Giocampus, l'educazione alimentare si impara a scuola con un gioco

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Roma, 1 set. (Adnkronos Salute) – A scuola, giocando, i bambini riescono ad apprendere concetti importanti sull’alimentazione e sono più aperti a sperimentare nuovi gusti. Lo dimostra 'Giocampus', progetto educativo attivo a Parma da 20 anni e nato da una collaborazione pubblico-privato promossa, tra gli altri, da Barilla. “Il cibo è gioia e la gioia è piacere ma anche conoscenza, specie per il bambino. A tavola tutti i cinque sensi sono coinvolti e giocano un ruolo importante, dal palato alla vista, ma le scelte alimentari sono anche strettamente legate alla cultura”. Così Francesca Giopp, esperta di Educazione Alimentare di Madegus (Maestri del gusto) e docente di Nutrizione ad Alma – la Scuola internazionale di cucina italiana del team multidisciplinare riunito dal Gruppo Barilla nel quadro del ciclo di incontri “Let’s talk about food & science” – iniziato nel 2021 – e composto anche da Elisabetta Bernardi, divulgatrice scientifica e Nutrizionista dell’Università di Bari e Carol Coricelli, ricercatrice in Neuroscienze cognitive della Western University di London in Canada.

“All’interno dei laboratori e dei corsi di nutrizione – spiega Giopp- promuoviamo la diffusione di un messaggio fondamentale: quel che è buono da mangiare è anche buono anche da pensare, e la pasta è un chiaro esempio di come si possano conciliare esigenze sensoriali e nutrizionali in un unico piatto. L’approccio di Madegus prevede l’insegnamento dell’educazione alimentare su basi scientifiche attraverso il metodo del ‘learning by doing’, rendendo l’apprendimento stesso un gioco. In questo modo contribuiamo alla nascita di una nuova generazione di cittadini, meglio istruiti sugli stili di vita che promuovono la salute”.

La scienza ha dimostrato che nei bambini il gusto si forma da prima della nascita, influenzato dall’alimentazione della mamma in gravidanza. Un gusto che continua ad evolvere nel corso della vita e che è importante educare gradualmente fin dallo svezzamento. A volte un rapporto difficile con il cibo ha origine proprio nei primi, cruciali, anni di vita e di formazione del gusto.

Se il piacere di mangiare sano si impara a scuola, a casa si esercita. Per questo gli esperi invitano i genitori a dare il buon esempio: non si può pretendere che il figlio mangi la verdura se i primi a non consumarla sono proprio la mamma e il papà. “Per supportare i genitori nel trasmettere una buona educazione alimentare i più piccoli, Madegus ha ideato un’App che propone ricette nutrizionalmente bilanciate in base a quanto consumato a mensa dal bambino a pranzo – spiega Giopp – Per ogni sera propone tre diversi menù ideati per bilanciare nutrizionalmente i pranzi che i bambini fanno a scuola, e sette colazioni e merende diverse per poter variare ogni giorno. Si tratta di un modello educativo innovativo ed esperienziale, basato sull’eccellenza della ricerca scientifica universitaria e rivolto ad individui, ma anche aziende ed istituzioni, che desiderano attuare specifici progetti formativi in ambito food”.

Una recente indagine di Nomisma dimostra che il buon cibo ha la capacità di migliorare il nostro umore: per il 66% degli italiani il cibo è soprattutto piacere, soddisfazione e felicità. Esiste infatti un meccanismo nel cervello che stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la visione e quelli che regolano l'appetito. “È scientificamente provato che mangiamo con gli occhi. Gli aspetti sensoriali sono importanti per definire la nostra propensione verso un determinato alimento. Visione e colore contribuiscono alle nostre preferenze alimentari – osserva Coricell – Attraverso tecniche di neuroimmagine, quali la risonanza magnetica funzionale, è stato dimostrato che guardare immagini di cibo attiva le aree del gusto del nostro cervello”.

Un’ulteriore evidenza di quanto siano fondamentali gli aspetti sensoriali nella definizione del gusto è stata ottenuta anche grazie allo studio ‘Food color is in the eye of the beholder: The role of human trichromatic vision in food evaluation’, durante il quale le persone hanno dovuto valutare il cibo in base al loro colore (rosso o verde). Dall’esperimento è emerso che i cibi rossi sono ritenuti più ad alto contenuto calorico, mentre i verdi sono associati a poche calorie. Tra i due gruppi di alimenti, i rossi erano quelli che più attiravano i soggetti coinvolti nell’esperimento. Questo è stato spiegato dal fatto che il colore rosso rimanda ai cibi più nutrienti (ad esempio, sappiamo che la frutta quando è rossa è più matura, mentre, i verdi (come le verdure) a quelli più salutari.