Giochi, Bva-Doxa: "Distanziometri e limiti orari no disincentivi, 88% cerca alternativa"

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Si è tenuta oggi martedì 29 ottobre alle 18.00 a Roma, presso la sede di Bva-Doxa, la tavola rotonda con tema “Gli effetti del distanziometro e dei limiti orari”. L’incontro a porte chiuse, promosso da Bva-Doxa, ha coinvolto esponenti delle istituzioni ed esperti del settore con l’obiettivo di fare il punto sull’applicazione delle normative vigenti in alcune Regioni e mettere in luce quali sono le conseguenze concrete che tali provvedimenti hanno portato, sviscerando il fenomeno da molteplici punti di vista: quello giuridico, quello comportamentale, quello politico/sociale. 

Moderati da Sonia Biondi, responsabile della sede di Roma di Bva-Doxa ed esperta del settore in quanto da anni impegnata nell’analisi e lo studio dei comportamenti del giocatore, hanno partecipato al dibattito il Dott. Maurizio Bernardo, già Presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, il Dott. Domenico Faggiani, Coordinatore Nazionale gioco patologico ANCI, l’Avv. Luca Giacobbe, Fondatore dello studio legale Giacobbe, Tariciotti e associati, il Prof. Luciano Monti, Direttore scientifico Fondazione Bruno Visentini e Professore della Luiss e il Dott. Riccardo Pedrizzi, già Presidente VI Commissione Permanente Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica. 

Dal confronto è emersa una opinione condivisa, e supportata dai risultati emersi dagli studi e ricerche dei diversi osservatori: la sostanziale inefficacia di strumenti quali distanziometro e limiti orari imposti in ormai quasi tutte le regioni come disincentivanti al gioco. Dai dati emersi, risulta che la maggior parte dei giocatori, di fronte all’ipotetica chiusura di un negozio di gioco, il più delle volte cerca un’alternativa, che sia un altro punto vendita o il gioco su internet.  

Grazie a uno studio condotto sul territorio italiano da Bva-Doxa, e presentato da Sonia Biondi, si è messo in luce come l’ipotetica chiusura dell’esercizio abituale non rappresenta un ostacolo rispetto al continuare a giocare, la consuetudine, oramai familiare, del giocatore non sembra contemplare la rinuncia al proprio ”momento di svago. Solo il 12% infatti dice che smetterebbe di giocare (in generale o a quel gioco specifico)”. 

“L’alternativa che viene preferita è quella di “spostarsi su un altro bar/sala/tabaccheria” (65%); tale soluzione si rivela pienamente in linea con le abitudini dei giocatori che – nonostante siano piuttosto legati ad un luogo specifico – si trovano spesso ad avere delle locations alternative (per esempio nelle vicinanze del lavoro oppure limitrofe a casa) nelle quali saltuariamente si recano anche se non sono quelle preferite. O, ancora, in caso di chiusura del punto vendita passano a giocare on line, spinti prevalentemente da quelle caratteristiche di immediatezza ed accessibilità che la fruizione on line mette a disposizione dei suoi utenti (29%).” 

Ma, oltre il tema della distanza, quello che chiedono a gran voce i giocatori, laddove intervistati attraverso tecniche in profondità, è che i media vengano sensibilizzati verso un maggior rispetto di chi gioca per divertirsi, per puro intrattenimento e svago, che sono – come ben emerge dai dati della ricerca - la stragrande maggioranza di chi gioca. – continua Sonia Biondi - “Gli intervistati dichiarano infatti di essere stanchi di questa continua stigmatizzazione, e accostamento a quella percentuale minore di persone problematiche, in cui non si riconoscono e con la quale non vogliono essere confusi. Il gioco è evasione, passatempo, diversivo, ed anche un momento sociale, ed è secondo loro questa parte positiva che andrebbe evidenziata e divulgata per educare al vero gioco responsabile.” 

Marginalità sociale e ghettizzazione sono le keyword del Professor Luciano Monti, che nel suo intervento sottolinea che “mettere al bando il gioco legale con una misura protezionista tale da stringere e costringere i giocatori problematici e patologici ai confini delle città, non suona come una politica sociale. la più concreta arma contro il gioco patologico non consiste nel nascondere il fenomeno nelle periferie ma, innanzitutto, potenziare gli investimenti nell’educazione e cultura nelle scuole e nella prevenzione e assistenza da parte dei SerD. Con ciò si intende anche avere uno sguardo lungimirante al futuro, in cui sarà sempre più ampio il mercato del gioco online, che, per ovvia natura, sfugge a provvedimenti di carattere fisico”.  

L’avvocato Luca Giacobbe a sua volta, sottolinea che “il settore del gioco legale in Italia ha un alto grado di complessità dovuto alla varietà degli attori coinvolti – lo Stato, gli enti locali, i giocatori, le aziende, gli addetti – all’ampiezza dell’offerta di gioco, ai rischi di compulsività e di infiltrazioni criminali. La normativa emanata negli ultimi anni dagli enti locali che ha riguardato l’introduzione di distanziometri e di limiti orari fortemente penalizzanti per gli operatori legali e i provvedimenti dei governi che si sono avvicendati negli ultimi anni finalizzati solo a inasprire la pressione fiscale del settore appaiono ispirati proprio dalla necessità inversa di dare risposte semplici ed immediate e che si sono rivelati alla prova dei fatti scarsamente efficaci.” 

Molto centrata sulla lotta all’illegalità è la riflessione del Senatore Riccardo Pedrizzi che spiega: “Molte Regioni tendono a rinviare, l'applicazione del “distanziometro” per la consapevolezza dell'impatto sull'occupazione e per la inevitabile moria di moltissimi operatori. Ma tendono a sottovalutare lo spazio che si espande per il gioco illegale in presenza di una eccessiva compressione di quello legale. Per questo è giusto lanciare l'allarme proprio sulla recrudescenza del gioco illegale gestito dalla malavita e dalla criminalità organizzata”. Siamo consapevoli che l'attenzione sociale al mondo dei giochi si è accresciuta e di converso è cresciuta la richiesta di una regolamentazione trasparente, semplice, efficace, per sostenere le aziende e gli operatori del settore e per debellare il fenomeno del gioco illegale. Per tale motivo la lotta al gioco clandestino deve rappresentare un obbiettivo prioritario, non solo e non tanto per la salvaguardia degli interessi erariali, ma soprattutto per tutelare la salute pubblica, per battere l'illegalità, la criminalità organizzata e tutte le forme di attività che inquinano e rendono poco trasparente il gioco, esponendo i cittadini a rischi. La lotta e il contrasto di tali attività si realizza quindi anche con un'estensione massima del controllo di legalità e di trasparenza della gestione e dell'organizzazione dei giochi, e non con il divieto di vendita, con l'aumento di imposizione fiscale e con il rialzo sui prezzi”. 

Maurizio Bernardo ha sottolineato quanto sia indispensabile un confronto costruttivo fra tutti gli attori coinvolti (politica, istituzioni, operatori del settore, enti locali) nell’ottica di armonizzare la normativa e uniformarsi agli standard internazionali, di equilibrare le esigenze di tutela dell’ordine e della salute pubblica con la necessaria sopravvivenza del gioco made in Italy che, per la sua regolamentazione articolata e complessa, è preso a modello in Europa. L’approccio schizofrenico e proibizionistico impedisce di fatto la salvaguardia di una industria che non solo contribuisce all’economia del paese ma che rappresenta, soprattutto sul territorio, il primo presidio di legalità. “Vi è un evidente vuoto informativo, una coltre di fumo che rende estremamente difficoltosa la comprensione delle dinamiche di questa industria, del suo funzionamento. Bisogna lavorare insieme per diffondere una cultura del gioco responsabile, condizione necessaria in primis nella lotta contro i comportamenti patologici.” 

A chiudere l’incontro è stato Domenico Faggiani che ritiene sia necessario procedere ad un riordino di tutta la normativa in materia di gioco pubblico. “Un riordino che preveda: una riduzione e riqualificazione di tutta l’offerta di gioco; La riduzione dell’offerta può essere effettuata attraverso un contingentamento, riprendendo la proposta contenuta nel documento approvato in sede di Conferenza Unificata nel mese di settembre 2017, con ripartizione fra le regioni e, di conseguenza, al loro interno. Ai comuni il compito di programmare la distribuzione, nel proprio territorio, dell’offerta di gioco, evitando eccessive concentrazioni e/o collocazioni inadeguate. Lo strumento delle distanze andrebbe introdotto nella distribuzione dell’offerta, seguendo criteri simili a quelli previsti dalla legislazione in materia di rivendite di tabacchi. Le decisioni, poi, sugli orari, di competenza degli enti locali, dovrebbero essere coordinate a livello territoriale, con il coinvolgimento di Adm, Questura e Guardia di Finanza, cioè di coloro che sono preposti ai controlli.”