Giletti con 'Non è l'Arena' su La7 di mercoledì: "Lascio la domenica, sono masochista..."

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Riparte da domani, mercoledì 29 settembre, lasciando il 'territorio' familiare e amico della domenica per passare a quello ignoto e ostile del mercoledì, Massimo Giletti con 'Non è l'Arena' sempre in prime time su La7, prodotto da Fremantle, ma con una nuova collocazione nel palinsesto settimanale. "Sarà una nuova sfida e non è mai semplice rimettersi in gioco", è la consapevolezza che dimostra il conduttore, presentando la nuova edizione al Maxxi, il Museo delle Arti del XXI secolo a Roma. "Al mercoledì, il programma durerà un'ora in meno rispetto alla precedente collocazione domenicale e con lo stesso staff potremo lavorare più approfonditamente per le nostre inchieste specifiche, sul campo", spiega.

Passando dalla qualità del programma alla quantità dell'audience, Giletti pone personalmente la sua asticella attorno al 4,5% sperando con il tempo di raggiungere quota 5% di share: "Anche la scelta fatta allora di andare in onda la domenica era sembrata folle... - ricorda - Poi, abbiamo fatto il 7% di share. E ricordo anche che Floris passando da Rai3 a La7 con il suo programma, pur mantenendo il martedì come giorno di messa in onda, passò inizialmente dal 13% al 4,38% per poi crescere regolarmente. In questo periodo - aggiunge Giletti - tutti i talk fanno fatica, noi ci scontreremo spesso anche con le partite di calcio, difficile vincere il mercoledì quando sulla Rai ci sarà Italia-Spagna... Vedremo da qui a dicembre come andrà, sono un masochista a lasciare la domenica per il mercoledì ma anche fiducioso sul livello che si potrà raggiungere".

Giletti respinge al mittente l'accusa di fare del giornalismo o della televisione 'populista': "Se proprio mi si vuole etichettare, allora si dica che io sono un eretico, nel senso letterale del termine ovvero alla ricerca della verità, che poi si può raggiungere oppure no; e nel farlo mi piace dare la parola a tutti, non negarla a nessuno e a nessuna opinione, ospitandola e magari contrastandola. E poi: è populismo inoltrarsi nel territorio dei Casamonica a Roma oppure dentro Corleone? E' populista far nascere il caso delle scarcerazioni e arrivare a impedirle, ottenendo anche dimissioni e rimozioni illustri? E' populismo proporre, come faremo domani, lo scandalo di mascherine non protettive ancora in uso presso ospedali italiani? Se questo è populismo, allora io sono populista. Ma la verità è che abbiamo fatto cose che altri non hanno fatto: queste sono battaglie vere e vere inchieste, che dimostrano come il re sia nudo!".

Quanto alla politica, "mi chiesero di candidarmi in Puglia, poi a Torino e mi hanno anche cercato come sindaco di Roma, il che racconta di una debolezza dei partiti, in cerca di volti: Santoro, Gruber, Del Debbio, Badaloni, Marrazzo... quindi non è strano che cerchino anche Giletti. Ora no, in futuro vedremo", lascia la porta aperta il conduttore di 'Non è l'Arena'. Per l'immediato, "Draghi sa gestire la barca in tempi difficili e spero che non vada al Quirinale ma resti alla guida del governo fino al 2023 quando scadrà la legislatura", è il suo auspicio.

(di Enzo Bonaiuto)

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