Gioco d'azzardo e mafia, sequestrati 10 milioni a imprenditore

Cro/Ska

Roma, 9 gen. (askanews) - I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione, questa mattina, ad un decreto di sequestro di beni nei confronti di D.L.V., classe 60, per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Nel dettaglio, la complessa attività investigativa - disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia peloritana - trae origine da mirati approfondimenti sviluppati dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, con specifico riferimento al redditizio settore del gioco e delle scommesse, segnatamente d'azzardo.

L'uomo, noto imprenditore locale, risultasse tra gli elementi apicali di un'importante quanto strutturata consorteria mafiosa, egemone nella zona sud di Messina, dedita al sistematico ricorso a metodi violenti per imporre, anche con atti estorsivi, la propria posizione di monopolio nello specifico settore, notoriamente di interesse delle mafie.

Nel merito, dopo una minuziosa ricostruzione storica del profilo soggettivo di L.V., anche valorizzando i numerosi procedimenti penali in cui risultava coinvolto sin dalla fine degli anni '90 (da cui invero usciva assolto), venivano rilette in un'ottica nuova le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, attestando come il medesimo avesse, nel tempo, acquisito il ruolo di riferimento del clan Trovato nella gestione delle bische clandestine, in una prima fase, per poi evolversi nella distribuzione dei videopoker, in tempi successivi. Dopo la disgregazione dell'originaria compagine associativa per via della carcerazione dei capi e del percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da altri, L.V. assumeva un controllo pressoché esclusivo delle attività illegali della famiglia, costituendone il punto di riferimento "imprenditoriale" e facendo da contraltare al ruolo "operativo" ricoperto dai fratelli Trovato.

Sul punto, quindi, dopo circa due anni di indagini, nel febbraio 2018, poi confermata in appello a gennaio 2019, interveniva sentenza di condanna a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, violenza privata, gioco d'azzardo, reati fiscali, usura e lesioni.

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