Giorgetti: “Vi spiego perché la Lega ha aperto la crisi d’agosto”

giancarlo giorgetti

L’ex sottosegretario leghista di Palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti, è pentito e amareggiata dalla scelta di matteo Salvini di aprire la crisi di Governo. “Facciamo l’opposizione. Poi se lei va in giro nei bar, nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, e sente cosa pensa la gente di questa cosa qua… Io penso che la politica sia andare in giro a testa alta. E se fossi stato un ministro oggi avrei avuto vergogna”. In un’intervista per La Stampa, Giorgetti ha deciso di chiarire le ragioni che hanno spinto la Lega a dichiarare a crisi ad agosto. Vediamole.

Crisi di Governo, Giancarlo Giorgetti

Uno dei primi motivi che hanno spinto Matteo Salvini a innescare la crisi di governo riguarda il premier, come rivela Giancarlo Giorgetti. “Conte – dichiara a La Stampa – ha cambiato pelle dopo le elezioni europee, se ne sono accorti tutti. Ha maturato la consapevolezza che o prendeva in mano lui la situazione o finiva male. E ha preso in mano lui la situazione, ha iniziato a fare il leader“. Inoltre, secondo l’ex sottosegretario, il nuovo governo non nasce da una “relazione amorosa”. “Pensi a una relazione amorosa e veda che conclusione ne trae” ha detto alla giornalista che lo ha intervistato.

Giancarlo Giorgetti esprime rammarico e delusione di fronte a una crisi di governo che si è rivelata un autogol per la Lega. I giornali, dice il sottosegretario, continuano “a ragionare con la logica de Palazzo”, la Lega, invece, è fatta “come gli altri”. Poi prosegue: “Io avrei potuto dire ‘faccio il commissario europeo’, come mi dicevano tutti, ’vai, guadagni un sacco di soldi’. No, io non potevo stare lì facendo finta di niente. No. Noi che ragioniamo in maniera semplice, magari ingenua, abbiamo detto ‘se una cosa non può andare avanti, non va avanti’. E dopo tu sei fesso perché fai così?”. Poi il pensiero di chiusura: “Sono 23 anni che sono qui dentro, ne ho viste di tutti i colori… Mi sembra tutto surreale: quelli che si mandavano affa…, ora si applaudono, e quelli che prima si applaudivano, adesso si mandano a quel paese…”.