Giorgia Meloni affronterà la fase più difficile della storia della repubblica italiana

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Giorgia Meloni, da leader di partito di Fratelli d’Italia e della coalizione del centrodestra, ha riconosciuto che il prossimo governo si troverà ad affrontare quella che è forse la fase più difficile della storia della Repubblica italiana.

Giorgia Meloni è pronta ad affrontare la sfida più difficile della storia della politica italiana

Il nuovo esecutivo dovrà ricostruire tutto ciò che la pandemia e la guerra hanno direttamente ed indirettamente distrutto. Dalla ripresa economica al contrasto all’inflazione, dal caro bollette alle relazioni internazionali sempre più difficili sullo scacchiere geopolitico mondiale. Queste sono le “prove del 9” del centrodestra e la Meloni vuole che tutti siano lucidi. Andando nel concreto, la maggioranza si è riunita e ha dato mandato alla leader di FdI di formare il nuovo governo.

Meloni sul totoministri

Dopo tre ore circa di incontro, Giorgia Meloni è uscita soddisfatta dalla riunione dell’esecutivo nazionale e a coloro che davano per spaccato il centrodestra ha detto che si sbagliavano. Ciò che ha fatto pensare a probabili malumori nella colazione vincitrice delle elezioni, è stata la presunta assegnazione dei ministeri. Tra chi chiedeva gli Interni e chi la Salute, Giorgia Meloni ha sempre detto di voler optare per figure tecniche e non politiche. La leader di FdI cercherà di rispettare le volontà di tutti ma, per rispetto istituzionale e non dei singoli partiti, i nomi saranno fatti prima a Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana. Tutto ciò che uscirà fuori dal cilindro saranno solo semplici supposizioni.

Politica interna ed estera

E la linea politica? Giorgia Meloni non si discosta minimamente da ciò che ritiene prioritario, tanto da far già parlare tutti del primo Decreto Meloni. Le famiglie e le imprese italiane sono in ginocchio, dunque, ciò che è emergenziale adesso è il caro bollette, che va contrastato con ogni mezzo che lo stato ha a disposizione. Poi, passando alla politica estera, non è messa in discussione la linea europeista ed atlantista, tantomeno il sostegno all’Ucraina.