi ancora non lo sapesse azzardiamo la seguente definizione: il più grande attore di tutti i tempi. E Gigi Baggini? Si tratta di un personaggio interpretato da Ugo Tognazzi in quel capolavoro del cinema italiano che è Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (da vedere e rivedere su Rai Play o su Amazon tv). Una prova da applausi che dura una decina di minuti ma sufficiente a Tognazzi per vincere il Nastro d’argento. Gigi Baggini è un attore in disgrazia, un guitto dello spettacolo in cerca di lavoro a una festa romana in cui viene premiato un attore (un perfido Enrico Maria Salerno) che racconta di aver lanciato lui stesso. Il povero Baggini viene preso in giro da tutti. Ridicolizzato mentre millanta di aver rifiutato le avance addirittura di Ava Gardner. E rischia quasi un infarto quando viene costretto a mettere in scena davanti a tutti un ballo grottesco, ovvero l’imitazione di un treno che parte dalla stazione.

Una scena indimenticabile che Haber nella sua autobiografia ricorda così: “E’ talmente drammatica che racchiude tutto il suo fallimento d’attore e la cattiveria di chi gli sta intorno, eppure lui è felice di ballare per gli altri, di farsi prendere per il culo, c’è il dolore ma anche la speranza che quel balletto lo porti a diventare qualcuno (...). E’ così struggente che mi commuove”. Tognazzi nell’interpretare Baggini è in uno stato di grazia tale da mettere quasi in secondo piano il rozzo impresario impersonato da Nino Manfredi e la protagonista, una splendida Stefania Sandrelli, nei panni di una ragazza di provincia arrivata nella capitale per trovare un posto nel mondo dello spettacolo.

Io la conoscevo bene è un film del 1965, l’ultimo completato da Antonio Pietrangeli che morirà tre anni dopo in un incidente in mare mentre è sul set. Si tratta di un’opera di rara bellezza dove il regista romano arriva ai livelli massimi della sua specialità: il ritratto di personaggi femminili, con tutte le loro fragilità e idiosincrasie. Impossibile infatti dimenticare le simpatiche e malinconiche prostitute di Adua e le compagne e la Pina de La visita, forse la miglior interpretazione di Sandra Milo. Rimane un rimpianto, la sua morte prematura. Perché Pietrangeli, seppure oggi quasi dimenticato, ha tutti i gradi per stare nello stesso posto dei mostri sacri della commedia all’italiana come Mario Monicelli e Dino Risi.

Volevo essere Marlon Brando (ma soprattutto Gigi Baggini) Baldini+Castoldi (Photo: Baldini+Castoldi)
Volevo essere Marlon Brando (ma soprattutto Gigi Baggini) Baldini+Castoldi (Photo: Baldini+Castoldi)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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