Giorgetti propone una Costituente per le riforme. Renzi ci sta, cauti M5s e Pd

Messa a punto la prima tranche di riforme costituzionali per controbilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari, la maggioranza di governo si prepara ad affrontare il capitolo più spinoso del documento di impegni sottoscritto lo scorso ottobre: la legge elettorale. I giallorossi si riuniranno mercoledì pomeriggio (l'orario indicativo è stato fissato alle 15, salvo rinvii dell'ultima ora) per avviare il confronto sul nuovo sistema di voto, ma si tratterà, viene subito chiarito, solo di un primo giro di tavolo, nulla di più. Di certo, al momento, c'è unicamente il metodo che le forze di maggioranza intendono seguire: una mediazione che porti ad una posizione condivisa, senza fughe in avanti nè tantomeno strappi.

Sarebbe deleterio, viene osservato, se la maggioranza si spaccasse sulla legge elettorale, concordano diversi esponenti delle forze politiche che sostengono l'esecutivo, tanto più in un momento delicato dove il governo è stretto tra manovra e ex Ilva. La base di partenza è un sistema proporzionale ma con dei forti correttivi (tra le ipotesi in campo la soglia di sbarramento al 5% o un doppio turno nazionale con possibile apparentamento).

La proposta di Giorgetti

La strada però sarà lunga, è la previsione fatta dai più. E mentre la maggioranza si appresta ad aprire il secondo capitolo delle riforme concordate, a sparigliare le carte arriva la proposta di Giancarlo Giorgetti di dar vita a un tavolo comune sulle riforme, una sorta di Costituente, per riscrivere tutti insieme le regole del gioco. Proposta che piace al sindaco di Milano Beppe Sala e che viene subito accolta da Matteo Renzi, pronto a sedersi al tavolo.

Le parole dell'ex sottosegretario leghista, però, lasciano freddo il governo e, soprattutto, i 5 stelle, così come la maggioranza del Pd, anche se c'è chi apre spiragli al dialogo.

"Sarò felice di ascoltare le proposte di Giorgetti", osserva il ministro pentastellato Federico d'Incà, ma "quello di cui ha bisogno il Paese oggi è la stabilità" e solo l'attuale esecutivo, con le riforme messe in campo e da mettere in campo, saprà garantirla, è la convinzione. Giorgetti, nell'illustrare la proposta ("Interesse dell'Italia è che questo governo non vada avanti, ci si mette d'accordo per cambiare le 4-5 cose necessarie, magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere") precisa subito di non aver condiviso l'idea con il proprio leader: "Dico semplicemente, non autorizzato da Matteo Salvini, che in questo momento parlerei con gli altri partiti, dicendo: 'scusate, ma sediamoci a un tavolo per cambiare il gioco e per dare un governo decente a questo Paese'".

Un'ipotesi che, sottolineano fonti leghiste, non necessariamente contrasta con la linea del partito, che è quella delle elezioni anticipate. Anche se, come del resto dimostra la proposta di referendum, è in corso una riflessione sul sistema elettorale, con una preferenza per il maggioritario. Sul punto Giorgetti stesso è categorico: "Se si fa una legge elettorale proporzionale questo paese è spacciato".

La reazione della Lega

Da via Bellerio si definisce la proposta dell'ex sottosegretario come "una suggestione", utile per "smuovere le acque" ma non un "progetto politico definito". Per il primo cittadino di Milano "il nostro Paese merita una stagione di riforme: senza riforme radicali non si va da nessuna parte". Quindi, "credo che la proposta di Giorgetti possa aver senso", dice Sala.

Ma è soprattutto Renzi ad aprire subito all'idea del leghista: "Oggi Giorgetti lancia l'idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c'è", scrive su Twitter l'ex premier. Cauto silenzio e prudenza in casa dem, nonostante il capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, rilancia: "A Giorgetti proporrei intanto di iniziare a discutere di legge elettorale. Il Pd ha sempre sostenuto che più è ampia la condivisione sul sistema elettorale e meglio è. Per quanto mi riguarda, approvare un testo con il concorso anche della Lega sarebbe un'ottima cosa".

Certo, nessuno al Nazareno si tirerebbe indietro di fronte a un confronto ampio, tanto più sul sistema di voto, viene spiegato, ma la proposta Giorgetti al momento non attecchisce. Tra i dem - ma anche tra i pentastellati - per ora sembra prevalere la prudenza: "Giorgetti parla per sé o per la Lega?", è soprattutto l'interrogativo che rimbalza tra i deputati di maggioranza che si occupano del dossier riforme.